martedì 29 maggio 2012

Se non boia, chi molla?

SNOQ alla ricerca di consensi regala magliette ai calciatori. 
Anche ai fascisti, quelli che si scrivono "boia chi molla" sulla maglietta (ma io non lo sapevo, l'ho letto per caso sul banco a scuola), quelli che 88 "è una cifra con quattro cerchi, quattro palle", quelli che sono "fieri di essere italiani", ma la celtica gli era sfuggita.

A chi ha fatto notare che bullarsi di certe amicizie è quantomeno discutibile, dopo qualche ora viene risposto:
Veder accolto l'appello contro il femminicidio dal mondo del calcio è un'occasione per parlare a un pubblico, soprattutto maschile, con cui normalmente è difficile comunicare. Snoq vuole uscire dai recinti senza timore di confrontarsi anche con chi porta avanti idee diverse. solo così può avvenire un vero cambiamento culturale

Insomma, non importa se sei fascista, l'importante è che tu sia famoso e fotogenico, così la stampa può gongolare mentre indossi la magliettina e le donne di SNOQ possono mettere una tacca in più.

http://www.facebook.com/lesignorinedival

lunedì 28 maggio 2012

L'Avvenire e "l'antidoto alle passioni criminali".

In effetti di femminicidio stanno scrivendo tutti e certo non poteva mancare l'autorevole parere de L'Avvenire, per mano di Maurizio Patriciello, che non ho capito se è un prete o cosa.

Patriciello sembra conoscere l'antidoto a quelle che chiama passioni criminali, perché a lui "amori criminali" non piace: un amore non può mai essere criminale e sembra pure conoscere la soluzione: la Fedeltà. Per tutti l'unico antidoto alle passioni criminali.

[...]La maggior parte di questi delitti efferati (spara un "più di 70" donne uccise dall'inizio dell'anno, tanto per continuare il toto femminicidio alla faccia di chi quel conto lo tiene ogni giorno. N.d.R.) si consumano all'interno della famiglia. In genere è un uomo che uccide la sua donna. Tra i motivi primeggia la gelosia. Un leggero pizzico di gelosia potrebbe nascondere un amore autentico, ma spessodiventa una patologia del tutto irrazionale. Altre volte è l'incapacità dell'uomo di sopportare una separazione e rifarsi una vita.
Allora, la polemica sul numero dei femminicidi dall'inizio dell'anno l'ho affrontata altrove, quindi mi limito a dire che trovo disgustoso questo buttare le cifre così, come se stessimo contrattando una maglietta usata a Porta Portese. Questo continuo dare i numeri dimostra la pochezza di chi finge di interessarsi ad un problema che evidentemente non è mai stato considerato degno di nota -se non dalle solite femministe esagitate- e sono certa che sarebbe meglio per tutti se certa gente la smettesse di aprire bocca giusto per non perdere l'occasione di timbrare il cartellino del momento.
Non mi soffermo nemmeno su quanto io trovi offensivo leggere "la sua donna": io non sono la donna di nessuno.
"Io sono mia" per me non è solo un vecchio slogan femminista: è un modo di vivere, è il riappropriarsi del proprio corpo, della propria mente.
È dire "io voglio scegliere" della mia vita, dei miei affetti, del mio presente e del mio futuro.
[...]
Sarebbe forse il caso di parlare di passioni criminali. O, meglio, di incapacità di gestire un rapporto di coppia. Convivere non è facile. I paletti che le società arcaiche provvedevano a mettere attorno alla famiglia per tutelarne l'unità sono saltati.
Ah, i cari, vecchi paletti.
Bello il tempo in cui una donna doveva solo saper cucire e cucinare. Niente grilli per la testa, niente cultura che andasse oltre il saper scrivere il proprio nome. Al massimo saper leggere il libretto della santa messa, ma non è detto.

Quelle mai abbastanza rimpiante società arcaiche in cui le donne stavano chiuse in casa, lontane dalle distrazioni del mondo, dalle frivolezze, dalla voglia di conoscere e imparare.

Donne dimesse, che aspettavano il marito chiuse in casa a badare a prole e vecchi e che se alzavano troppo la testa si rimettevano al loro posto con un bel ceffone.

Non come queste  sgualrdinelle del nuovo millennio che non solo fanno essere gelosi i loro uomini, ma a volte vogliono perfino separarsi senza curarsi dell'enorme difficoltà che il povero marito dovrà affrontare per rifarsi una vita.

