lunedì 30 aprile 2012

10%






"La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente... la mafia prende il pizzo, 10%..."
 
Non credo ci sia poi molto da aggiungere.
Il nuovo eroe dell'italiano medio è uno che sputa sui morti ammazzati dalla mafia.
Questa non è semplicemente "antipolitica": questa è merda.

venerdì 27 aprile 2012

Le simpatiche sparate di Giovanardi

Stefano Cucchi è morto perché drogato e anoressico.
Le lesbiche che si baciano è come se pisciassero in strada.
Non c'è stato nessun olocausto gay, anzi, i gay erano ai vertici del partito nazista.
Niente gay militanti nell'esercito.
Niente fecondazione eterologa. L'aborto, poi, fa piangere Gesù e quindi diamo due spicci a quelle sgualdrinelle così si tengono il bambino.
Una canna e una spada sono la stessa cosa: tutti in galera.
Niente matrimoni gay, che a noi ci piace solo la famiglia maschiofemmina, che procrea e va in chiesa ogni domenica.
Ikea mina la famiglia tradizionale.
Basta con i videogiochi froci come The Sims! Le unioni gay sono una cosa zozza e noi non le vogliamo manco finte.
L'adozione da parte di
Elton John non è un'adozione: è una mercificazione del corpo che favorisce il racket di semi e di bambini.

CHE ALTRO DEVE DIRE?

martedì 24 aprile 2012

Alzate la mano.











Questa gente non ha pudore né rispetto.

Fin troppo facile portare ad esempio la vita di uno qualsiasi di noi, poveri sfigati che si alzano la mattina per andare a lavorare, qualcuno in nero, altri a metà stipendio, altri ancora chissà se oggi guadagneranno qualcosa.
 Sarebbe facile raccontare a questa gente cosa voglia dire pagare l'affitto e poi stare coi termosifoni spenti per tutto l'inverno, perché il gas è aumentato: è la nostra vita.

L'eccezione di cui blatera Colli per molti suoi concittadini è mangiare la bistecca due volte a settimana o comprarsi un paio di scarpe nuove. 

È anche solo pensare di andare in vacanza, senza barca, perché noi manco nei sogni amiamo buttare i soldi.

Colli e quelli come lei meriterebbero di vivere un paio di mesi con uno stipendio di 1000 € e un paio di adolescenti a carico, con la lavatrice che si rompe e l'assicurazione della macchina in scadenza.

Poi, forse, potrà chiederci di alzare la mano.

lunedì 23 aprile 2012

Di provocazioni e piagnistei

Su una cosa Pierluigi Battista ha ragione: basta con le polemiche sul 25 aprile.

Una volta per tutte dobbiamo dire le cose come stanno, senza falsi pudori o timori di sorta: il 25 aprile non è una festa qualsiasi, ma è la giornata che celebra la liberazione del paese dal nazifascismo e chi oggi, a distanza di 67 anni, strizza l'occhio e tende la mano a movimenti e individui che ritengono che questa sia la giornata dei "traditori", dei "vili" e del "sacrificio dei ragazzi di Salò" non merita di condividere i nostri spazi.

Renata Polverini può battere i piedi in terra e piagnucolare quanto vuole, può scomodare chi vuole: lei non può essere la benvenuta.
Noi ci ricordiamo il saluto romano, abbiamo davanti la sua faccia felice a cavalcioni sullo striscione in curva nord insieme a gente che inneggiava alla "tigre Arkan", ci ricordiamo le battute sui tunisini, le sparate contro le "zecche" a Genzano e niente di tutto questo contribuisce a rendere una persona gradita su un palco antifascista.

Che poi, dopo quanto accaduto a Porta San Paolo nel 2010, niente mi leva dalla testa che l'accorata richiesta di intercessione di Napolitano da parte di Renata-zeccanuntetemo-Polverini sia solo una provocazione. 
Almeno si potrà piangere un po' su quanto sono cattivi e antidemocratici gli antifascisti e continuare ad ignorare il crescendo di aggressioni fasciste in città.

Dimentica Renata (e lo dimentica pure Battista) che nessuna autorità è stata invitata dall'ANPI al corteo di Roma, quindi c'ha poco da fare la vittima.

Battista, poi, dovrebbe chiedere scusa al "dirigente dell'Anpi che per dare brio a una ricorrenza che rischia di sbiadire decide di stabilire chi entra e chi esce", quantomeno per il rispetto che dobbiamo tutti a chi ci permette di dire anche una marea di stronzate senza rimetterci la libertà o la vita stessa. 

