venerdì 10 gennaio 2014

Di cognomi e rabbia.

Non voglio entrare nella polemica sul diritto di ogni madre di dare il proprio cognome alle proprie figlie e figli: vi rimando volentieri al post della mia amica Sud De-Genere, "ri-nominarsi".

Ha ragione Doriana:  
Resta comunque il fatto che il cognome che potrei far assumere a mio figlio rimarrebbe SEMPRE un cognome di provenienza maschile ( sarebbe quello di mio padre, o di mio nonno, o di un bisnonno e così all’infinito). Dal punto di vista simbolico, nel mio personale immaginario, non ne usciremo fuori finchè qualcuna ( particolarmente coraggiosa, che abbia  a cuore questo discorso, che non soffra di nostalgia e non se ne sentirebbe sradicata) non deciderà un giorno di trovarselo da sé, un cognome. Uno “nuovo”, nuovo di zecca.

Mi limito a riportare pensieri sparsi che mi hanno assalita con rabbia leggendo i commenti tra il derisorio e il paternalista di tanti uomini su facebook, che ci stanno facendo notare quanto poco importante sia la questione del cognome.

Sono quelli che se ne fregano dei "problemi delle donne", quelli che ci dicono che siamo "vetero femministe" ogni volta che parliamo di questione di genere, di autodeterminazione e di diritti.

Sono quelli che ci tengono a farci sapere quanto sia inutile, ridicolo e (sic) dannoso per le donne il termine femminicidio.

Sono quelli che distinguono tra donne e Donne, quelle con la "D" maiuscola, che non si perdono in chiacchiere che puzzano di anni '70 come il femminismo.

Ridacchiano, ci filosofeggiano su e mi dicono che  "le donne hanno altri problemi" (e cristo santo, tu sei donna? No. E allora che cazzo ne sai dei miei problemi?) e ci tengono a dettare loro l'agenda delle mie lotte. 

E le donne, poi, che sostengono tesi agghiaccianti che manco un vecchio patriarca montanaro di inizio '800. Le guardo, le leggo e penso che decisamente non è una vagina a farci sorelle.

Si chiama "patriarcato", care e cari, e mi opprime da più o meno tremila anni perché non ho il pisello.

Come scriveva Carla Lonzi nel Manifesto di Rivolta Femminile:
Abbiamo guardato per 4.000 anni: adesso abbiamo visto!

Alle nostre spalle sta l'apoteosi della millenaria supremazia maschile. Le religioni istituzionalizzate ne sono state il più fermo piedistallo. E il concetto di "genio" ne ha costituito l'irraggiungibile gradino.

La donna ha avuto l'esperienza di vedere ogni giorno distrutto quello che faceva.

Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili.

Nulla o male è stato tramandato della presenza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità.

La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.
 

Quando la storia vi cancellerà perché non avete la vagina, quando sarete sfruttati, umiliati, chiusi in casa, quando vi sarà negata l'istruzione, quando dovrete firmare le dimissioni in bianco perché avete un utero, quando per tremila anni sarete trattati da poveri mentecatti ritardati perché avete il pisello, allora, forse, potrete parlare.

9 commenti:

  1. invocate un ANNO ZERO della donna: il voler distruggere la propria storia famigliare scegliendo di tramandare un cognome ex novo, lo sperare in una millenaria vendetta e in una supremazia di genere capace di calpestare qualsiasi portatore di pene, fa rabbrividire ed impallidire anche i più pericolosi gerarchi nazisti!!!


    http://capitandaddy.wordpress.com/2014/01/08/applaudiamo-al-cognome-del-nonno-pace-allanima-sua-i-nuovi-papa/

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  2. ah, mi fa piacere sapere che la trasmissione del cognome significhi "supremazia" di genere…allora mi si chiarisce che, fino ad ora, quella che si e' tramandata in forma di nominazione della famiglia e' la supremazia del maschio. Grazie, capitandaddy, per avermelo chiarito!

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  3. avendo vissuto molti anni in un paese che riconosce sia il lato materno che paterno nella costruzione della famiglia - ovviamente non parlo dell'Italia - pensavo, anche qui ingenuamente, che fosse bello ricordare che in mia figlia scorrono storie che appartengono a due rami, che invece di essere una fogliolina di un univo albero, lei e' parte di un'intera foresta….ma, di nuovo, ho passato troppo tempo nella giungla per capire come si ragiona nella civilissima Italia

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  4. Bello capitandaddy, manco sa leggere, che tenerezza!

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  5. A volte (solo a volte) non capisco l'eccesso di acidità. In questo caso mi sembra che lalegge che permette di dare ai figli il cognone di uno dei due genitori sia comunque un passo avanti verso una minore disparità tra uomo e donna. Per di più oggi la legge consente ad una dulto di cambiare cognome, quindi da adulti si può sempre prendere il cognome della madre (ora con la piena giustificazione che prima non si poteva fare) o anche cambiare cognome e darsene uno nuovo per poterne avere uno nuovo di zecca come dice Doriana (pensiero che io non condivido, ma rispetto perchè capisco che a volte si voglia ignorare,anzi distruggere, le proprie radici, se le si considera negative)

    E quando la storia ci cancellerà, io me ne farò una ragione :-)

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    1. E infatti, se leggi, io non ce l'ho con la legge, ma con i commenti di certi uomini.
      Credevo fosse chiaro, visto che ho scritto: "Mi limito a riportare pensieri sparsi che mi hanno assalita con rabbia leggendo i commenti tra il derisorio e il paternalista di tanti uomini su facebook, che ci stanno facendo notare quanto poco importante sia la questione del cognome."

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    2. però hai anche riportato pensieri di donne che non lo ritengono un passo avanti, o almeno a me così sono sembrati. mentre i commenti derisori non li hai riportati e quindi non li ho potuti commentare, ma non credo siano rappresentativi della maggioranza degli uomini. o almeno spero ...

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  6. Ho riportato un pensiero di una donna che lo ritiene talmente tanto un passo avanti da proporre di cominciarci ad inventare un cognome nuovo di zecca e di una donna che diceva "comunichiamo solo con donne" (era il lontano 1970).
    Non capisco il senso dei tuoi commenti.
    Tu parli della legge, io della reazione alla stessa.
    Sono cose diverse.

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