martedì 9 luglio 2013

Gli shorts di Margherita.

Che vi avevo detto?
In questo paese quando qualcuno dice o scrive una stronzata sessista e viene criticato, tra le più classiche delle reazioni c'è dare la colpa alle femministe, strane donne su cui ciascuno si sente in diritto di sputare sentenze, ma di cui in linea di massima non conosce nulla.

Dopo le polemiche per l'articolo sugli shorts (in particolare su quelli che vanno appena sopra le chiappe delle quartine), Cubeddu  gongola sulla sua bravura di "provocatore", e sul moralismo di chi non ha compreso.
Lo scopo di “Intransigenze”, non troppo mascherato, era quello della polemica. Missione compiuta. Il tono delle critiche e degli insulti che ho ricevuto è classico del moralismo al contrario.
Insomma, lui era lì volutamente a provocare (che cosa voglia provocare uno che parla di tette, magliette bagnate e  "ragazzine, giovanissime, con una parte consistente di chiappe in vista" non è dato sapere), ma è stato criticato e insultato da gentaccia moralista al contrario (?) che non ha capito il messaggio sotteso nelle sue parole.

Lui non voleva parlare delle chiappe in vista, ma voleva proporci un profondissimo discorso sulla consapevolezza del sé.

Da chi si fa la cresta e chi veste Armani, ciascuno comunica un’identità in cui si riconosce. L’abito, qualsiasi cosa scrivano i sostenitori di una presunta libertà di pensiero, fa il monaco. Ma il monaco, in questo caso, è quasi nudo. Perché svestirsi se non per farsi vedere? E cosa vuol far vedere, precisamente, chi si sveste, se non la parte che scopre? Cosa dovrebbe comunicare un gluteo al vento? Risulta a qualcuno che Einstein, Margherita Hack, Stephen Hawking, Rita Levi Montalcini, Maria Callas, Frank Sinatra indossassero pantaloncini inguinali? Oggi è la moda dominante e c’è chi sostiene che assoggettarvisi sia un modo di esercitare la propria libertà.
Mah, chi legge questo blog lo sa, io tendo a partire da me.
E io mi metto gli shorts semplicemente perché ho caldo e perché mi piacciono le gambe abbronzate, quindi quando posso ne approfitto per prendere colore.
Il "gluteo al vento"  delle quattordicenni contrapposto a Einstein, Montalcini, Hack e via dicendo, poi, è quanto di più idiota e retoricamente noioso si possa immaginare.
La contrapposizione tra il corpo e il cervello non è proprio una grande novità e se di mestiere io facessi la scrittrice cercherei in tutti i modi di non scivolare in simili banalità.
Che poi c'ho come l'idea che Margherita Hack o Rita Levi Montalcini avrebbero avuto da ridire nel leggere il loro nome in una frase che serve a giustificare un testo che recita: "non possono lamentarsi se poi le stuprano".
Si è liberi di fare tante cose, in questo mondo. Ma non è detto che sia vantaggioso. Credo che per le donne e gli uomini di domani, oggi ragazzi, sia importante soffermarsi a riflettere su quale tipo di persone vogliono diventare.  
Ecco, dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei.
Pare di essere tornati ai tempi del liceo, quando qualche prof. particolarmente infame ti giudicava a priori perché avevi la testa rasata e portavi i pantaloni larghi (ogni riferimento è puramente casuale...).
Insomma, indossando una gonna troppo corta, tu stai dicendo quale tipo di persona vuoi diventare. E lo sappiamo tutte quale tipo di ragazza mette le gonne sopra il ginocchio!
Di certo nessuna di quelle quartine che facevano a gavettoni in pantaloncini sarà mai una brillante giornalista, una cantante lirica, una scienziata.
Se solo avesse pensato bene a come vestirsi prima di uscire a divertirsi con amiche e amici!
Se avesse messo una bella gonna sotto al ginocchio, allora sì che sarebbe stato vantaggioso.
La consapevolezza è l’unica vera libertà. Non credo, francamente, che si possa attribuire molta consapevolezza a chi si sveste facendosi oggetto sessuale per lo sguardo lupesco degli altri e pretende allo stesso tempo di non venir giudicato per come appare.
A parte il fatto che lo sguardo lupesco è esattamente quello che si legge nel suo articolo precedente e la cosa è quasi comica, davvero questo tizio ci vuole convincere che una donna che si sveste quando ci sono trenta gradi all'ombra lo faccia per farsi oggetto sessuale?
Ma sopratutto, uomini, non vi manda in bestia essere descritti come delle specie di bestie che se intravedono un centimetro di coscia hanno un'erezione e sono presi dall'irefrenabile impulso a pizzicare chiappe e toccare tette?
Io al posto vostro sarei offesa, giuro.

