giovedì 30 maggio 2013

Franca Rame - Lo Stupro

La storia di Franca Rame e dello stupro da parte dei fascisti me la raccontò mamma un milione di anni fa.
Non mi ricordo perché venne fuori, ma mi ricordo che disse "e visto che era comunista venne stuprata dai fascisti."
Mi disse che quel monologo non riusciva ad ascoltarlo, le dava la nausea, si sentiva male anche lei, mi raccontava delle reazioni che tante donne avevano avuto ascoltando quelle parole.

Ieri il Tg2 ha usato un vergognoso "finché" nel servizio dedicato alla sua morte.
 "Una donna bellissima Franca, amata e odiata. Chi la definiva un'attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva coma la pasionaria rossa che approfittava della propria bellezza fisica per imporre attenzione. Finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata. Ci vollero 25 anni per scoprire i nomi degli aggressori, ma tutto era caduto in prescrizione"
Non un accenno a chi e perché stuprò Franca Rame.
Nulla sui cinque fascisti che la fecero salire sul furgone, alla dichiarazione di Izzo ("i carabinieri ci dissero di struprare Franca Rame").

Solo quel "finché", che pesa come un macigno.

In tante e tanti abbiamo fatto presente quanto male faccia quel "finché" e quanto pesino le omissioni.

Zeroviolenzadonne ha scritto una lettera aperta al direttore Masi, che nelle sue "scuse" parla di "rammarico per il fatto che qualcuno possa solo immaginare che ci sia qualsiasi giustificazione a ogni forma di violenza nei confronti delle donne e in particolare di Franca Rame, che ha segnato la mia crescita umana" e di vergogna "per quelli che pensano una cosa del genere".

Forse tutta la redazione del TG2 dovrebbe fare un ripasso.
“C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… Né gran spazio… Forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo… mi tagliano anche il reggiseno… mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature…
Ora… mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare.
Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No… sì…” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore… pardon… l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere… e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… Torno a casa… Li denuncerò domani“.






Aggiornamento

Le "scuse" del Tg2.
Abbiamo frainteso.

"Nel Tg2 delle 13 del 29 maggio, un passaggio del servizio sulla morte di Franca Rame è stato interpretato da alcuni in modo lontanissimo dalle nostre intenzioni, un modo che offenderebbe la dignità di tutte le donne, ma anche dello stesso Tg2. In ogni caso ci scusiamo con tutti coloro che hanno letto in quelle parole un'offesa a Franca Rame. Verso di lei l'intera redazione del Tg2 prova profonda stima, riconoscenza e affetto."

lunedì 27 maggio 2013

Con rabbia e dolore.

È andato a prenderla col motorino davanti scuola.
L'ha portata in un posto appartato.
L'ha accoltellata.
L'ha lasciata in terra ferita, terrorizzata, agonizzante.
È tornato con una tanica di benzina che lei era ancora viva.
Le ha dato fuoco.

In Italia nel 2013 una ragazzina di sedici anni può morire così.
In Italia nel 2013 un ragazzino di diciassette anni può uccidere così.

Ero geloso.
Mi voleva lasciare.

E pare che gli amici e le amiche di quella ragazzina sapessero che il ragazzo che l'ha uccisa era un violento. 
La picchiava. Le ha rotto il naso. L'ha portata a Bologna per una settimana, senza il permesso dei suoi quando il padre di lei gli ha detto di lasciarla stare.

Gli amici e le amiche sapevano, il paese è piccolo e la gente mormora, ma lui l'ha accoltellata e bruciata lo stesso e ora chi sapeva si dice sgomento.

In Italia nel 2013 un ragazzino di diciassette anni è convinto che quella ragazza sia roba sua
È convinto di poterne controllare ogni mossa, ogni parola, perfino il profilo su facebook e le telefonate.

Mi pare evidente che quello che non va non è solo nella testa degli assassini, di quelli che uccidono una donna ogni tre giorni.

Come ho scritto riguardo la ragazza che ha perdonato l'uomo che le ha spappolato la milza al calci, il problema è di tutte e tutti noi.

