martedì 27 novembre 2012

Libertà intellettuale, leggi dello Stato e affari immobiliari.






Voglio avere la libertà intellettuale di rifarmi a Mussolini sia a livello filosofico che per come concepiva lo stato sociale
Queste le parole di Iannone durante il corteo di fascisti che ha sfilato per la mia città, medaglia d'oro per la Resistenza e già offesa da un sindaco con la celtica al collo, lo scorso 24 novembre.

A quanto pare nessuno ha pensato di sottolineare che in questo paese l'apologia del fascismo è ancora reato e che comunque Mussolini filosofo è credibile quanto Lola etoile del Bolshoi.

Questi si presentano alle elezioni dichiarando apertamente di volersi rifare a Mussolini, coccolati da chi dicono di schifare e belli comodi in palazzi e case di campagna che pago anche io.

Tutto questo grazie soprattutto a chi li ha vezzeggiati, li ha cercati per "dialogare" e "confrontarsi".
L'idea che feccia simile possa sedere in Campidoglio mi fa venire i brividi.






lunedì 19 novembre 2012

Di foto e morte in Palestina.





Non sta a me indagare cosa rappresenti per un essere umano la vista di un suo simile morto, dilaniato, ucciso, non è un’indagine che mi compete e soprattutto non ho i mezzi né tantomeno la voglia per affrontarla. Non ora, almeno.

Quello che mi spinge a scriverne ora, sono le decine di messaggi sui social networks che minacciano di “eliminazione dai contatti” chiunque posti foto  dei bimbi (degli adulti non si dice niente, ma presumo valga lo stesso trattamento) uccisi in queste ore a Gaza dall’esercito di Israele.

Le immagini sono atroci ed è -o per lo meno dovrebbe esserlo- impossibile guardarle senza esserne profondamente turbati. 
Il sangue di quei bambini, il genocidio di quel popolo non può lasciarci indifferenti.

Eppure...
Eppure ogni volta si ricomincia, si sentono le stesse parole, si leggono le stesse frasi: Israele si sta difendendo, Hamas sta uccidendo il popolo di Gaza, l'operazione militare è chirurgica e vuole stanare i terroristi, veri colpevoli delle condizioni di vita della gente di Gaza. 
Pare di leggere le stesse parole già dette durante Piombo Fuso.

In pochi giorni l’esercito Israeliano, secondo solo a quello USA, se non vado errata, ha ucciso più di 70 persone (quasi venti sono bambini) e ne ha ferite  670, di nuovo soprattutto donne e bambini, alla faccia delle “azioni chirurgiche”.

Nel silenzio e nella complicità degli ultimi premio Nobel per la pace, Obama ed Unione Europea, Israele sta bombardando una striscia di terra già abbondantemente martoriata. Anzi, peggio: si chiede ad Israele di fare tanta attenzione, se ne benedice il diritto alla difesa e si chiede solo di moderarsi un po'.

“Israele ha diritto a difendersi”, dicono. 
E poi tacciono davanti ai corpi dei quattro fratellini uccisi nella loro casa insieme alla madre di 22 anni, al padre di 28, alla nonna, la zia, a due vicini. Un'intera famiglia sterminata perché Palestinese, perché a Gaza.

Un errore, una fatalità, li usano come scudi umani, c'era un covo terrorista lì vicino...
Le stesse parole, le stesse giustificazioni, la stessa morte, lo stesso dolore.

Non so se sia giusto mostrare le foto di quei corpi, ma continuo a farlo, perché davanti al silenzio, al disinteresse, alla ricerca di “spiegazioni” e “giustificazioni”, forse il solo modo per costringere qualcuno ad aprire gli occhi è sputargli la verità in faccia. 
Perché la giustezza del mostrare la morte, credo passi in secondo piano rispetto alla necessità di far sapere, di non tacere, di condannare.

Il massacro del popolo palestinese è continuamente negato.
Non ci sono solo le bombe di Israele. C'è l'umiliazione di un popolo intero, c'è l'impedire alla gente di vivere nella sua terra. Ci sono gli olivi sradicati, c'è l'acqua negata, ci sono le ambulanze fermate arbitrariamente ai posti di blocco, ci sono i bambini che vivono di niente, c'è un muro, ci sono i militari che entrano in casa tua.
E va bene così, fino al prossimo bombardamento.

Ad ogni voce che si alza in difesa del popolo Palestinese, ce ne sono a decine che urlano “antisemita!” e rispondono paragonando il lancio dei razzi qassam ai bombardamenti israeliani.

E allora, forse, far vedere quello che sta succedendo davvero a Gaza è il solo modo per tenere alta l’attenzione, per fare in modo che non si mettano più sullo stesso piano le “forze di fuoco” in campo.

Rosa Schiano è a Gaza, è sotto le bombe di Israele proprio mentre sulla mia pagina facebook si discute su "foto sì, foto no" e a chi le dice che pubblicare le foto dei bimbi, delle vittime negli obitori, delle macerie è “macabro”, lei, sotto quelle stesse bombe, risponde “io faccio informazione”. 

