venerdì 16 novembre 2012

Emergenza maschio



Che ci siano donne stronze, è un dato di fatto.
Che ci siano donne molto stronze, è un altro dato di fatto.
Così come è un dato di fatto che ci siano donne violente. 

Questo per evitare fraintendimenti e rotture.
Ne parlavo giusto ieri con una compagna reduce dall’orale di Dottorato, che mi raccontava di una professoressa di studi di genere (!), che, parlando di donne e terrorismo, se n'è uscita con un: “ma come? Donne e terrorismo? Le donne, che sono così materne?”

Ebbene, anche le donne sanno essere violente, dirlo è talmente ovvio da rasentare il ridicolo.

Usare però questi assunti per affermare che in Italia c’è una “sensibilizzazione unidirezionale” della violenza e che la realtà che viene presentata riguardo la violenza di genere è “fondata esclusivamente su condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi”, non solo è ridicolo, ma è un attacco pericolosissimo a tutte le donne vittime di violenza (dove per “violenza” qui intendo tutto: dallo stupro alle botte, dalle minacce alle vessazioni, dalla costrizione al femminicidio) e a chi da anni lavora con e per loro.
È di questi giorni l’“Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile”, basata su un questionario anonimo on line e rilanciata da un consigliere dell’Assemblea Capitolina, Ludovico Todini, ex Fronte della Gioventù, uno dei protagonisti dei gruppi studenteschi di destra (che confluiranno qualche anno più tardi tra le fila giovanili di AN) (sic.) che con forte senso dello stato fa il Carabiniere che tra una percentuale sparata con forse troppa leggerezza e qualche numero sballato (io in matematica sono una pippa al sugo, ma lui sta peggio) ci spiega quale sia la vera piaga del paese: la violenza femminile sugli uomini.

Mi sono andata a leggere la ricerca e la cosa che colpisce immediatamente è la totale assenza di scientificità, ammessa peraltro –seppur mascherata da una non meglio specificata carenza sociale e strutturale- dagli stessi indagatori. 
Merita sottolineare che nello spiegare il perché della parzialità dei dati raccolti e delle evidenti carenze, si sia tirata in ballo l’indagine ISTAT del 2006 sulla violenza sulle donne (2006! Ci sarebbe da scrivere in massa a chi di dovere e far presente che da allora il numero dei femminicidi è aumentato e forse sarebbe il caso di aggiornarsi, ma tant’è), presentata ironicamente (sarà stata ironia voluta o è uscita così?) come uno sperpero di denaro pubblico: 


Infatti, mentre il lavoro dell’I.S.T.A.T. ha potuto usufruire di un considerevole budget per coprire l’acquisto delle utenze telefoniche di un campione rappresentativo, con relativa assunzione e formazione di 64 intervistatrici con contratto a progetto, oltre ai costi telefonici per decine di migliaia di chiamate telefoniche in tutta Italia, gli autori della presente ricerca non hanno potuto gestire alcun budget.


Fin dalle prime righe mi pare che –ammettendo la buona fede del ricercatore- sfugga un punto fondamentale: chi  si occupa di violenza di genere non nega affatto l’esistenza di donne violente, quindi parlare di violenza di genere non vuol dire in nessun caso negare che, come ho scritto sopra, esistano donne stronze, donne violente, donne maltrattanti.
La violenza di genere è in questo paese una vera e propria emergenza (per quanto il termine non mi piaccia): una donna ogni due giorni è uccisa in quanto donna. Stupri, molestie, botte non si contano nemmeno più e lo Stato risponde togliendo soldi ai Centri Antiviolenza, alle associazioni che si occupano di violenza sulle donne e non spende un euro in più per l'educazione dei ragazzi e delle ragazze per contrastare l'aumento della violenza di genere anche tra i giovanissimi.

Affermare che 


Viene trasmesso il messaggio che la violenza femminile non esiste, e se esiste è “lieve”, non suscita allarme. In ogni caso è legittimata, normalizzata, positivizzata, sdoganata persino sui media

non è altro che un ridicolo “buttarla in caciara”.

La violenza femminile non è negata, si ammette tranquillamente che può non essere lieve (mi vengono in mente le tante parole scritte da Sud De-Genere sulle donne di mafia) e la sua “normalizzazione”, casomai, viene da chi pretende ancora che le donne siano angeli del focolare, sempre mamme, naturalmente predisposte ai compiti di cura della famiglia (uomo-donna, manco a dirlo) e dei vecchi.
A questo proposito non posso dimenticare articoli deliranti sulla violenza delle donne manifestanti il 15 ottobre o delle donne No Tav, che con i loro corpi e con la loro forza lottano ogni giorno per la loro terra. 
La violenza femminile, più che normalizzata, mi pare invece che venga vista come un qualcosa di “folle”, di completamente anormale ed estraneo al femminile che ci hanno cucito addosso, qualcosa che esce dalle “regole” che la società ci impone in quanto donne: il sesso debole, Venere, la mamma. I "millenni di iconografia femminile" di cui parlava Il Corriere dopo gli scontri del 15 ottobre.

Una donna che attacca violentemente qualcuno è un’”isterica”, una “pazza”, a meno che non si difenda da un assalto, ma in quel caso l’ideale mediatico e –temo- sociale resta l'inarrivabile Maria Goretti.

Questa ricerca, che – come detto- non pare avere una seria pretesa di credibilità [L’unica fonte di informazioni è costituita dalle dichiarazioni degli interessati, pertanto non è possibile effettuare alcuna verifica attraverso atti giudiziari, referti medici, registrazioni audio-video o altri documenti]
sembra voler mettere  in un unico calderone cose talmente diverse tra loro da non potersi nemmeno incontrare. 