E sì, lo so che suona tanto retorico, ma basta aprire un buon libro di storia per ricordarsi che non è altro che il vero.


giovedì 19 aprile 2012

Diaz - Don't clean up this blood


Proprio un paio di giorni fa la Rai ha messo in onda Black Block e le storie di Diaz sono quelle del documentario. E sono le storie che ho sentito, che ho letto. E anche se i nomi dei macellai non sono quelli reali, ci vuole poco, se si è seguito quanto è accaduto durante e dopo il G8, a capire di chi stiamo parlando. Certo, mancava un -allora- presidente della Camera che stava passando una simpatica giornata in questura.

Io a Genova non c'ero e quindi non posso che riportare quello che mi hanno raccontato i presenti e informarmi più che posso.

Quello che voglio fare qui, è solo raccontare quello che ho provato guardando quel film, dopo aver tanto letto e dopo le ore di filmati visti e rivisti in questi dieci e più anni.

La rabbia che ho provato ascoltando i discorsi in questura, vedendo la polizia massacrare la gente nella Diaz e poi torturare e umiliare "i prigionieri" a Bolzaneto è stata la stessa di quei giorni. 
Ho avuto quella stessa terribile ansia che mi ha assalita tanti anni fa, alle scuole medie, leggendo La Casa degli Spiriti.
Il mio incubo peggiore è esattamente quello. Essere picchiata, portata in una caserma e umiliata, minacciata, picchiata ancora, senza sapere dove sono, senza poter dire ai miei dove mi trovo, senza sapere quello che mi succederà. 
Fino a quel luglio, il mio incubo parlava spagnolo. Era il Cile di Pinochet e l'Argentina di Videla, l'ESMA, i voli della morte, le indicibili torture.
Ma erano lontane e io ancora non sapevo che anche in Italia si torurava. 

Ed ecco che il mio incubo, la cosa che mi mette addosso un'ansia che arriva a togliermi il fiato è successa qui. 
In una città che ho conosciuto, a persone che potrei conoscere. E che dato il precedente e la voglia di silenzio che lo circonda da parte delle "autorità", potrebbe succedere ancora, magari stavolta proprio a me.

Il film ha -per me- il merito di  provare a raccontare quello che è successo senza indugiare troppo sulle vicende personali.
Visto Elio Germano, avevo il terrore che il film sarebbe stato la sua storia a Genova, invece si segue qualche figura principale nella sua esperienza, senza voler indagare troppo sul vissuto di ciascuno. Gente normale che si rtirova in una situazione terrificante.

Un paio di cose però mi hanno lasciata perplessa.

[Aho, vi avverto, vi levo un paio di "sorprese", quindi se come me non volete sapere niente del film che state per vedere, smettete di leggere]

Il poliziotto in fondo buono, che urla "basta!" ai suoi dopo aver incontrato lo sguardo terrorizzato e la maschera di sangue della ragazza tedesca.
Boh, mi è parso una specie di "contentino" per le forze dell'ordine, come dire "no, ma alla Diaz c'erano anche i buoni". 

E poi i due black block francesi, che la mattina dopo il massacro entrano nella Diaz e trovano solo sangu e devastazione. La nuova "consapevolezza" mista a senso di colpa di lui: "cercavano noi" non mi convince, ma tant'è.

Quello che però mi ha colpita di più, paradossalmente, non è stato il film, non le botte, non il sangue, non le urla.
Ma la sala.
Eravamo pochi, una quindicina.

Accanto a me, una ragazzetta che ha visto buona parte del film accucciata sulla poltrona nascondendosi il viso con le mani.  Davanti, una coppia e un ragazzo. Dietro, un'altra coppia, adulta, che ogni tanto sussurrava "non ci credo, non è possibile".

Quando il film è finito e sono partiti i titoli di coda, gli altri si sono alzati, ma la sala era come insonorizzata. Non un fiato, nessun commento, nemmeno un colpo di tosse.

Io e i tre davanti siamo rimasti ai nostri posti, immobili, gli sguardi fissi sui titoli di coda.
Immobili.
La ragazza si è alzata per andare in bagno e lui è rimasto seduto, con la mano sugli occhi qualche minuto.
L'altro, anche lui  come me al cinema solo, s'è alzato sospirando, dopo aver visto buona parte del film con la mano sulla bocca e i nostri sguardi si sono incrociati. 
Anche lui aveva gli occhi lucidi.

