martedì 21 maggio 2013

Ti amo da morire

Non posso giudicare la ragazza finita in ospedale e operata per l'asportazione della milza dopo essere stata presa a calci dal compagno e che a distanza di qualche giorno dice "lo amo, lo perdono, non si è reso conto, non voleva, ci amiamo da morire".

Non la conosco, quindi, se pure con enorme fatica, sospendo il giudizio.

So che se fosse una mia amica non riuscirei a non dirle: "Ma che cazzo dici?", non riuscirei a fare quello che consigliano in tante, ad accettare "il suo modo di vivere" e girarmi dall'altra parte, in nome di non so quale lotta contro ogni autorità o della libertà di ciascun* di scegliere la propria condotta sessuale (come se tra un rapporto bdsm consenziente e un calcio che ti spappola la milza dato "per gelosia" non ci fosse differenza alcuna).

Ma davvero, su questa ragazza io sospendo il giudizio. 

Ma non posso non pensare, non posso non interrogarmi su quello che, forse, è alla base di un rapporto in cui il tuo compagno può mandarti in ospedale perché "è geloso".

Sono tantissime le donne che subiscono violenza ogni giorno, sono troppe quelle che non denunciano, chi per paura, chi per pudore, chi perché non saprebbe nemmeno come fare e chi invece perché convinta di "poterlo cambiare". 
Qualcuna magari a quell'amore ci crede veramente e tra un cazzotto e l'altro cerca -e magari trova- giustificazioni alla violenza.

Ma si può giustificare chi ti piglia a calci?
No, non credo.
O almeno io non giustifico.

Non sarebbe forse -di nuovo- il caso di cercare di capire che cosa come donne impariamo fin da piccole?

La donna deve essere moglie devota, deve fare la mamma, la donna prepara la cena per il marito che torna dal lavoro, la donna non può uscire da sola, la donna il sabato fa la spesa e poi le pulizie, domenica a messa, pranzo in famiglia e se proprio è un giorno speciale si esce, magari si va al centro commerciale di zona.

La donna non risponde, la donna non è violenta, la donna non alza la voce, la donna non dice parolacce.

La donna è sottomessa.

Ma da qualche parte la donna queste cose le ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.

È in questo, credo, che sta il cortocircuito che ti porta a credere che fare la serva e prendere ceffoni sia accettabile, nel fatto che evidentemente nessuno ti ha mai detto in modo abbastanza convincente che no, prendere ceffoni non è normale e non è accettabile, che nessuno ha il diritto di dirti cosa fare, come vestirti, dove andare e che nessuno può convincerti a calci del suo amore per te. 

Forse sarebbe il caso di riappropriarci di modelli diversi e di farli conoscere alle altre, alle nostre figlie, se le abbiamo, alle nipoti, alle ragazzine con cui ci asciughiamo i capelli in piscina. Magari cominciando a fare come Jaime Moore, che ha deciso di vestire sua figlia "da femminista" e non "da principessa", perché è ora di lasciare "da parte Barbie e principesse per un momento e mostriamo alle nostre figlie le VERE donne che possono ambire a diventare”

Sospendo il giudizio su questa ragazza, ma resto convinta che sia davvero necessario ripensarci e ripensare i nostri rapporti con il mondo, perché se una donna pensa che essere umiliata, picchiata, uccisa faccia parte di un rapporto amoroso, allora c'è decisamente qualcosa che non quadra.



Grazie a Milena Carone, che mi ha segnalato il Quartetto Cetra e che, come me, ha problemi con i vari "io ti salverò".

8 commenti:

  1. si può giocare con la Barbie senza innamorarsi del proprio aguzzino.
    è questione di mancanza di autostima e quindi di quale educazione hanno dato i genitori alla loro figlia, che tipo di amore le hanno dato se glielo hanno dato (perchè a nessuno piace avere la milza spappolata ma qualcuno può crescere pensando che se lo merita e per questo motivo cercarlo), e quale educazione ha avuto lui sopratutto (anche se è vero che c'è chi supera infanzie tremende diventando una brava persona..può accadere ma è raro che un bambino o una bambina amata in maniera sana e equilibrata diventi un carnefice o si innamori del proprio carnefice)..perchè no l'amore non è solo gioie e sorrisi e felicità (è anche questo e dev'essere sopratutto questo), l'amore non è assenza di conflitto, litigi o problemi ma non è neanche una milza spappolata a calci: chi ti picchia tutti i giorni con la precisa volontà di farti male e lui sa che ti fa male, di sicuro non ti ama o ti ama male che è la stessa cosa, è vigliacco nel senso peggiore del termine) E non c'entra nulla neanche che alle donne viene insegnato che "deve piacere il bastardo" le donne come gli uomini hanno il diritto di essere attratte da chi vogliono, che poi ci può essere un uomo che ha modi considerati da "bastardo", persino aggressivo e non picchierebbe mai la fidanzata. Comunque è vero che di solito questi violenti sono bravi a scegliersi le vittime...mi viene in mente Tom Rogan e Beverly Marsh nl bellissimo romanzo di Stephen King, It.