Il problema è in una società che -lo ripeterò fino alla nausea- insegna alle ragazze che non valgono niente e ai ragazzi che possono e devono essere padroni.

Una società che pretende di imporci dei ruoli ben definiti: la donna debole, sottomessa, silenziosa e sorridente e l'uomo forte, macho, potente, violento, perché alle donne piace lo stronzo.

Dicevo:
Ma da qualche parte la donna queste cose le ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.
E lo stesso è per l'uomo che è convinto di essere il proprietario della donna che ha accanto, di poterne decidere la vita.  O di poterla uccidere quando lei si ribella.

Da qualche parte l'uomo queste cose le ha ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.

Se un ragazzino di diciassette anni picchia, accoltella e brucia una coetanea che gli dice "NO", io  non voglio sentire parlare di "mostro", di "raptus", di "disagio" o di "follia".

Io voglio finalmente sentir parlare di educazione, di un modello educativo evidentemente fallimentare, che continua a non insegnare alle donne che possono fare ed essere ciò che vogliono, che non devono rimanere imbrigliate in stereotipi in cui non si riconoscono o in ruoli che non sentono propri e agli uomini che quella persona che hanno accanto non è una cosa da sfoggiare e possedere finché se ne ha voglia.

Se i modelli di riferimento continueranno ad essere le principessine per bene e l'uomo che non deve chiedere mai sarà inutile il continuo accavallarsi di eventi e petizioni, più o meno seri, più o meno condivisibili, contro la violenza sulle donne.



martedì 21 maggio 2013

Ti amo da morire

Non posso giudicare la ragazza finita in ospedale e operata per l'asportazione della milza dopo essere stata presa a calci dal compagno e che a distanza di qualche giorno dice "lo amo, lo perdono, non si è reso conto, non voleva, ci amiamo da morire".

Non la conosco, quindi, se pure con enorme fatica, sospendo il giudizio.

So che se fosse una mia amica non riuscirei a non dirle: "Ma che cazzo dici?", non riuscirei a fare quello che consigliano in tante, ad accettare "il suo modo di vivere" e girarmi dall'altra parte, in nome di non so quale lotta contro ogni autorità o della libertà di ciascun* di scegliere la propria condotta sessuale (come se tra un rapporto bdsm consenziente e un calcio che ti spappola la milza dato "per gelosia" non ci fosse differenza alcuna).

Ma davvero, su questa ragazza io sospendo il giudizio. 

Ma non posso non pensare, non posso non interrogarmi su quello che, forse, è alla base di un rapporto in cui il tuo compagno può mandarti in ospedale perché "è geloso".

Sono tantissime le donne che subiscono violenza ogni giorno, sono troppe quelle che non denunciano, chi per paura, chi per pudore, chi perché non saprebbe nemmeno come fare e chi invece perché convinta di "poterlo cambiare". 
Qualcuna magari a quell'amore ci crede veramente e tra un cazzotto e l'altro cerca -e magari trova- giustificazioni alla violenza.

Ma si può giustificare chi ti piglia a calci?
No, non credo.
O almeno io non giustifico.

Non sarebbe forse -di nuovo- il caso di cercare di capire che cosa come donne impariamo fin da piccole?

La donna deve essere moglie devota, deve fare la mamma, la donna prepara la cena per il marito che torna dal lavoro, la donna non può uscire da sola, la donna il sabato fa la spesa e poi le pulizie, domenica a messa, pranzo in famiglia e se proprio è un giorno speciale si esce, magari si va al centro commerciale di zona.

La donna non risponde, la donna non è violenta, la donna non alza la voce, la donna non dice parolacce.

La donna è sottomessa.

Ma da qualche parte la donna queste cose le ha imparate, le ha fatte proprie, le percepisce come normali.

È in questo, credo, che sta il cortocircuito che ti porta a credere che fare la serva e prendere ceffoni sia accettabile, nel fatto che evidentemente nessuno ti ha mai detto in modo abbastanza convincente che no, prendere ceffoni non è normale e non è accettabile, che nessuno ha il diritto di dirti cosa fare, come vestirti, dove andare e che nessuno può convincerti a calci del suo amore per te. 