Alla ministra Cancellieri, che aveva detto che “il Paese ama molto le forze dell’ordine, però è giusto, che mi vada a documentare perché tanto più si conosce, tanto meglio si fa” vorrei chiedere cosa ha fatto negli ultimi anni, dove li ha passati. Che faceva lei durante i processi, che faceva quando ci si chiedeva come mai in Italia non sia previsto il reato di tortura o quando ci si incazzava perché tutto il prescrivibile è stato prescritto e per il resto ci stiamo attrezzando?
A chi è sconvolto o incredulo da quanto ha sentito/letto/visto mentre stava per uscire Diaz vorrei dire la stessa cosa: dove eravate?
Possibile che non vi sia mai capitato di leggere niente? 
Di aver visto qualche fotogramma in internet?


venerdì 13 aprile 2012

UDIcheSIAMO- sit in contro la violenza

 
http://www.udichesiamo.org/

Lettera alle sorelle di UDIcheSIAMO

Care tutte,
a mente fredda faccio un paio di considerazioni sul sit in di Roma.
E' vero, il tempo è stato infame e solo chi conosce Roma sa come sia difficile muoversi qui quando piove per ore in quel modo (sì, proprio così, manco fossimo nel terzo mondo...), ma quelle che sono state con noi a Montecitorio sanno anche quanto è bello ritrovarsi tra donne per qualcosa che ci riguarda tutte.

Alcune presenze sono state quasi "scontate": quelle donne ieri non potevano essere altrove. 
Noi donne UDIcheSIAMO, per esempio. E le mie amiche Sabrina e Carola, che hanno solo bisogno di "luogo e ora" per esserci.
E altre donne incontrate grazie alla rete, che hanno dimostrato che alle parole possono e devono seguire i fatti. 
Altre sono state per me una bellissima sorpresa, penso in particolare ad un'amica che non vedevo da più di un annoe che si è messa sul bus per essere presente, nonostante la pioggia, il freddo e i mille impegni che ciascuna di noi ha.
So che è brutto da dire, ma ormai mi conoscete un po' e avrete capito che non riesco ad evitare la polemica: anche alcune assenza sono state una conferma. 
Sono state quelle assenze che mi avevano fatto scrivere che è ora di "uscire di casa, spegnere il pc".

UDIcheSIAMO vuole "usare la dimensione virtuale per promuove un incontro reale" e penso che la grande partecipazione a questo evento in tutto il paese sia il segno che ci stiamo riuscendo. 
Penso a Giulia di Parma, che ha portato in strada venticinque persone, senza essere appoggiata da nient'altro che dalla sua passione e qualche amica o a Barbara di Massa, che si è spesa in prima persona e dal primo momento.

Certo, la strada è ancora lunga e non facile, ma so che andremo avanti.

Sono stata melensa al punto giusto, quindi vi bacio tutte e a presto.

giovedì 12 aprile 2012

Io e SNOQ. Ancora mai.

Ho parlato altre volte del mio non rapporto con SNOQ.
Sin dall'inizio quel movimento mi è sembrato un modo paraculo per cercare voti e criticare un (peraltro criticabilissimo) governo machista e volgare più di altri, ma non unico nel suo genere. 
L'idea poi che mi stesse invitando in piazza chi di solito mi censura e non mi ascolta, per difendere "la dignità delle donne", mi ha dato immediatamente l'orticaria.

Lo avevo detto subito, in effetti. Sono una donna coerente, io, tocca prenderne atto.
Perché non mi piace affatto l'idea che "per la dignità delle donne" si debba manifestare solo ora che Berlusconi sta impicciato con i festini e l'Olgettina.
Come se non ci fosse un prima, come se Berlusconi fosse il solo problema, come se una volta cacciato a pedate lui il paese potesse diventare un "paese per donne".
Sento di poter dire di avere avuto ragione, senza presunzione.

Comunque, non è che io non ci abbia pensato e ripensato. 
Sono pure andata all'incontro di SNOQ alla Casa Internazionale delle Donne. 
E ho ascoltato. 
E ho capito, o meglio, ho avuto conferme: io e SNOQ, anche mai.

