lunedì 27 maggio 2013

Con rabbia e dolore.

È andato a prenderla col motorino davanti scuola.
L'ha portata in un posto appartato.
L'ha accoltellata.
L'ha lasciata in terra ferita, terrorizzata, agonizzante.
È tornato con una tanica di benzina che lei era ancora viva.
Le ha dato fuoco.

In Italia nel 2013 una ragazzina di sedici anni può morire così.
In Italia nel 2013 un ragazzino di diciassette anni può uccidere così.

Ero geloso.
Mi voleva lasciare.

E pare che gli amici e le amiche di quella ragazzina sapessero che il ragazzo che l'ha uccisa era un violento. 
La picchiava. Le ha rotto il naso. L'ha portata a Bologna per una settimana, senza il permesso dei suoi quando il padre di lei gli ha detto di lasciarla stare.

Gli amici e le amiche sapevano, il paese è piccolo e la gente mormora, ma lui l'ha accoltellata e bruciata lo stesso e ora chi sapeva si dice sgomento.

In Italia nel 2013 un ragazzino di diciassette anni è convinto che quella ragazza sia roba sua
È convinto di poterne controllare ogni mossa, ogni parola, perfino il profilo su facebook e le telefonate.

Mi pare evidente che quello che non va non è solo nella testa degli assassini, di quelli che uccidono una donna ogni tre giorni.

Come ho scritto riguardo la ragazza che ha perdonato l'uomo che le ha spappolato la milza al calci, il problema è di tutte e tutti noi.

Il problema è in una società che -lo ripeterò fino alla nausea- insegna alle ragazze che non valgono niente e ai ragazzi che possono e devono essere padroni.

Una società che pretende di imporci dei ruoli ben definiti: la donna debole, sottomessa, silenziosa e sorridente e l'uomo forte, macho, potente, violento, perché alle donne piace lo stronzo.

Dicevo:
Ma da qualche parte la donna queste cose le ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.
E lo stesso è per l'uomo che è convinto di essere il proprietario della donna che ha accanto, di poterne decidere la vita.  O di poterla uccidere quando lei si ribella.

Da qualche parte l'uomo queste cose le ha ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.

Se un ragazzino di diciassette anni picchia, accoltella e brucia una coetanea che gli dice "NO", io  non voglio sentire parlare di "mostro", di "raptus", di "disagio" o di "follia".

Io voglio finalmente sentir parlare di educazione, di un modello educativo evidentemente fallimentare, che continua a non insegnare alle donne che possono fare ed essere ciò che vogliono, che non devono rimanere imbrigliate in stereotipi in cui non si riconoscono o in ruoli che non sentono propri e agli uomini che quella persona che hanno accanto non è una cosa da sfoggiare e possedere finché se ne ha voglia.

Se i modelli di riferimento continueranno ad essere le principessine per bene e l'uomo che non deve chiedere mai sarà inutile il continuo accavallarsi di eventi e petizioni, più o meno seri, più o meno condivisibili, contro la violenza sulle donne.



5 commenti:

  1. l'uomo che non deve chiedere mai non c'è più da un pezzo, ma certe famiglie e certi contesti sociali come quello di questo ragazzo (un paesino calabrese con una forte presenza di ndrangheta a quanto ne so e dove tutti sapevano chi era questo ragazzo e cosa le faceva e nessuno ha mosso un dito) non se ne sono accorti. Dove le ha imparate? Io vorrei sapere chi sono i genitori di questo ragazzo, se lo hanno amato e COME lo hanno amato (dandogliele tutte vinte, forse?)..e no non sto negando la valenza sociale del problema, vorrei andare alla radice.
    Comunque si per me quello è un mostro..come Eichmann

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    1. perchè anche se c'è chi supera una infanzia difficile e diventa una brava persona, è difficile che un bambino amato in maniera equilibrata e cresciuto in maniera relativamente sana diventi un carnefice..il carnefice della ragazza accanto a sè

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    2. dire che è un mostro non vuol dire annullarne l'umanità..anche la malvagità è umana

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  2. Tutto questo finirà solo quando nelle nostre famiglie i padri capiranno la differenza tra l'essere autoritario e l'essere autorevole, tra l'essere temuto e l'essere rispettato, tra il farsi obbedire e il saper dare l'esempio. Punto.

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    1. Finalmente qualcuno che non tira in ballo la madre.

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