Insomma, come si può credere che il fatto che una donna non voglia fare sesso dopo i preliminari sia violenza sessuale (domanda B1: è capitato che una donna abbia iniziato con te i preliminari di un atto sessuale, per poi rifiutarlo senza fartene comprendere il motivo)? 

Quale violenza sessuale è dire “fatti una pippa ché io non ho voglia di fare sesso stasera” (domanda B4: è capitato che la tua partner ti abbia ironicamente invitato a “provvedere da solo”, perché lei non aveva voglia di avere un rapporto sessuale?)

Alla fine della presentazione dei risultati dell’indagine (vi consiglio di leggere le domande, alcune sono strepitose) si ammette candidamente quanto prima era solo accennato: ‘sta ricerca non ha niente di scientificamente valido:


Per completezza di informazione va detto che il contatore inserito sulla pagina web del
questionario ha registrato circa 1900 accessi, a fronte di 726 compilazioni Il cartaceo è stato distribuito in 1000 copie, delle quali 332 restituite compilate ai 3 somministratori.
Pertanto vi sono percentuali di uomini (61.7% per il questionario online, 63.1% per il cartaceo) che pur avendo visionato i contenuti dell’indagine non hanno ritenuto opportuno prendervi parte.
Non è dato di sapere se abbiano visionato la pagina web solo per curiosità, se non abbiano partecipato all’indagine per riservatezza, per mancanza di tempo, per la difficoltà nel riconoscersi vittime, per non aver mai subito alcuna violenza, o altro ancora.


Nonostante ciò, la spavalda conclusione è che


Con tutti i limiti quali/quantitativi evidenziati in precedenza, si rileva tuttavia come l’analisi dei dati raccolti smentisca la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza U>D sia la sola forma diffusa e quindi l’unica meritevole di contromisure istituzionali e di tutela per le vittime si è rivelata inattuale e non corrispondente alla realtà dei fatti.


Capito?
Metti un questionario on line, ci scrivi qualcosa intorno e olè! fine del problema. Non più violenza di genere, fine del femminicidio e vissero tutti felici e contenti.


---Aggiornamento---

Copio e incollo un bel commento di Pina Nuzzo (il grassetto è mio):

Solo un pensiero: ultimamente è un fiorire di studi, di teorie che avallano la rappresentazione delle donne come violente, da quando, nei rapporti sociali e interpersonali, le stesse pretendono di autodeterminarsi. Di non sottostare a ricatti sessuati. In tutte le coppie, in tutti i rapporti, c'è un problema e riguarda il potere; questo può degenerare in comportamenti aggressivi, violenti coercitivi. C'è però uno scarto, proprio della relazione tra i generi: l'uso del pene come arma. Il pene come metonimia: una parte per il tutto. Quindi parliamo pure di violenza e torture in tempo di guerra, di violenza e soprusi nei rapporti di coppia (in relazione ai figli, per esempio) ma lo stupro e l'annientamento dell'altra - il femminicidio - sono un altro genere di delitto. Il delitto su cui si rafforza il patriarcato.

4 commenti:

  1. ciò che è scritto alla fine della presentazione è che si dimostra che la violenza non sia UNIDERZIONALE, e non che non esista violenza sulle donne!!
    Inoltre, il pretendere che se qualcuno afferma di essere stato o maltrattato o violentato ci debbano essere atti giudiziari, referti medici, registrazioni audio-video o altri documenti, significa ignorare chi non ha denunciato certe donne, o chi non è andato all'ospedale, o chi non ne ha parlato con i suoi amici/amiche, o chi non ha ripreso la scena di nascosto. Eppure esistono ragazzi e uomini che sono stati ad esempio presi a morsi nonostante urlassero basta! ma perché uno non può dimostrarlo dato che si era in due allora non è da prendere in considerazione?

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  2. Quindi volete dimostrare che una donna stuprata picchiata o uccisa se l'è cercata perchè sicuramente ha provocato una risposta violenta.
    Complimenti, ancora più squallido e disonesto!

    Un uomo può e deve denunciare la violenza che subisce, qual'è il problema, cos'è che vi strugge? Perchè rimarcare che le donne ne subiscono troppa da chi dice di amarle vi fa rodere tanto? Per capire...
    Vedi, ad esempio ti informo che per ottenere una condanna servono le prove, quindi di che stai parlando? Ancora la cazzata che gli stupratori vengono condannati senza prove? Questi sono gli uomini che volete difendere e che ritenete rappresentanti del vostro sesso?

    E poi non raccontiamoci cazzate, perchè le domande del test sono pretestuose e lo sa chiunque è in grado di leggere.

    Barbara

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  3. Questo test è fatto coi piedi e non vale la pena perderci altro tempo, certo anche le donne possono essere violente, per svariate ragioni, ma il test fa ricadere nella categoria di "violenza" comportamenti che violenti non sono. Ciò detto, io credo che femminilità e mascolinità non siano concetti astratti ma formati concretamente dall'intreccio inestricabile di natura cultura e storia che caratterizza gli esseri umani, ma questo non toglie che siamo intellettualmente e moralmente pari nel bene come nel male

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  4. Posso? Veramente, provvedete da soli, vedo infatti che non siete capaci di usare altre funzioni corporee, tipo quelle mentali.
    Ecchévvolete fa', so' funzioni complesse, bisogna abituarsi da piccoli. Lola, mi andrei a cercare tutti quei rispettabili quotidiani che hanno dato spazio a questo delirio sul nulla e mi chiederei "perché?".

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