venerdì 20 dicembre 2013

Cambiare le cose.

Come hanno ricordato le compagne di Comunicazione di Genere, a Natale il sessismo si respira nell'aria.
Nei negozi di giocattoli, nei supermercati, nei centri commerciali è tutto un fiorire di rosa e azzurro, giochi per maschi e giochi per femmine (la zia Jo la chiama "la parete rosa").

Da questa constatazione e dalla voglia di far capire che parlare di sessismo e ruoli stereotipati già nell'infanzia non è un puntiglio da femministe, hanno rilanciato la campagna la discriminazione non è un gioco, venuta dal Cile nel 2012 che invita a riflettere e ad agire:

Per questo, con l’avvicinarsi dell’evento più consumista dell’anno, ci chiediamo: che genere di gioco regalare?
Le bambine che giocano a fare la mamma, la moglie, la massaia e poi appena più grandi sognano di diventare come scheletriche bambole dalla proporzioni assurde o di valorizzarsi solo col trucco e la moda.
I bambini che imparano a giudicarsi e giudicare secondo il binomio maschio/femmina, forza/debolezza, semplicità/vanità.
L’apprendimento a due binari, distinti per temi e velocità.
La contrapposizione rosa/azzurro, due mondi inconciliabili persino nel gioco.
Decidiamo di no.
Nei negozi di giocattoli di diverse città italiane, abbiamo lanciato la campagna “La discriminazione non è un gioco”: consiste nell’attaccare degli adesivi sui giocattoli che rispecchino una delle quattro caratteristiche elencate sopra, per aiutare chi compra a capire bene cosa sta acquistando, cioè sessismo, discriminazione, stereotipi.
Pensavo a questa cosa e mi è venuto in mente quello che mi ha detto qualche giorno fa un amico, padre di un bimbo di se non sbaglio 4 anni: "è che io a certe cose proprio non ci pensavo".

Ecco, lui ha questo bambino, particolarmente carino ed educato, c'è da ammetterlo, che gioca con tutto.
Ha le macchinine, la bici, i videogiochi, ma anche i Mini Pony (che non sono belli come quelli dell'epoca mia, ma tant'è).

E qui il mio amico ammette di essersi trovato per un attimo "in difficoltà".
Insomma, un maschietto che vuole i giochi "da femmina"?
Cosa fare?
Impedirgli di giocare perché "sei un maschietto"?
Oppure lasciarlo in pace a godersi i propri giochi?

Ne abbiamo parlato mesi fa e tra una presa in giro e l'altra, gli ho fatto leggere "Broinies: perché si può essere uomini e  amare "My little pony"".

La sera stessa mi manda una foto fantastica in cui è circondato dai Mini Pony del figlio.

Ecco,  lui è andato oltre ogni stereotipo, oltre ogni dicotomia "per maschi-per femmine" perché quello che conta è solo il divertimento e la felicità di suo figlio.
E' andato oltre quello che ci hanno insegnato da sempre, senza manco starci a filosofare sopra.
Ha scardinato un ruolo imposto e se ne è infischiato di tutto il resto, perché un bimbo felice e sereno è la cosa più importante.

Ha fatto in un momento quello che per tropp* sembra essere quasi impossibile e mi ha fatto capire che le cose possono cambiare eccome, basta cominciare.

E forse sarà che mi sento particolarmente melensa in questi giorni, ma penso che un padre che si pone delle domande, che si interroga, che guarda oltre quello che è dato per assodato e che ha come unico obiettivo la felicità del proprio figlio sia un inizio fantastico.



4 commenti:

  1. in fondo mi sento ottimista.....conosco mamme non particolarmente "aperte" che quest'anno ai loro bimbetti (maschi) regaleranno (a gentile richiesta): sbrodolina e aspirapolvere.

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  2. se i bambini, maschi o femmine vogliono la sbrodolina gliela si da', se vogliono le macchinine lo stesso, se vogliono entrambi è ok lo stesso

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    1. e comunque la divisione rigida dei giocattoli nei negozi è sbagliata anche secondo me

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  3. AHAHAHAHAH che foto!! ps ok, la dico tutta : giò guarda molto volentieri il cartone di my little pony, solo che ci tiene a dire "ma non è mica il mio cartone preferito, eh" con quel sorrisetto che so perfettamente cosa vuol dire...... (i compagni, i bimbi tra i 6 e i 7 sono tremendi. dopo i 7, lo scoprirò....)

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