giovedì 28 marzo 2013

tanto ti leggono solo donne con la tua stessa rabbia nei confronti del sesso maschile..*

Quindi Battiato ha detto che in Parlamento ci sono "troie disposte a tutto" e la gente che si dichiara di sinistra applaude felice e corre qua e là a spiegare il profondo significato delle sue parole.

Far notare che Battiato ha usato un linguaggio sessista è inutile.
La risposta più elaborata che ho ricevuto, se si escludono i vari "e allora Berlusconi che diceva che Merkel è una culona inchiavabile?" è stata "io quando penso alla Minetti mi viene in mente cagna e vacca". Possibilmente con un "troia" buttato qua e là, dopotutto il linguaggio sessista oltre che brutto è anche parecchio povero.

Spiegare il perché insultare chiunque (sì, basta, me lo avete detto, si riferiva anche ai maschi, bla bla bla) usando come stigma dell'orrore morale il termine "puttana" e sinonimi è inutile, non ci si arriva.
Parlare di uso sessista del linguaggio, poi, suscita risate e prese in giro, quasi fossimo delle aliene.
E pensare che ci sono fior di studi in merito.

"guarda per me il sessismo non c'entra nulla in questo caso...io vedo la Minetti e il primo termine che mi viene in mente è Vacca...o Cagna....e ti assicuro che le donne mi piacciono e le rispetto più di qualsiasi altra cosa...però sempre Cagna e Vacca mi viene in mente se vedo la Minetti..."
"linguaggio sessista....mmmm"
"mi fate solo ridere..."
"sinceramente anche un pò (sic) pena"  
"Battiato non ha insultato "le donne", Battiato ha insultato "donne" che meritano di molto peggio...
"
"si di molto peggio...il termine "troia" è una carezza"
Come rispondi a chi ti parla così e intanto si dice di sinistra e ci tiene a ribadire che "le donne mi piacciono e le rispetto più di qualsiasi altra cosa"?
Il fatto che si usino termini declinati al femminile per insultare il mondo intero evidentemente rientra nel rispetto. 

Rubo le parole ad Alessandra:
Non vi è un’apocalisse in atto. Succede semplicemente che un uomo pubblico, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali (funzioni che per primo ha accettato di portare avanti, quindi casomai si interroghi sulle proprie decisioni personali di farne parte di quelle istituzioni e, soprattutto, di “come” ci vuole stare), afferma delle volgarità inaccettabili di cui si sarebbe dovuto scusare altrettanto pubblicamente. E non facciamo finta che le istituzioni contino niente giacché chi accetta un ruolo non può farsi le regole come gli pare, decide invece di aderire ad un preciso modo di stare dentro a un sistema; che sia giusto o sbagliato è un altro paio di maniche; quelle regole le deve rispettare accettandone tutte - e dico tutte – le conseguenze: nel bene e nel male. Che sia un eccellente artista non giustifica le sue dichiarazioni che, per quanto mi riguarda, non sono tanto gravi perché riferite alle istituzioni - seppure denotino una certa postura dissociata di intenti - quanto perché sono anzitutto sessiste, con tutto quel retroterra in cui attecchiscono violenza e sopraffazione – ma questo sembra sempre un discorso a latere rispetto alla ragion di stato e alla sacralità dei palazzi. Inoltre, visto lo sfacelo al quale siamo abituate e abituati sembra che si possa passare sopra ogni cosa. Visto cioè che la soglia della volgarità politica è diventata così alta allora perché sorprenderci? Per una "battutaccia"? Ma facciamogliela passare suvvia, in nome di altri individui/gesti ben più volgari? No. Bisogna invece cominciare a dire No, questo non passa. E tutto il resto si comporti di conseguenza. Non è una questione formale ma di sostanza. Parlare di corruzione non significa farlo con linguaggio sessista e misogino; allo stesso modo, esprimere dissenso, anche all'interno delle istituzioni, non significa farlo veicolando sessismo. Ma anche questo è difficile da ribadire, dunque ce la si prende per esempio con le varie deputate senatrici e ministre per dire che eh però, Battiato c'ha ragione. Peccato che quelle donne non siano mai criticate per meriti o demeriti politico-istituzionali. I piani si confondono, è uno sport molto diffuso. Poi intanto la scusa è sempre - ma si diceva così, era una "provocazione". Il fatto che l'insulto di Battiato sia stato rivolto sia alle donne che agli uomini presenti in Parlamento (ho visto vagheggiare anche la cosiddetta "prostituzione intellettuale") non è meno grave, denuncia invece una mentalità secondo cui il peggiore disprezzo debba riferirsi inerente alla sessualità. Detto questo, rimane un buon cantautore, nessuno credo glielo possa negare e poco me ne frega, pure, a dire la verità - a questa altezza; se in nome di questa sua sciamanica e istrionica presenza sulle scene artistiche lo si vuole giustificare, specifico che vi è un evidente salto logico; nessun merito pregresso e futuro significa che ce lo si debba sorbire in metafore infime. Non si vogliono distinguere i piani e gli si vuol condonare tutto? Bene: tenetevelo. Certo non ci lamentiamo se non si può parlare mai seriamente, con misura e responsabilità, di politica. Anche di quella che interessa chi ha deciso di far parte delle istituzioni.
E il commento di Lucia (Lucia e Alessandra sono due fantastiche compagne di Collettiva Femminista Sassari):
Qui non si tratta di femminismo di bandiera, ma di fare ordine. Delle donne per bene e delle donne per male abbiamo già detto, e lì si misura la nostra distanza con le donne di snoq. Nessuna di noi esprime una "biologia politica" che ci porta a riconoscerci in tutte le donne. Certamente distinguiamo fra le donne, e bene sappiamo riconoscere quelle che sono nostre interlocutrici e quelle che non lo sono. Fra le donne che fanno politica nei partiti, anche lì, sappiamo ben vedere quelle che, pur nella distanza di una poltica che non ci corrisponde (quella delle istituzioni), ci sono più vicine. Fra quelle distinguiamo e giudichiamo politicamente, sull'agire politico e non sul sesso o sul corpo. Ciò detto sulla tua affermazione che la politica italiana sia stata mortificata dalle donne non vorrei spendere parole, poiché è sotto l'occhio di tutt* quanto ciò sia falso e quanto questo sguardo sia abitato, forse incosciamente, di misoginia. Quello che penso della questione Battiato è ben spiegato nelle parole di Alessandra. Aggiungo soltanto che non si tratta di "politicamente corretto" ma di un uso sessista del linguaggio che non è accettabile, perché non è accettabile utilizzare lo stigma della prostituzione come termine di paragone massimamente infamante.
[Il maiuscolo è mio in entrambi i testi]