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    2. Secondo me il tuo commento sposta eccessivamente l'attenzione sulla sfera privata/familiare! quello che secondo me ancora (Dio sa perché) fatica a passare, è che la violenza sulle donne è una questione politica e sociale, non delle singole che la subiscono, non dei singoli che la agiscono!
      non usciremo da questo dramma, finché non ce ne faremo carico tutti e tutte. Le donne hanno già cominciato da molto. Gli uomini faticano a caricarsi questo fardello.
      Ad ogni modo inorridisco quando leggo che in una vicenda simile sia nelle mani di lei l'esito del carcere o meno per lui, ossia che se lei ritirasse la denuncia potrebbe esserci una sospensione della pena. Questo è un pezzo della mancata assunzione collettiva del dramma della violenza sulle donne.

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  2. anche io non voglio giudicare, ma chi ti prende a calci non si può giustificare.

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  3. http://www.acartescoperte.eu/26-io-ti-salvero/

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  4. ma perchè non giudicare? IO GIUDICO perchè un tipo di rapporto che ti manda in ospedale non è un rapporto ma un film dell'orrore. IO GIUDICO perchè non si può parlare di amore in una situazione come questa ne tantomeno di perdono. IO GIUDICO perchè non si può dire " Io lo amo da morire" perchè evidentemente hai qualcosa che non va se ti stai riferendo a uno che ti ha fatto asportare la milza. Anche a mio marito hanno asportato la milza peccato che lui è stato investito da un auto in corsa... E allora non dire " lo perdono perchè lo amo da morire .. lui non voleva farlo " di piuttosto "lo perdono perchè ho una sindrome da crocerossina e mi andrò presto a curare sempre che tra un bacio e un altro non venga ammazzata definitivamente". La frase " lui non voleva farlo " non è un'attenuante... lui voleva eccome..che pensava che prendendoti a calci e pugni ti avrebbe fatto un massaggio cervicale? oppure che avrebbe affermato la sua virilità dimostrando quanto è forte lasciandoti per questo segni permanenti? Spero vivamente mia cara "vittima" di un mostro del genere e soprattutto di te stessa che ti si aprano finalmente gli occhi e che tu veda quanto la realtà e l'equilibrio delle cose siano diverse. L'uomo che devi avere accanto ti deve amare e rispettare il che non include farti asportare la milza!

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  5. E' una questione - meglio, una tragedia - psichica e culturale, i due ambiti, personale e sociale, strettamente intrecciati, il secondo che condiziona e influenza pesantemente il primo, dapprima attraverso la famiglia, chiamata pomposamente "la prima agenzia educativa", e poi attraverso una miriade di rinforzi esterni quotidiani. Ed è vero che spesso sono le donne le peggiori nemiche delle donne, collaborando a perpetuare modelli intollerabili, castranti, oppressivi della dignità ed identità del loro genere.
    Questi violenti, come dice Paolo1984, sono "bravi a scegliersi le vittime" perché la loro patologica visione del mondo e di se stessi si incastra perfettamente come una parte di un bottone automatico nell'altra.
    Nemmeno io voglio, o posso, giudicare questa ragazza: non conosco i motivi (e ce ne potrebbero essere di reconditi) per cui ha pronunciato queste parole che paiono allucinanti. Penso solo che, se le cose sono come sembrano, questo, in questo caso come in tutti gli altri dove si arrivi a considerare positivamente le botte quale espressione "di quanto lui ci tiene a me", non è amore. Né da parte della vittima, né da parte dell'aguzzino: questa è mera, malsana, perniciosa dipendenza. E l'espressione "lo amo da morire" si colora di sfumature che fanno rabbrividire.

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  6. Grazie a tutte, raccapricciante. Posso partire da me? Come facevano le femministe "antiche", quelle appena appena un pochino più grandi di me? Ecco, parto da me, e racconto il mio "imprinting": una volta, una sola volta, mia madre, che ricordo aver passato la vita ad altercare simbioticamente con mio padre, mi raccontò che, da poco sposati, il marito, cioè mio padre, fece il gesto di ammollarle uno schiaffo, e lei, prontamente, si sfilò uno zoccolo (che portava in casa) e brandendolo disse: "Se ci provi te lo dò in testa". Da allora in poi, il conflitto tra i due si svolse a livello verbale! Chi avrà insegnato a mia madre? Non so. So che questo racconto mi è stato fatto da lei quando ero già molto cresciuta, e la mia formazione si era conclusa. Ma a qualcosa quello zoccolo, forse, era servito. Non tutte le donne hanno questa possibilità.

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