Forse sarebbe il caso di riappropriarci di modelli diversi e di farli conoscere alle altre, alle nostre figlie, se le abbiamo, alle nipoti, alle ragazzine con cui ci asciughiamo i capelli in piscina. Magari cominciando a fare come Jaime Moore, che ha deciso di vestire sua figlia "da femminista" e non "da principessa", perché è ora di lasciare "da parte Barbie e principesse per un momento e mostriamo alle nostre figlie le VERE donne che possono ambire a diventare”

Sospendo il giudizio su questa ragazza, ma resto convinta che sia davvero necessario ripensarci e ripensare i nostri rapporti con il mondo, perché se una donna pensa che essere umiliata, picchiata, uccisa faccia parte di un rapporto amoroso, allora c'è decisamente qualcosa che non quadra.



Grazie a Milena Carone, che mi ha segnalato il Quartetto Cetra e che, come me, ha problemi con i vari "io ti salverò".

mercoledì 15 maggio 2013

S'io fossi Angelina.

Il notizione è che Angelina Jolie s'è fatta una doppia mastectomia perché aveva l'87% di probabilità di sviluppare il cancro al seno:
Mia madre ha combattuto il cancro per un decennio, ed è morta a 56 anni. Io ho un gene difettoso, il Brca1, che aumenta in maniera consistente il rischio di sviluppare il cancro al seno e alle ovaie.
La comunità medica "si divide": e senza sise come fai? Senza sise non sei più tu. E poi tanto il cancro può sempre venire altrove. E mica vorrai far diventare una che si fa togliere le sise un modello per le donne? E poi  comunque l'importante è farsi controllare e bla bla bla, ma nessuno che abbia il coraggio di dire una cosa semplicissima: visto che non sappiamo cosa cazzo fare con quei geni impazziti, ci sono donne che preferiscono la mastectomia al rischio e all'incertezza.

Se ci pensate su è questa la cosa veramente grave.

Decenni di ricerca, ma ancora non si sa niente, e ci sono donne che preferiscono operarsi per provare a prevenire la malattia. 

Una donna ogni otto si ammala di cancro al seno. 

E se una di loro dice che per ridurre il rischio di ammalarsi si è sottoposta a doppia mastectomia, il problema sembra essere quanto sei ancora donna senza seno.

E lo dicono medici e oncologi che vivono in un paese che chiude l'Ospedale Evangelico Valdese, centro di eccellenza per la cura del cancro. Solo io vedo l'orrenda ironia della cosa?

Faccio mia la domanda di Amazzone Furiosa:
Se ci fosse una cura, ma una cura vera per il cancro al seno, di quelle a cui ti sottoponi e puoi stare certa di guarire, questa donna avrebbe fatto quello che ha fatto? Sicuramente no! 
E allora forse è questo che vi rode, che il gesto di questa donna fa venire allo scoperto il fatto che del cancro al seno non sapete quasi nulla, che di cancro al seno si continua a morire e che le donne hanno paura. Il re e` nudo. I medici (italiani e maschi) sono nudi.
Quello che da donna, da donna che ha visto le donne che ha amato di più ammalarsi e morire di cancro, quello che mi ferisce profondamente sono i commenti beceri della gente.

"E certo, tanto a lei che cazzo je frega? Quella se fa' fa l'operazione e poi esce più bella di prima."
"Che puttana, l'ha detto solo per farsi pubblicità."
E roba simile (per gli stomaci più forti, dagospia si sta superando).

Ma se invece di una bellissima ricchissima a dire "mi sono fatta togliere i seni perché ho paura di ammalarmi, della chemio, di stare male, magari di morire" fosse stata una donna qualsiasi? La collega, la vicina di casa, la fruttarola sotto casa
Davvero sarebbero stati questi i commenti?