E poi, davvero questo, che è più giovane di me, ancora giudica la gente per come appare?
Ma dai, manco mia nonna, classe 1934 la pensa così. 
Io, le quartine, perfino Cubeddu, abbiamo il diritto di non essere giudicate e giudicati per come ci vestiamo.
Credevo che questa cosa fosse ormai un dato di fatto per ogni persona sotto i 60 anni.
C'è sempre da imparare.
Le femministe di oggi sono maschiliste inconsapevoli. Difendono il particolarismo di genere per un insano bisogno di autoemarginazione. Penso si dovrebbero abbandonare le fruste retoriche dell’ipocrisia e convenire sul fatto che la maggior parte delle persone che si sveste non ha molti altri strumenti culturali e fa dell’apparenza la sua sostanza. Siamo di fronte a una grande opportunità: sentirci umani e abbandonare le ridicole logiche che vogliono dividerci gli uni dagli altri sulla base di differenze marginali (ieri i pigmenti della pelle, oggi i gusti sessuali o i generi di appartenenza). Servirebbe una maggiore onestà intellettuale e una dissociazione da prebende e cadreghe che si poggiano su queste assurdità. Non sarà facile. Ma, se non ora, quando?
Eh?
Maschiliste inconsapevoli?
Insano bisogno di autoemarginazione?
Fruste retoriche dell'ipocrisia?
Roba da fare impallidire la mia collezione di stereotipi inventata al volo giusto per dire, quasi di sfuggita, che chi si sveste è un'imbecille incolta?
Wow.
Questo sì che si chiama sforzo retorico!

Ah, tanti complimenti a chi pubblica 'sta roba.






6 commenti:

  1. ma anche ritenere che una futura scienziata non possa mettersi gli shorts tanto più se è estate e tanto più ancora se sta facendo i gavettoni.
    La realtà è che una persona si veste o sveste per le ragioni che vuole: la metereologia, l'estetica, la moda, il luogo in cui deve andare, l'estetica, la voglia di farsi ammirare in tutto il suo splendore, il luogo e la situazione in cui sta, tutte queste ragioni insieme e tante altre, tutte legittime

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  2. a me pare anche questo un agglomerato di "argomentazioni" da fiera dell'ovvio messe insieme in base alla loro potenzialità polemica...e purtroppo ha ragione lui, è riuscito a provocare, visto che ancora se ne parla.
    Per me non c'era neanche da entrare nel merito di ciò che dice, perché non importa neanche a lui - gli importa solo che gli rispondano, in modo da tenere in vi(s)ta il flame. Io almeno la vedo così....

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  3. Laura, è vero che quel che importa al sedicente scrittore è tenere in vita quel che appare di lui (già), ma il problema è che le cose che dice molta gente le pensa, ancora, o di nuovo.

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  4. Laura, boh, io non volevo fare "argomentazioni" polemiche, ma solo esprimere quello che la lettura di certe cose mi porta alla mente.

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  5. Lola le "argomentazioni" erano quelle di Cubeddu ovviamente, non mi sarei mai permessa :-)

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  6. "Di certo nessuna di quelle quartine che facevano a gavettoni in pantaloncini sarà mai una brillante giornalista, una cantante lirica, una scienziata.
    Se solo avesse pensato bene a come vestirsi prima di uscire a divertirsi con amiche e amici!
    Se avesse messo una bella gonna sotto al ginocchio, allora sì che sarebbe stato vantaggioso."

    Ti adoro!

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