In quel movimento io continuo a vedere
Donne di potere, di cultura e di spettacolo che hanno chiamato in piazza altre donne dopo aver taciuto volontariamente e colpevolmente della politica degli ultimi anni
Una manifestazione dai contenuti piuttosto fumosi che ha dovuto il suo incredibile successo mediatico all’enorme pubblicità avuta da quegli stessi media che hanno ignorato decenni di politica delle donne (una per tutte, L’Unità di Concita De Gregorio, sulla quale si lasciò scrivere che l’UDI si era sciolta senza che nessuna sentisse il bisogno di una rettifica che andasse oltre qualche parola buttata tra i commenti sul “silenzio delle donne”).

Ma io so' capocciona.
E leggo tanto.
Sono una di quelle pallosissime donne che si informa. Colpa di mio padre, presumo.

E quindi oggi mi sono letta un articolo di Giulia Bongiorno (quella di Andreotti, lo so, dovrei passarci sopra, ma non ce la posso fare, la guardo e vedo lui) dal titolo Le divisioni tra noi donne che ci escludono dal potere.
Nessuno è in grado di immaginare come sarà la politica dopo il governo Monti, tra i cui meriti c’è sicuramente quello di aver affidato tre ministeri di peso a tre donne di valore.
Qui il mio primo problema. 
Che cosa intendiamo con "ministeri di peso"? Che cosa rende il ministero della Sanità o quello della Pubblica Istruzione, molto spesso ministeri retti da donne, "ministeri non di peso"? 
Forse che la cultura e la salute di un popolo non hanno importanza?
Lana caprina, come direbbe la mia amica I., quindi passo oltre e mi tengo il mio disagio, so di essere una di quelle persone che va in fissa su un dettaglio e può passare le ore a blaterarci su.

Bongiorno si chiede se con l'addio del governo Monti non si tornerà indietro, ai grandi classici degli italici governi, insomma, e propone una strategia:
Una prima strada potrebbe essere chiedere alle parlamentari di ciascuno schieramento di impegnarsi in una serrata trattativa all’interno del proprio partito per ottenere che, in occasione delle prossime elezioni, almeno la metà delle candidate siano donne. Ma è probabile che non basterà.
Buongiorno, Giulia!

Lo sapevi che nel lontano 29 dicembre 2007 il Senato della Repubblica Italiana iscrive la Proposta di legge di iniziativa popolare Norme di democrazia paritaria per le Assemblee elettive al n.1900/07? 
E lo sai che questa proposta si chiama 50E50... ovunque si decide! e che nasce il 16 novembre 2006, quando la Sede Nazionale UDI lanciò la campagna in tutta Italia? 

Dove siete state in quell'anno? 
Alcune di voi erano già sedute nei posti di potere, ma evidentemente eravate distratte da altro. 
Secondo wikipedia tu eri deputata alla Camera, poi non saprei.

Diciamo che apprezzo l'intenzione, ma un po' di informazioni in più per tutt* quelli che ora gridano allo scandalo per la mancata rappresentanza di genere non fanno male. Direi "meglio tardi che mai", ma suona come una presa in giro, me ne rendo conto.

Si dovrebbe, auspica Bongiorno, pensare ad una classe dirigente composta di donne, che con la loro "sensibilità femminile " (e un brivido gelido mi corre lungo la schiena) potrebbero cambiare il paese. 
Ma non è mica facile, anzi:
Le difficoltà sono innumerevoli, ma il punto non è questo: alle difficoltà siamo abituate. Il punto è che c’è un ostacolo preliminare davanti al quale cadiamo ogni volta: la nostra tendenza — anche dopo aver combattuto battaglie comuni — a dividerci, a frammentarci, a disgregarci. L’incapacità di mantenere un fronte unico.
Le donne tendono a dividersi, frammentarsi, disgregarsi.
Dov'è che ho sentito questa cosa? 
Ah, sì, in un delirante articolo scritto da una donna su Linkiesta, nel quale mi si spiegava l'inesistenza della solidarietà femminile e del ruolo dei miei ormoni nei rapporti con le altre.
E nei discorsi da bar con gli amici maschi, che vogliono convincermi che io e le mie amiche non siamo amiche davvero, perché siamo donne e l'amicizia tra donne non esiste.
Niente di nuovo, insomma.