I giovani non ci stanno più, a una unione sciatta e trascinata preferiscono la rottura. Non sempre è facile. Tra i due c'è chi la subisce e chi invece l'ha provoca (sic.).
Insomma, c'è chi si sente vittima dell'altro che ai suoi occhi appare essere un carnefice. Convivere è un'arte affascinante e difficile. Un'arte che si impara. Lentamente e con umiltà. Ognuno dei due deve rinunciare a qualcosa per accogliere, fare spazio all'altro.
Non riesco a non collegare questo "rinunciare a qualcosa" ai "paletti" delle "società arcaiche" letto poche righe più sopra.
E nel collegamento vedo una donna che deve rinunciare all'indipendenza e all'autodeterminazione in nome dell'"arte della convivenza". 

Sembra quasi che il solo modo per una donna di rimanere viva secondo Patriciello sia rinunciare alla vita stessa.
E anche se leggere "consigli" come questi non è certo una novità, fa male ogni volta.
Fa male perché invece io sono stata cresciuta sentendomi dire "puoi fare tutto quello che vuoi", sono stata cresciuta per essere libera e indipendente e mai, mai nessuno mi ha mai detto di scendere a compromessi e abbandonare un po' della mia libertà e della mia voglia di vivere in nome di una "pace familiare" che non potrebbe rendere felice nessuno.

Sì, "i giovani" preferiscono la rottura ad un'unione "sciatta e trascinata" e non solo i giovani. 
Sono tante e tanti quelli che non ci stanno, quelli che credono che ci possa essere di più.
E non perché non vogliamo assumerci responsabilità, ma perché vivere una vita a metà, una vita triste, senza possibilità di uscita, non è degno di un essere umano, uomo o donna che sia.

L'amore di coppia, scrive Patriciello, "pretende di essere totale", ma l'amore che vivo mi vuole per prima cosa felice e non è possibile essere felici se si è chiusi in gabbia, se desideri e aspirazioni vengono continuamente castrati e buttati in un angolo o stigmatizzati e derisi come un capriccio del momento.

L'amore per me è totale quando ciascuno ama se stesso e l'altro.
Altrimenti io vedo egoismo, voglia di controllo, di possesso e non potrà mai far nascere e crescere niente di buono. Penso alla noia, all'abitudine, a quelle storie che vanno avanti tristemente per decenni senza portare a niente.

La "pazienza" che in questo articolo viene chiamata in soccorso dell'unione (tra uomo e donna, non c'è nemmeno bisogno di dirlo) odora di odio, di umiliazione, di tristezza.
L'unione non può essere "difesa" dalla pazienza, che sia un'unione amorosa, l'unione di una famiglia, l'unione di un'amicizia vera.
L'unione non è il lavoro che ci fa portare i soldi a casa, che svogliamo diligentemente e -appunto- con "pazienza" anche se non ci piace e non ci appaga: è e deve essere una nostra libera scelta, che può finire quando vengono meno i nostri paletti, che sono innanzitutto il rispetto di noi stessi e di chi ci è vicino.
[...] il tradimento, anche il più insignificante, è un veleno mortale per la vita di coppia, e che può indurre a macchiarsi di atti insensati. Nulla, infatti può attenuare la responsabilità di un atto di violenza, e ancor di più se contro la donna. Resta il fatto che non è giusto ingannare il prossimo facendo balenare l'idea che il tradimento potrebbe essere un gioco.
Ed ecco qui la giustificazione che stavo aspettando già dalle prime righe.
Il tradimento, anche il più insignificante, è un veleno mortale per la vita di coppia, e che può indurre a macchiarsi di atti insensati.

Tradimento, raptus, gelosia. 

"Resta il fatto che non è giusto ingannare il prossimo facendo balenare l'idea che il tradimento potrebbe essere un gioco".

E se vuoi proprio giocare, ricordati che è pericoloso.
Ricordati che la pazienza ha un limite.
Ricordati i paletti.
Ricordati l'unione sciatta e trascinata che hai voluto rompere.










domenica 20 maggio 2012

Di patrocini e prevenzioni

Lo sappiamo tutte: l'aborto si può evitare. 
E si evita facendo prevenzione, che poi sarebbe educazione alla sessualità e quindi a come si usano i contraccettivi.
Niente stronzate tipo "astinenza" e conteggio dei giorni, ma preservativo (obbligatorio quando il sesso è occasionale, altrimenti oltre al pupo vi portate a casa pure qualche malattia), pillola, spirale, diaframma, quello che vi pare.
Per questo, il prossimo 22 maggio, trentaquattresimo compleanno della 194, è stato organizzato dall'AIED e dall'associazione Luca Coscioni un convegno: "Obiezione di coscienza in Italia. Proposte giuridiche a garanzia della piena applicazione della legge 194 sull'aborto".