E le pubblica, quelle foto e quei video, che hanno su di me un effetto devastante.

Quelle foto, quel sangue mi fanno sentire parte di un mondo che di quei corpi non si è mai interessato quando erano vivi e il dolore che mi provocano è per questo ancora più forte. 
Mi fanno sentire talmente male da spingermi a condividerle ancora, a cercare altre informazioni, a fare quel pochissimo che possiamo fare da qui: informare, parlare, urlare, non tacere mai.

Sabato a Roma, allo sciogliersi del corteo, un ragazzo palestinese ci ha detto di non dimenticarli, di non fare calare l’attenzione, di continuare a parlare, a protestare, a scrivere perché non si dimentichi mai il popolo Palestinese.


Consigli di lettura:
Palestina: Storia di una pulizia etnica 1-2-3 di Baruda
E sempre da lì, leggetevi tutti gli articoli su Palestina e Medio Oriente.

venerdì 16 novembre 2012

Emergenza maschio



Che ci siano donne stronze, è un dato di fatto.
Che ci siano donne molto stronze, è un altro dato di fatto.
Così come è un dato di fatto che ci siano donne violente. 

Questo per evitare fraintendimenti e rotture.
Ne parlavo giusto ieri con una compagna reduce dall’orale di Dottorato, che mi raccontava di una professoressa di studi di genere (!), che, parlando di donne e terrorismo, se n'è uscita con un: “ma come? Donne e terrorismo? Le donne, che sono così materne?”

Ebbene, anche le donne sanno essere violente, dirlo è talmente ovvio da rasentare il ridicolo.

Usare però questi assunti per affermare che in Italia c’è una “sensibilizzazione unidirezionale” della violenza e che la realtà che viene presentata riguardo la violenza di genere è “fondata esclusivamente su condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi”, non solo è ridicolo, ma è un attacco pericolosissimo a tutte le donne vittime di violenza (dove per “violenza” qui intendo tutto: dallo stupro alle botte, dalle minacce alle vessazioni, dalla costrizione al femminicidio) e a chi da anni lavora con e per loro.
È di questi giorni l’“Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile”, basata su un questionario anonimo on line e rilanciata da un consigliere dell’Assemblea Capitolina, Ludovico Todini, ex Fronte della Gioventù, uno dei protagonisti dei gruppi studenteschi di destra (che confluiranno qualche anno più tardi tra le fila giovanili di AN) (sic.) che con forte senso dello stato fa il Carabiniere che tra una percentuale sparata con forse troppa leggerezza e qualche numero sballato (io in matematica sono una pippa al sugo, ma lui sta peggio) ci spiega quale sia la vera piaga del paese: la violenza femminile sugli uomini.

Mi sono andata a leggere la ricerca e la cosa che colpisce immediatamente è la totale assenza di scientificità, ammessa peraltro –seppur mascherata da una non meglio specificata carenza sociale e strutturale- dagli stessi indagatori. 
Merita sottolineare che nello spiegare il perché della parzialità dei dati raccolti e delle evidenti carenze, si sia tirata in ballo l’indagine ISTAT del 2006 sulla violenza sulle donne (2006! Ci sarebbe da scrivere in massa a chi di dovere e far presente che da allora il numero dei femminicidi è aumentato e forse sarebbe il caso di aggiornarsi, ma tant’è), presentata ironicamente (sarà stata ironia voluta o è uscita così?) come uno sperpero di denaro pubblico: 


Infatti, mentre il lavoro dell’I.S.T.A.T. ha potuto usufruire di un considerevole budget per coprire l’acquisto delle utenze telefoniche di un campione rappresentativo, con relativa assunzione e formazione di 64 intervistatrici con contratto a progetto, oltre ai costi telefonici per decine di migliaia di chiamate telefoniche in tutta Italia, gli autori della presente ricerca non hanno potuto gestire alcun budget.


Fin dalle prime righe mi pare che –ammettendo la buona fede del ricercatore- sfugga un punto fondamentale: chi  si occupa di violenza di genere non nega affatto l’esistenza di donne violente, quindi parlare di violenza di genere non vuol dire in nessun caso negare che, come ho scritto sopra, esistano donne stronze, donne violente, donne maltrattanti.
La violenza di genere è in questo paese una vera e propria emergenza (per quanto il termine non mi piaccia): una donna ogni due giorni è uccisa in quanto donna. Stupri, molestie, botte non si contano nemmeno più e lo Stato risponde togliendo soldi ai Centri Antiviolenza, alle associazioni che si occupano di violenza sulle donne e non spende un euro in più per l'educazione dei ragazzi e delle ragazze per contrastare l'aumento della violenza di genere anche tra i giovanissimi.