E io?
Se a ottobre la mia dottoressa mi dicesse che ho l'87% di possibilità di avere il cancro al seno, sapendo che con una doppia mastectomia quel rischio scenderebbe al 5%, penserei a quanto sto bene in topless o prenderei seriamente in considerazione l'idea di operarmi?

Non sono certa che la bellezza dei miei seni sarebbe nella top 5 delle mie priorità.






domenica 12 maggio 2013

L'orrore a Roma.

Anche quest'anno l'orrore ha marciato, con la benedizione del comune di Roma (il SindacoDegliAltri, Sveva Belviso, Isabella Rauti e Gianluigi de Palo, cui ho chiesto se era stato dato il patrocinio anche in questa edizione, non mi hanno risposto. Gigi mi ha detto che volevo solo fare polemica e "lui no").

Al grido di "ogni aborto è un bambino morto" preti, suore, fascisti e timorat* di Dio hanno invaso il centro della mia città, in compagnia di Gasparri e del SindacoDegliAltri (lui stavolta non l'ho visto, mannaggia, ma a "occhi de palla", come lo chiama Nonnetta, ho fatto un servizio fotografico di un certo livello).

C'ero, anche stavolta.
Ed è stata dura, anche stavolta.

Ho visto e sentito roba orrenda, ho rivisto i fascisti nel corteo e nel servizio d'ordine, l'orrore dei manifesti esposti e la falsità dei loro messaggi.

Nemmeno Eluana hanno lasciato in pace, neanche quest'anno. Di nuovo hanno sputato il loro veleno su una famiglia che ha dovuto vivere qualcosa che non ho nemmeno la forza di immaginare.

Quelli di Militia Christi gridavano che "ogni aborto è un bambino morto" e si lanciavano in slogan favolosi:
Dal Colosseo dei martiri, ai papi di san Pietro! La marcia per la vita non torna indietro!
Donna che hai abortito, per te non è finita! Vieni insieme a noi e marcia per la vita!
Ateo o credente non importa niente! A morire è sempre un innocente!
Il servizio d'ordine sfoggava muscoli scattanti e tatuaggi inequivocabilmente fascisti.
Forza nuova e lotta studentesca erano dietro i loro striscioni.

Hanno marciato per chiedere l'abrogazione della legge 194, che regola dal 1978 l'interruzione volontaria di gravidanza, dicendoci che non c'è differenza tra un mucchietto di cellule e un bambino e che nessuna ha diritto di scegliere della propria vita, del proprio corpo, del proprio futuro.


E l'hanno fatto nel giorno in cui le compagne e i compagni ricordano, dopo 36 anni, come ogni anno, Giorgiana Masi, uccisa dalla polizia di Kossiga durante un corteo per festeggiare l'anniversario della vittoria del referendum sul divorzio.


mercoledì 8 maggio 2013

Arimarciate affanculo.

Come l'anno scorso, anche il prossimo 12 maggio Roma sarà invasa da simpatici antiabortisti, che verranno qui a dirci che siamo delle assassine, che l'aborto è omicidio e che "divorzio aborto eutanasia fanno piangere Maria".
Solo che il 12 maggio per noi è una data speciale.
Il 12 maggio a Roma, su ponte Garibaldi è stata uccisa Giorgiana Masi, durante il corteo che celebrava il terzo anno dalla vittoria del referendum sul divorzio .
Kossiga aveva vietato di manifestare e così la polizia sparò, lasciando in terra una ragazza di diciannove anni, che ogni 12 maggio le compagne e i compagni ricordano davanti alla targa su Ponte Garibaldi.

Le Ribellule hanno detto chiaramente quello che tante pensano: "avete sbajato giorno e epoca" e rilanciano un'assemblea pubblica giovedì 9 maggio alle 18 in piazza Sonnino.

Da giorni vado chiedendo invano al SindacoDegliAltri sul suo account twitter (@alemannoTW) se anche questa volta il Comune di Roma ha pensato bene di dare il patrocinio a una manifestazione fatta da fascisti (militia christi e fogna nuova, tanto per citare i primi due) e ultrà cattolici, che offendono, umiliano e minacciano le donne che vogliono vivere le proprie vite scegliendo per se stesse, senza dover chiedere il permesso a nessuno. 