Pare che si sia chiesto il patrocinio al SindacoDegliAltri, lo stesso che lo ha dato la scorsa settimana alla Marcia per la Vita

Solo che stavolta pare che il patrocinio sia stato negato.

Insomma, secondo il SindacoDegliAltri, parlare di 194, della sua piena applicazione, di prevenzione, di contraccezione,  non è cosa degna del patrocinio del Comune di Roma, a differenza di una marcia che criminalizza, insulta, umilia, offende e che chiama "assassine" le donne che vogliono scegliere della propria vita e del proprio corpo.

Conoscendo il soggetto, comunque, fatto salvo il mio totale e completo disprezzo, aspetto una marcia indietro.

Roma, maggio 2010- 32 anni della 194.

sabato 19 maggio 2012

Due ore e quarantacinque minuti

Due ore e quarantacique minuti è il tempo che Il Corriere della Sera ci ha messo prima di creare una galleria fotografica con le immagini di una ragazzina di sedici anni uccisa da una bomba mentre stava entrando a scuola.

Questo non è giornalismo, è sciacallaggio.

E a Riotta, che su twitter si sforza di dirci che siamo noi ad essere messi male, che il Corriere fa informazione e che con quelle immagini private date in pasto ad un pubblico che vuole sempre più sangue e sempre più tragedia, vuole far vedere i volti di "un simbolo della lotta alla mafia" , io  non so come dire il mio disprezzo.

venerdì 18 maggio 2012

Pausa pranzo (mi sa che 'sto titolo l'ho già usato)

Era da qualche giorno che venendo al lavoro avevo notato degli striscioni  davanti ad un cancello sempre chiuso.
 Solo che la mattina alle 8 non sono particolarmente sveglia, quindi quella scritta "SCUP" su uno striscione di quelli belli plasticosi mi sembrava più una pubblicità che altro.

Oggi mi sono impegnata un po' di più e accanto al plasticoso ho visto dei bei foglioni di carta con su scritte fatte con lo spray, decisamente più "familiari".
Rapida ricerca su internet e scopro che c'è un nuovo spazio liberato in città.

Non ho resistito e sono andata a dare un'occhiata.
Si chiama SCUP, che sta per Sport e Cultura Popolare.
Mi hanno accolta cinque ragazzi che mi hanno raccontato del luogo e dei loro progetti.

Lo spazio è bello, le idee sono tante e da quello che ho sentito sono pure tanto belle.

E io sono felice di sapere che c'è la voglia di creare "un luogo di incontro e di scambio, di valori sani come lo sport, la socialità e la cultura" che sia aperto a tutt@ proprio a pochi passi dal mio ufficio.


domenica 13 maggio 2012

George Carlin sui "pro life"

Marciate affanculo

Brutti.
Quelli che hanno partecipato alla marcia per la vita erano brutti.

La violenza delle loro parole, poi, è stata la cosa che mi ha colpita maggiormente. Quasi come il loro fascistissimo servizio d'ordine.
Le immagini sui loro cartelli, le scritte, tutto era una continua ostentazione di morte, minacce di inferno e violenza.
Sono stata quasi un'ora in mezzo a loro a fare foto e posso giurare che ad un certo punto ho dovuto fermarmi e sedermi un momento, perché mi tremavano le gambe dalla rabbia.


Noi, però, c'eravamo.

E c'hanno detto "assassine, abortiste" e poi hanno consigliato ad una compagna di andare "a casa a fumare invece di partorire".



venerdì 11 maggio 2012

Di marce, adesioni e stupori

Devo essere sincera, quando sono andata sul sito della Marcia per la Vita, mettendo per un attimo a tacere odio e disgusto, l'ho fatto cercando qualcosa in particolare.
Sapevo che quello che stavo aspettando non avrebbe tardato ad arrivare.
Vorrei poter dire che odio avere ragione, ma sarebbe una balla.
Quello che cercavo è arrivato.