Bongiorno nota come questo tra maschi non avvenga e nonostante invidie e odii, i loro rapporti sono dominati dal desiderio di spartirsi il potere, cosa che non trova, appunto, alcun riscontro nel mondo femminile:
Nei gruppi di donne questo non avviene: noi non ce ne teniamo nemmeno mezza [di fetta di potere, ndr.]. Quando si forma uno schieramento, prima o poi c’è sempre qualcuna che attacca apertamente qualcun’altra, è solo questione di tempo. E gli obiettivi che erano stati fissati, e che magari per un attimo erano sembrati persino a portata di mano, si fanno lontani. Irraggiungibili.
Io so già dove vuole andare a parare, ma provo ad essere ottimista. Insomma, sta scrivendo sul sito di SNOQ, mica su Il Fatto Quotidiano! Non potrà mica uscirsene con i soliti stereotipi sulle donne, no?
No.
Credo sia l’esito della micidiale congiuntura tra una distorta forma di «schiettezza» (le virgolette qui sono d’obbligo), la difficoltà nel disciplinare le emozioni e l’incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti: quel che è certo è che nella maggior parte dei casi basterebbe risparmiare una critica — o rinviarla a un momento e a una sede più opportuni — per evitare fratture insanabili, e dunque perdita di forza, di coesione e di credibilità.
Purtroppo, non abbiamo ancora capito che è proprio nella zona d’ombra tra il dire e il non dire che risiede e prospera il potere.
Eccoci qui. 
Ancora.
Di nuovo.
Incapacità nel disciplinare le emozioni.
Incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti.
Manco fossimo bambini. 
Anzi, peggio, perché ai bambini insegnamo subito che ad ogni azione corrisponde una reazione e non accettiamo da loro nessuna "incapacità di valutare le conseguenze dei propri gesti". 
Ci mancano la sindrome premestruale e la menopausa e siamo al gran completo.

È spaventoso che questo messaggio sia scritto proprio sul sito di SNOQ, non vi pare?

Tra l'altro Bongiorno si ricorderà che fino al 1963 era vietata la magistratura, perché "ci sono differenze nella funzione intellettuale delle donne in quei periodi". 
Dire oggi che siamo incapaci di disciplinare le emozioni e di valutare le nostre azioni e che quindi non possiamo aspirare al potere (che poi, anche qui, che è 'sto linguaggio da cospiratori?) non è forse la stessa cosa?
Per qualche motivo, però, paradossalmente, proprio quando ci si ritrova tra donne a tentare di creare un gruppo che persegue un obiettivo, la nostra capacità di mediazione e di ascolto, la nostra comprensione e il nostro spirito di sacrificio precipitano in caduta libera.
A parte il fatto che io non ho poi 'sto gran spirito di sacrificio, queste frasi si potrebbero cambiare con una qualsiasi uscita di Massimo Fini, se pure da Bongiorno è tutto detto con più garbo.
Esempio volante: per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile [da Donne, guaio senza soluzione]).
Le donne andranno al potere soltanto quando avranno capito la differenza tra l’amore e la civile convivenza e saranno — anche solo apparentemente — unite, compatte e solidali.
Quando, cioè, in nome di un interesse comune avranno imparato a essere meno «schiette» e più strategiche.
Queste sceme che non siamo altro, che non sappiamo distinguere l'amore dalla convivenza civile! Che siamo così schiette da risultare delle pazze isteriche in bilico tra ingenuità e invidia mortale.

Come biasimare il patriarcato che ci schiaccia da millenni? 
Siamo talmente imbecilli che ci meritiamo anche di peggio!

Ma come in ogni articolo che si rispetti, è la chiosa la parte migliore:
Quanto tempo ci vorrà per superare questa ontologica incapacità di fare gruppo, di fare gruppo veramente però, e per più di cinque minuti?
ONTOLOGICA.

Ora, io ho studiato un po' di filosofia e quell'"ontologica" buttata lì mi spinge a un singhiozzo e ad un rutto, parafrasando Guccini. 

L'ontologia, per farla molto molto breve, è lo studio dell'essere in quanto tale. 
È il discorso sull'essere e vedere usato questo termine per significare l'incapacità delle donne di "fare gruppo", di "prendersi le responsabilità dei propri gesti" e via dicendo mi terrorizza, perché vuol dire che il patriarcato ha stravinto e che la strada è molto molto più dura di quanto una giovane (?) femminista possa anche solo immaginare.

Rubo le parole ad Angela, che è filosofa e femminista e che come me non riesce a mandare giù quell' "ontologica":
Le donne hanno una "ontologica (e sottolineo ontologica) incapacità di fare gruppo"? sta scherzando? cioè lei vuole incitare le donne a stare unite nella lotta e intanto tiene come punto di partenza quello che la cultura patriarcale dice delle donne? altro che gelosia, ma come fai a fare fronte comune così?