Per quanto mi riguarda, vale quello che ho detto lo scorso anno: marciate affanculo.

Qui e qui qualche foto della marcia 2012.
Qui, qui e qui, le puntate precedenti.


AGGIORNAMENTO, che copio e incollo da Baruda.
La Questura di Roma vieta di ricordare Giorgiana Masi.

Comunicato stampa 8/5/2013
La Questura di Roma vieta il corteo in ricordo di Giorgiana Masi e contro il femminicidio.
Foto di Valentina Perniciaro _4 novembre 2007 Manifestazione nazionale di donne per le donne_
Dopo 2 giorni di trattativa con la Questura di Roma, i gruppi e le associazioni di donne, i collettivi autorganizzati e liberi individui, promotori della giornata del 12 maggio in ricordo di Giorgiana Masi, contro il femminicidio e in contestazione alla “Marcia per la vita” convocata dall’oltranzismo cattolico, ricevono il divieto di manifestare in qualsiasi luogo adiacente al percorso della marcia. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’operato delle forze dell’ordine sia asservito ai poteri del governo cittadino e allo stato del vaticano, nascondendo una marcia tutta politica sotto le vesti di manifestazione sportiva, e adducendo motivi di ordine pubblico.
Giorgiana Masi come centinaia di persone il 12 maggio del 1977 erano in strada sfidando, anche quella volta, il divieto di manifestare. Oggi come ieri saremo nelle strade del centro di Roma, partendo da Piazza Campo de Fiori fino ad arrivare a Ponte Garibaldi.
Con o senza autorizzazioni noi costruiremo la nostra giornata.
La nostre vite sono autodeterminate e la nostra rabbia non si placa.
Giovedì 9 maggio ore 18 assemblea pubblica a piazza Sonnino
Il 12 maggio tutti e tutte in piazza!

martedì 7 maggio 2013

Smettila di truccarti, sennò ti ammazzo.

Se non lo credessi uno stronzo, Toscani mi farebbe pure un po' pena.

Voglio dire, passi decenni a contare i soldi tra gli "osanna" dei tuoi fans per la foto del prete che bacia la suora, del bimbo bianco che abbraccia il nero e la madre che piange il figlio morente di AIDS, e poi arrivi all'età pensionabile senza più idee, al punto che per provocare decidi che non ci sia niente di meglio che fotografare dodici pubi per il calendario del Consorzio Pelle Conciata al Vegetale in Toscana.

Non deve essere facile, provate a mettervi nei suoi panni.

Certo che se poi qualcuna ti fa notare che hai perso la verve creativa e tu ti arrabbi e dici che "le donne fanno schifo" e che le "italiane in particolare" hanno "
culi bassi, gambe corte e ascelle pelose", fai pure la figura del ragazzino rosicone e non è una cosa molto "creativa".

L'oblio, comunque, deve terrorizzarlo, perché non ha potuto evitare di dirci il suo pensiero sul femminicidio.

"Le donne devono essere più sobrie, diano importanza all’essere più che al sembrare"
E detto da quello che si lamenta delle ascelle pelose è tutto dire.

Dice che  "il problema della violenza sulle donne non dipende solo dalla mercificazione del corpo femminile negli spot pubblicitari ma di tutta la comunicazione e della televisione in genere". 
Roba che alcune di noi cercano di far capire da anni, col risultato di dover combattere con gli insulti di Oliviero e dei suoi simili, che ci chiamano -nella migliore delle ipotesi- moraliste, bacchettone e rosicone, nonché frigide censuratrici della bellezza altrui.

Togliere trucco, tacchi e minigonne è la vera soluzione. 
Niente di nuovo: preti e bigotti ce lo dicono da decenni.

Se ti stuprano è perché te la sei cercata, perché la tua gonna era corta e il rossetto troppo acceso.
Se ti uccidono è perché tu non ti volevi bene, quindi eri troppo truccata e portavi i tacchi alti.

Quando si dice che la creatività è in crisi...