Stando a quanto riporta TMNews, alla presentazione della marcia c'era anche una senatrice del PD, Mariapia Garavaglia (ex DC, quindi Margherita e ora PD. Poi mi chiedete perché mi fa schifo 'sto partito.), che ha dichiarato la sua adesione: "perché - ha detto - la vita è il primo diritto, senza il quale non ci sono tutti gli altri".

Lo sapevo. Giuro, ero certa di trovare almeno un esponente del PD che avrebbe partecipato alla marcia o che al massimo l'avrebbe salutata con gioia.

Come è possibile mai? Si chiedono in molti.
E ancora: come si può permettere a questa gente di organizzare una simile manifestazione, contro una legge dello Stato?

Ecco, un paio di cose.

Per quanto riguarda l'adesione di una Senatrice PD a questo schifo, siamo certi che ci sia da stupirsi?
Ve la ricordate una che si chiama Binetti? Quella che l'aborto no, la fecondazione no, i froci no, il cilicio sì.

O magari vi verrà in mente qualche simpatica uscita sugli omosessuali di Rosy Bindi, tenera come un leghista dopo una giornata a Pontida quando si tratta di riconoscere  il loro diritto di potersi dire "famiglia" e di averne i medesimi diritti.

E D'Alema con le sparate sulla 194 nel 1995 me lo ricordo solo io? "Non si può lasciare la difesa della vita alla destra", disse parlando della possibilità di ritoccare la 194.

Su aborto, fecondazione assistita, diritti delle coppie omosessuali e via dicendo il PD non brilla certo per apertura mentale, dovrete convenirne.

Per quanto riguarda poi queste porcate antiabortiste, possibile che nessuno si sia mai accorto che Militia Christi e robaccia simile fa continuamente iniziative contro la 194?
Non avete mai visto i loro manifesti -rigorosamente abusivi- in giro per la città?
Di solito organizzano una fiaccolata al Fatebenefratelli, l'ospedale sull'Isola Tiberina, perché una leggenda metropolitana dice che i "bambini abortiti" vengono buttati nel fiume.
Erano anche al "family day", per dire, e non sono solo una realtà romana. 
A Milano insieme a Forza Nuova si sono scagliati contro l'arte blasfema di Castellucci, se la sono presa con Pisapia che parla di Gay Pride... 
Sono ovunque, purtroppo.
E sono tollerati senza troppi drammi.
Qualche condanna ogni tanto, ma i loro schifosi manifesti non mancano mai e continuano ad organizzare i loro convegni deliranti pieni di misoginia, omofobia, razzismo.


Sarà che sono invecchiata, ma non mi stupisce più niente.

mercoledì 9 maggio 2012

Marciate voi, io voglio vivere.

Domenica la mia città, "centro della cristianità e del potere politico" sarà attraversata dalla "marcia per la vita", un corteo diverso da quelli "indecorosi e blasfemi" che siamo soliti vedere e che tanto fanno piangere  Gesù e imbestialire il SindacoDegliAltri.

Domenica sarà in piazza il popolo che vuole "affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo", che vuole cancellare quell'abominio chiamato 194, che nel nostro paese ha causato ben cinque milioni di morti (nota a margine: è da quando sono adolescente che questa gente parla di questi cinque milioni: se non sono aumentati in una ventina d'anni, non dovremmo tutti festeggiare?), che ci vuole fare sapere che esiste una bella differenza "tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto", che chiama gli uomini di buona volontà all'adunata e ricorda a tutti che la vita è indisponibile ed è dono di Dio, quindi non è che puoi scegliere come viverla. Mo' che è 'sta moda di volersi autodeterminare, di voler decidere della propria sessualità, della propria vita e della propria morte?
Niente aborto, niente pillola del giorno dopo, Dio ci scampi e liberi dall'abominio dell'eutanasia e se proprio volessimo essere gente seria fino in fondo, abbandoniamo pure sesso allegro e profilattici. Ah, se sei gay fatti curare.

Prima della simpatica marcia ci sarà un convegno, "chi salva una vita, salva il mondo intero", dedicato a Chen Guangcheng

Il programma prevede interventi che spaziano da  "Aborto e mentalità contraccettiva: che cosa dicono i numeri?" allo spazio dell'etica in scienza e tecnica. Si parlerà di diagnosi prenatale, delle "radici demografiche della crisi", della "difesa integrale della vita" e della "donna che accoglie la vita".