La cosa bella di SNOQ è che riesce a darmi ogni giorno un motivo in più per essere altrove.

lunedì 9 aprile 2012

13 aprile - in piazza contro la violenza

UDIcheSIAMO: il 13 aprile INSIEME testimoniamo del crimine più diffuso contro le donne
La notte del 31 agosto 2007, a Montalto di Castro, dopo una festa, una ragazza di 15 anni venne stuprata da 8 coetanei. Denunciò il fatto e si trovò a dover affrontare un processo per stupro. Il sindaco della città, Salvatore Carai, pagò 20.000 € di spese legali per gli otto accusati, che vennero “messi in prova” per 24 mesi dal Tribunale di Roma, che avrebbe poi potuto dichiarare “estinto” il reato. Loro dicono di aver scritto una lettera per dire il loro pentimento.
Il dolore della ragazza, però, non sarà dichiarato estinto.
Lei e la sua famiglia non hanno ceduto, nonostante le voci, nonostante le parole a mezza bocca, nonostante vivere nella città di chi ti ha umiliata in quel modo e il 13 aprile 2012, dopo quasi 5 anni, il processo finalmente ripartirà.
In quella giornata, i nostri pensieri saranno a Montalto di Castro.
E non dimentichiamo che a proteggere, coprire, minimizzare c’è stato un uomo in particolare: un sindaco, Salvatore Carai, uno che dovrebbe proteggere tutti i suoi cittadini, uno che dovrebbe essere guidato nel suo mandato solo da giustizia e onestà. Quel sindaco non solo ha pagato le spese legali ad alcuni degli accusati, ma avrebbe anche usato frasi razziste come: “dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati romeni. Loro sì che lo stupro l’hanno nel sangue” commentando la decisione del Tribunale di Roma di “mettere in prova” gli otto
Stando al sito dell’ANCI, Salvatore Carai è ad oggi ancora sindaco di Montalto di Castro.
Le sue parole razziste, il disprezzo dimostrato per la violenza su una quindicenne evidentemente non sono sembrati un valido motivo per radiarlo immediatamente dall’Associazione. E il suo partito? Lo ha espulso? E se non l’ha fatto, come possono le donne di quel partito restare accanto a chi difende degli stupratori? "Si è divertita pure lei quella sera" "Io solo a quella lì e alla mamma le avrei impiccate e basta perchè questi sono tutti bravi ragazzi" “Era un gioco, lei ci stava, era ubriaca fradicia, non è una santarellina. Aveva la minigonna nera e li ha provocati
Queste sono le parole del paese. Di nuovo, come trent’anni fa, come sempre, la colpa è della donna, la colpa è del suo corpo provocante, la colpa è della gonna troppo corta. Ma di nuovo, come trent’anni fa, come sempre, le donne non lasciano sole le donne, perché “per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa”.
PROPONIAMO a tutte le donne che lo vorranno di organizzare sit-in (senza sigle di partito) nello stesso giorno e alla stessa ora.
TROVIAMOCI il 13 aprile alle 19,00 in piccole piazze con fiaccole e lumini per testimoniare del crimine più diffuso contro le donne. Leggiamo insieme i messaggi che le donne hanno affidato all’Anfora della Staffetta.

ROMA: UDIcheSIAMO.org ore 19,00 Piazza Montecitorio (tra via della colonna Antonina e l’obelisco)
MODENA: UDI Modena, ore 19,00 presso sede Udi in Via del Gambero, 77
PARMA: Piazza Garibaldi
MESTRE: UDI Venezia Mestre ore 18,30 davanti al Municipio di Via Palazzo a Mestre
ROVIGO: P.zza VIttorio Emanuele II, davanti al Comune,18.30 fino a 19.30

MASSA: davanti al teatro Guglielmi
BRINDISI:Via Nazario Sauro, exparco della Rimembranza, ore 19.30
LECCE: Via S. Trinchese angolo Via Cavallotti, ore 19.00
MANFREDONIA: Piazza del Popolo
GUSPINI: Associazione Femminile di Volontariato "XConoscereXFare",Piazza XX Settembre, ore 19
VOLANTINO ROMA                VOLANTINO MESTRE                    VOLANTINO SALENTO
Diamo notizia dei sit-in attraverso i nostri siti o le pagine fb. Per la pagina fb di UDIcheSIAMO scrivere a udichesiamo@gmail.com