Ecco, quello che sfugge a chi ride e applaude un cantautore prestato alla politica, che si presenta da decenni  come una specie di guru e che nonostante "la grande cultura" non è stato in grado di andare oltre il più becero e abusato insulto sessista, è proprio questo.

Sembra impossibile far capire che la "cultura" che si dice di voler combattere, quella della "donna oggetto", della mercificazione, della violenza, degli stupri, dei femminicidi parte anche da qui, da un uso della lingua che veicola sempre e solo disprezzo.

L'abbiamo detto fino alla nausea: se i ragazzi e le ragazze crescono circondati da questo linguaggio, c'è poco da stupirsi se un uomo picchia la moglie a sangue e lei trova "giustificazioni" a quello che accade, se è incapace di reagire: lui è cresciuto sentendo dire che le donne sono puttane, merce da usare e lei sentendosi dire che le donne o sono tutte puttane (tranne la mamma) e che non valgono poi tanto.

Come fu per Neri Marcorè, si sono scatenati i difensori dell'idolo di sinistra e di nuovo nessuno di quelli che ridono ripetendo "troie" fino allo sfinimento ha il coraggio di ammettere che se quelle stesse parole fossero state dette da un qualsiasi uomo di destra, si sarebbe scatenato l'inferno (più o meno) e gli stessi/le stesse che ora difendono ad oltranza il "maestro" si sarebbero indignati e avrebbero blaterato qualche stronzata sulla "dignità delle donne".



*Così mi ha scritto il contatto fb cui ho detto che avrei usato le sue parole per questo post.
Strano che non mi abbia dato della puttana frigida, spesso è il passo successivo.

giovedì 21 marzo 2013

Di orrore e mancate ammissioni di colpa.

Orrore a Roma: bimbo trovato nel water di un fast food.
Orrore a Roma: partorisce e getta bimbo nel cassonetto.
Orrore a Roma: feto di 10 cm trovato in un cestino di un bar.

Leggo queste notizie, indubbiamente raccapriccianti, leggo e ascolto i commenti della gente, tra l'odio, il disgusto e l'incredulità.
"Ma come si fa?"
"Ma come puoi?"
"Che puttana!" (ci sta sempre bene quando si deve insultare una donna)
"Poteva darlo in adozione se proprio non lo voleva."
"Che vergogna."
"Che schifo!"

Sento che manca qualcosa.

Forse la voglia di aprire il cervello e provare a comprendere, ad andare oltre il senso di repulsione che ci provoca l'immagine di un bambin* tra l'immondizia che i giornali stanno descrivendo fin troppo bene.
Cercare di mettere da parte il giudizio e provare a capire.
Ma è una cosa che non si fa quasi mai, figuriamoci quando una stronza qualsiasi fa una cosa del genere "a suo figlio".

Soprattutto leggo e ascolto i commenti dei politici, di quell* che "ci governano".
Sono tutti tristi, sconvolti, addolorati, increduli.
Ma anche lì mi pare che manchi qualcosa.
Ma stavolta è più grave, credo. 
Manca da parte loro un po' di sana autocritica. 
Non mi pare di aver letto nessun* dire "è anche colpa nostra".


Forse -dico forse- se invece di tagliare i servizi, togliere il toglibile (e qualcosa in più) ai consultori, rendere sempre più difficile l'accesso alla contraccezione di emergenza e via dicendo, si facesse una sana e consapevole informazione/educazione, certe cose non capiterebbero.
È parecchio ipocrita distruggere ogni cosa e non prendersene mai la responsabilità.

Il fatto, poi, che gli ultimi due "casi" abbondantemente riportati dalla stampa vedano protagoniste due donne straniere, dovrebbe -sempre dico forse- far riflettere tutte e tutti e soprattutto chi sostiene di "governarci", su quella che è la situazione in cui tante di quelle donne si trovano a vivere in un paese che di accoglienza non sa davvero un cazzo di niente.

Forse,  se le donne, tutte le donne!, sapessero che possono (oddio, meglio il condizionale, temo) andare in ospedale e chiedere un'interruzione di gravidanza o che esiste la possibilità di partorire in sicurezza e in forma anonima e decidere di lasciare lì il bimbo/la bimba, se a tutte le donne fosse garantito l'accesso alla contraccezione di emergenza, se tutte le ragazze (e i loro ragazzi, perché la cosa dovrebbe interessare anche i maschi) sapessero di poter contare su una rete di consultori capillare e ben funzionante, forse, dicevo, certe cose non capiterebbero.

Ho questa strana idea che sarà l'educazione a salvarci e non me la tolgo dalla mente.