Affermare che 


Viene trasmesso il messaggio che la violenza femminile non esiste, e se esiste è “lieve”, non suscita allarme. In ogni caso è legittimata, normalizzata, positivizzata, sdoganata persino sui media

non è altro che un ridicolo “buttarla in caciara”.

La violenza femminile non è negata, si ammette tranquillamente che può non essere lieve (mi vengono in mente le tante parole scritte da Sud De-Genere sulle donne di mafia) e la sua “normalizzazione”, casomai, viene da chi pretende ancora che le donne siano angeli del focolare, sempre mamme, naturalmente predisposte ai compiti di cura della famiglia (uomo-donna, manco a dirlo) e dei vecchi.
A questo proposito non posso dimenticare articoli deliranti sulla violenza delle donne manifestanti il 15 ottobre o delle donne No Tav, che con i loro corpi e con la loro forza lottano ogni giorno per la loro terra. 
La violenza femminile, più che normalizzata, mi pare invece che venga vista come un qualcosa di “folle”, di completamente anormale ed estraneo al femminile che ci hanno cucito addosso, qualcosa che esce dalle “regole” che la società ci impone in quanto donne: il sesso debole, Venere, la mamma. I "millenni di iconografia femminile" di cui parlava Il Corriere dopo gli scontri del 15 ottobre.

Una donna che attacca violentemente qualcuno è un’”isterica”, una “pazza”, a meno che non si difenda da un assalto, ma in quel caso l’ideale mediatico e –temo- sociale resta l'inarrivabile Maria Goretti.

Questa ricerca, che – come detto- non pare avere una seria pretesa di credibilità [L’unica fonte di informazioni è costituita dalle dichiarazioni degli interessati, pertanto non è possibile effettuare alcuna verifica attraverso atti giudiziari, referti medici, registrazioni audio-video o altri documenti]
sembra voler mettere  in un unico calderone cose talmente diverse tra loro da non potersi nemmeno incontrare. 

Insomma, come si può credere che il fatto che una donna non voglia fare sesso dopo i preliminari sia violenza sessuale (domanda B1: è capitato che una donna abbia iniziato con te i preliminari di un atto sessuale, per poi rifiutarlo senza fartene comprendere il motivo)? 

Quale violenza sessuale è dire “fatti una pippa ché io non ho voglia di fare sesso stasera” (domanda B4: è capitato che la tua partner ti abbia ironicamente invitato a “provvedere da solo”, perché lei non aveva voglia di avere un rapporto sessuale?)

Alla fine della presentazione dei risultati dell’indagine (vi consiglio di leggere le domande, alcune sono strepitose) si ammette candidamente quanto prima era solo accennato: ‘sta ricerca non ha niente di scientificamente valido:


Per completezza di informazione va detto che il contatore inserito sulla pagina web del
questionario ha registrato circa 1900 accessi, a fronte di 726 compilazioni Il cartaceo è stato distribuito in 1000 copie, delle quali 332 restituite compilate ai 3 somministratori.
Pertanto vi sono percentuali di uomini (61.7% per il questionario online, 63.1% per il cartaceo) che pur avendo visionato i contenuti dell’indagine non hanno ritenuto opportuno prendervi parte.
Non è dato di sapere se abbiano visionato la pagina web solo per curiosità, se non abbiano partecipato all’indagine per riservatezza, per mancanza di tempo, per la difficoltà nel riconoscersi vittime, per non aver mai subito alcuna violenza, o altro ancora.


Nonostante ciò, la spavalda conclusione è che


Con tutti i limiti quali/quantitativi evidenziati in precedenza, si rileva tuttavia come l’analisi dei dati raccolti smentisca la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza U>D sia la sola forma diffusa e quindi l’unica meritevole di contromisure istituzionali e di tutela per le vittime si è rivelata inattuale e non corrispondente alla realtà dei fatti.


Capito?
Metti un questionario on line, ci scrivi qualcosa intorno e olè! fine del problema. Non più violenza di genere, fine del femminicidio e vissero tutti felici e contenti.


---Aggiornamento---

Copio e incollo un bel commento di Pina Nuzzo (il grassetto è mio):

Solo un pensiero: ultimamente è un fiorire di studi, di teorie che avallano la rappresentazione delle donne come violente, da quando, nei rapporti sociali e interpersonali, le stesse pretendono di autodeterminarsi. Di non sottostare a ricatti sessuati. In tutte le coppie, in tutti i rapporti, c'è un problema e riguarda il potere; questo può degenerare in comportamenti aggressivi, violenti coercitivi. C'è però uno scarto, proprio della relazione tra i generi: l'uso del pene come arma. Il pene come metonimia: una parte per il tutto. Quindi parliamo pure di violenza e torture in tempo di guerra, di violenza e soprusi nei rapporti di coppia (in relazione ai figli, per esempio) ma lo stupro e l'annientamento dell'altra - il femminicidio - sono un altro genere di delitto. Il delitto su cui si rafforza il patriarcato.