In cattedra saliranno ben due donne e sette uomini. 
E in effetti il punto di vista di sette persone che non dovranno mai scegliere se figliare o meno è davvero imprescindibile. 
Cosa credevate, ragazze mie, che l'aborto riguardasse voi donne? Sciocchine, l'aborto riguarda soprattutto maschi e preti.

Non mancheranno le testimonianze, anche se quella che mi stimola di più è senza dubbio alcuno quella di Giovanni Lindo Ferretti, che ha abbandonato una vita dissoluta (punk, comunista, Lotta Continua, secondo me pure qualche canna) grazie all'amore di Dio e -dicono i più acidi- al terrore della morte.

Ovviamente la marcia può vantare la piena adesione di Olimpia Tarzia, che in una splendida intervista racconta il perché della sua partecipazione. 
[Olimpia Tarzia, per chi non lo sapesse, è quella che sta distruggendo i Consultori del Lazio, luride fabbriche di morte dove donne di facili costumi corrono per abortire i figli della vergogna e della lussuria.]
Il Comune di Roma patrocina l'iniziativa e, stando a quanto riportato sul sito dei marcianti, il SindacoDegliAltri sarà presente.

Strage di embrioni, 44 milioni di morti (nel mondo, presumo), inferno. 
Non manca niente, il repertorio è completo.
Buona domenica.



venerdì 4 maggio 2012

Di firme e numeri

"Oh, Lola, ma te l'hai firmato l'appello di Saviano?"
 Me l'ha chiesto più di una persona, in questi ultimi giorni il che mi fa nuovamente gioire della mia mancata adesione alla petizione di SNOQ-Zanardo-Lipperini (non so se è l'ordine corretto).
Che poi io al posto loro sarei incazzatissima: ma come, una si sbatte e il merito se lo piglia Saviano?
"Saviano contro la violenza sulle donne!"
Poi vai a leggere e scopri che era un tweet. Deprimente.

Comunque, oggi è uscito un bell'articolo di Luisa Betti, che si chiede quello che ci stiamo chiedendo in molte: che significato ha l'adesione della presidente della Regione Lazio Polverini, che da una parte parla di  "un attacco al cuore dei diritti delle ragazze, delle bambine, delle donne, che sono le prime vittime della crisi, le prime vittime delle violenze domestiche"e dall'altra distrugge i consultori e toglie i soldi ai centri antiviolenza?

È vero, come mi hanno detto in tante commentando una mia uscita sarcastica in proposito, che non puoi lanciare una petizione e proibire alla gente di firmarla, ma è esattamente la possibilità che certe firme arrivino accanto alla mia, che mi impedisce di mettere con tanta tranquillità il nome sotto un appello condivisibile nella sostanza, ma (per me) improponibile per molti aspetti.
Insomma, io con certa gente non mi ci mischio.
I calderoni non mi piacciono. E SNOQ è un immenso calderone dove tutto è buono, l'importante è fare numero. E niente puttane, anarchiche e comuniste, che quelle so' violente e non le vogliamo. 

Solo che ci sono delle cose su cui io non transigo. Mettere il mio nome accanto a quello di chi scardina diritti faticosamente conquistati è una cosa che non solo non voglio, ma non posso fare. E il rischio di accodarsi ad appelli simili è esattamente questo. 
Insomma, sul palco del 13 febbraio (cheppalle) ha parlato gente con cui io non prenderei manco il caffè.

Io non posso firmare gioiosa una cosa che appare sul sito de La Repubblica tra le tette di Carmen Electra, gli amori di Belen e la prova costume della sora Lucia. Non ce la posso fare. Mi sentirei troppo presa per il culo.

E poi c'è la continua e non sempre sottintesa delegittimazione del lavoro delle altre, che arriva a sfiorare il ridicolo, fino ad accusare chi non si accoda di avere "ansie di protagonismo" o di non capire, di essere fuori dal mondo, di estremismo e tutto il cucuzzaro.

Soprattutto c'è un gran parlare di numeri.

Stando a Bollettino di Guerra siamo a #58.

E tutti a scrivere di #58 donne uccise.

Anche la "presidente dell'UDI" Vittoria Tola, che come moltissim* altr* non si è premurata di andare a controllare, parla di Cinquantasette donne uccise da uomini violenti dall’inizio dell’anno.

