lunedì 10 giugno 2013

Di prezzi e genere.

La notizia è di quelle cui giornali on line tipo repubblica.it dedicano una gallery nella colonna di destra: in Brasile si sono inventati "Valentina", bambola gonfiabile iper realista che costa 33.000 €.

Niente di nuovo, a dire il vero: sono decenni che ogni tanto esce fuori la bambola di gomma che "sembra vera" e non mi metto certo a giudicare chi è disposto a spendere quello che io guadagno in più di due anni di lavoro per comprarla.

La cosa veramente triste è l'articolo di La bambola gonfiabile Valentina da 33mila euro
Veronica Carnebianca apparso su today.it lo scorso 27 maggio.

O meglio, la sua prima versione, nella quale Carnebianca ci faceva notare come anche per Valentina "come tutte le femmine, il prezzo da pagare è alto".

Insomma, le femmine costano, come una bambola di plastica.
Ed è -spero- inutile sottolineare ancora una volta quello che innesca la lettura di un commento simile in chi legge.




Tra i commenti all'imperdibile notizia spicca quello di Alessandra:

"Ma come tutte le femmine il prezzo da pagare è alto". Ma come vi permetete a scrivere certe cose. L'autore corregga subito l'articolo. Vergogna.

Chissà, forse Carnebianca o qualche suo/a collega ha preso sul serio la commentatrice, o magari qualcuno si è reso conto di avere pubblicato una cosa terribilmente offensiva, ma stamani la frase sottolineata nella foto sopra non c'è più.





Quello che trovo "interessante" è la conferma di quello che vado dicendo da anni: l'appartenenza a un genere non mette a riparo da misoginia e sessismo, se per una giornalista è normale dire che lei ed io, in quanto vaginamunite abbiamo "un prezzo da pagare".





2 commenti:

  1. Sì, che cosa triste. Lo scadimento è totale, se ancora si commissionano interi servizi per una non notizia che non varrebbe manco un trafiletto. Poi allora l'infelice che si è costretta, o è stata costretta, alla umiliante mission impossible di trarre da questa storiella scadente un articolo di tot righe, di riflesso, scade, e cade, pure lei: nei più squallidi e beceri luoghi comuni di cui è intrisa l'aria avvelenata che respiriamo.

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  2. Si chiamava introiezione dello sguardo (=punto di vista, cultura) maschile, no? Che pretendiamo?

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