La mia personalissima stalker di fiducia, Giulia,  a fatto un lavoraccio, andando a verificare uno per uno i post su Bollettino di Guerra:
NON SONO 60 DONNE (aggiornato ieri, 4 maggio, io l'ho avuto stamani, per questo i numeri citati qui e quelli nel mio post sono diversi)


L'ultimo numero è 60 quindi da domani preparatevi a sentire che ci sono 60 donne morte ammazzante. Il dato ha creato, credo, una specie di cortocircuito collettivo per cui una fonte "autorevole" (e il senso comune che te lo ripete ormai ovunque) dice X e X sono. punto.
Io ho un po' la mania di verificare le fonti, sarà un retaggio della triennale in storia, non so...comunque il numero si suppone essere  ripreso da Bollettino di Guerra (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/page/7/). Visto che è stato ricordato da poco da Femminismo a Sud che le vittime del bollettino sono di ambo i sessi e che il conteggio si basa sulla misoginia del movente sono andata a controllare, post per post (e ci vuole parecchio stomaco). Le vittime #59-#60 sono due coniugi, probabilmente uccisi dal figlio, suicidatosi subito dopo. la notizia è di questa sera.
La vittima #42 è un bambino (Mirko 2 anni e mezzo), forse ricordate la vicenda Daniela Sulas: insomma lei è indecisa se tornare o meno con il padre del bambino e il nuovo partner tenta di ucciderla a martellate, riesce ad uccidere il bambino soffocandolo e infine si impicca.
#31-#35: le vittime sono 4: l'ex moglie, il nuovo partner di lei, la figlia dell'ex moglie e il fidanzato di lei.
la vittima #30 è un uomo: ucciso per aver intrapreso una relazione con una donna sposata dal padre e dal fratello di lei (che ne hanno occultato il cadavere). la famiglia era legata alla 'ndrangheta, lei, subito dopo la denuncia è stata trasferita in una località prottetta.
La vittima #26 è un figlio di 17 anni ucciso dal padre (suicidatosi subito dopo) che non riusciva a sopportare la conflittualità con la moglie. peraltro il #26 si ripete due volte [Bollettino di Guerra ne ha preso nota e lo segnala in home.]: l'altra storia riguarda un uomo accusato di aver ucciso la titolare del laboratorio tessile per cui lavorava.
la vittima #16 è Claudio: il bambino gettato nel Tevere dal padre il cui cadavere è stato ritrovato poche settimane fa.
per i particolari morbosi le vittime #4-#8 sono state per qualche giorno sui tg nazionali e forse vi ricorderete della strage: 5 morti, tra cui l'assassino che prima di lanciarsi giù dalla finestra ha dato fuoco all'appartamento dopo aver chiuso nello sgabuzzino l'ex moglie, la figlia, l'ex suocera e l'ex-cognato disabile.
Infine per chi nei giorni scorsi sosteneva che le attenuanti per i "delitti passionali" non vengono date ho trovato questo: http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/post/2012/02/01/italiano-uccise-la-moglie-12-anni-di-sconto-pena-per-gelosia/
In sostanza le DONNE morte ammazzate nel 2012 non sono 60. se volete parlare di 60 potete usare il termine VITTIME DI MISOGINIA o un sinonimo (non so se femminicidio vada bene anche nel caso di vittime maschili e invoco il parere di chi ne sa più di me ma comunque una parte di queste donne sono state uccise non "in quanto donne", ma per ragioni economiche o sconosciute, quindi non so se femminicidio sia corretto a prescindere), tra cui bisogna considerare che ci sono 2 bambini maschi e una femmina, 2 ragazzi e 4 adulti di sesso maschile. Le donne morte ammazzate segnalate da Bollettino di Guerra (che non è onniscente, il numero è probabilmente più alto) quindi risultano effettivamente essere 51.

Se volete qualche dato in più: le vittime sotto i 30 anni sono 14, bambini compresi, tra i 30 e i 60 sono 26 vittime e oltre i 60 sono 18. di due non è segnalata l'età.
Per quanto riguarda gli assassini: sono ignoti in 7 casi, extracmunitari in 3 e il restante (no non sono 50 perchè alcuni casi sono di duplice, triplice, quadruplice omicidio come potete notare sopra) italiani. In 7 casi sono ignoti, in 30 sono mariti, compagni, fidanzati o ex tali, 5 figli, 3 padri (le vittime qui sono i bambini i padri sono mariti o ex-mariti e in un caso il padre dell'amante che voleva "salvare" l'onore della figlia uccidendo il suo amante) e 6 che potremmo descrivere come "altro" (fratelli, generiche piste familiari, clienti abituali, rapinatori,...). a questi si deve aggiungere che in un caso, il #14, gli assassini sono 4 (uomo legato sentimentalmente alla vittima, suo figlio-ma non della vittima- e due amici). In 8 casi gli assassini si sono poi suicidati. In 3 ci hanno provato.
Le motivazioni sono nell'ordine: 13 ignote, 7 casi di gelosia (8 perchè una donna è stata uccisa per la propria gelosia), 15 per "liti" (singole o frequenti), 5 per la volontà di interrompere il rapporto, 7 casi di probliemi psichici o di altro tipo  talvolta sovrapposti ai litigi e contati due volte (depressione di lei o lui, presunta possessione demoniaca, alcolismo, precedenti problemi psichici), 4 questioni economiche. I conti non sono precisi perchè le motivazioni non sono semplici da classificare. In un caso la donna soffriva di una malattia degenerativa e il marito non ha retto allo stress di vedere la moglie soffrire quindi l'ha soffocata con un cuscino.
Metodi (per i più morbosi): 4 ignoti (di due non si trova il cadavere), 14 casi in cui sono state usate armi da fuoco (soprattutto pistole ma anche fucili), 10 accoltellamenti (e armi bianche in genere),11  strangolamenti, 4 soffocamenti, 2 utilizzo del fuoco, 4 pestaggi (con o senza oggetti contundenti), in 3 casi la vittima è stata gettata da: scale, ponte, finestra.

RICORDO A TUTT*, SOPRATTUTTO AI GIORNALISTI PROFESSIONISTI, CHE LA VERIFICA DELLE FONTI NON E' UN OPTIONAL NE' UN PASSATEMPO PER PERSONE STRAVAGANTI. (Ovviamente dovete controllare anche questa nota, perchè posso sempre aver fatto qualche casino quindi ANDATE A CONTROLLARE!!!)

Oggi Bollettino di Guerra scrive chiaramente che il loro conteggio comprende donne, bambini e uomini (vittime trasversali dei delitti che hanno come obiettivo una donna)

Che poi non è nel numero o nei termini usati il problema, è ovvio.

Il problema è che questo pressappochismo, questo voler correre , volersi farsi vedere attiv* e preparat*, mi fa più rabbia delle tette su Repubblica, della firma di Peter Gomez, dell'adesione di Polverini, perché dimostra che alla stragrande maggioranza di chi sta parlando oggi, fino a qualche ora fa del femminicidio non interessava niente.

giovedì 3 maggio 2012

STOP femminicidio

Non entrerò nella polemica "firma sì, firma no". 
Mi basta dire che non sono tra chi gioisce dell'adesione di questo o quel vip. 
Anzi. 
Chi mi legge e mi conosce lo sa, ho usato il termine "femminicidio" anche quando mi si diceva che è una parola che non esiste in italiano e i giornali -gli stessi che oggi mi invitano a firmare- scrivevano cose come "delitto passionale" o "raptus della gelosia" o "amore finito male".

Ho anche detto altrove che non credo che mettere firme e condividere foto sia uno strumento di lotta: bisogna uscire di casa, andare nelle strade e portare lì la nostra protesta e le nostre proposte.

Per questo, mentre si contano le firme dell'appello di SNOQ (cui ha aderito anche Peter Gomez, quello che fa scrivere deliri misogini e sessisti a Massimo Fini senza degnare di risposta chi gli chiede di prendere una posizione chiara) , io ho risposto con gioia alla chiamata di TILT: 55 cartelli, con i nomi delle vittime della violenza maschile sulle donne a Montecitorio, per dire, con le parole di Celeste, che 
Quell’omicidio (Vanessa, uccisa dal fidanzato e poi gettata da un cavalcavia. Gelosia, dicono i giornali. n.d.r.) e l’appello lanciato subito dopo da “Se non ora quando” ci hanno semplicemente fatto sentire più urgente la necessità di organizzare una mobilitazione in carne e ossa. La solidarietà non si può limitare a un tweet o un clic fatti restando comodamente seduti a casa.
http://lolicchia.tumblr.com/post/22311444613/http-www-paesesera-it-societa-donne-dasud-il-femm