martedì 28 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Alessandra.

Avevo 12 anni. Dato ricorrente, a quanto leggo. Non e' un caso che in Est Asia il tempo sia scandito proprio da cicli di 12 anni. Ma questa e' una consapevolezza che mutuai in seguito. A 12 anni mi sentivo una bambina strana, che faceva cose strane. più' in la' compresi che questa sensazione corrispondeva al vero, ma me ne feci un vanto. A 12 anni, invece, era tutto un conflitto tra me, me stessa e le mie me stesse. Quella che amava la sua stranezza, quella che ne soffriva, quella che non capiva, quella che voleva essere come mia sorella, quella che mia sorella non la sopportava, quella innamorata, quella che l'amore percarita'…coi maschi poi…quella che era un maschiaccio e quella che non sopportava di essere definita maschiaccio. Convinta che il mondo vedesse tutte le mie debolezze come un'ape nell'ambra, non mi accorgevo che il mondo mi vedeva con una faccia a punto interrogativo. L'arrivo del ciclo fu una gioia totale. Sapevo già tutto. Vivendo praticamente in un gineceo (5 donne, cui si aggiungeva la signora che aiutava mia madre a casa e il solo mio padre), questioni di assorbenti, dolori, madonne varie, connessione con fertilità erano chiarissimi. Non vedevo l'ora di "sviluppare" (questo il termine che si usava da me). Perché mia madre ha sempre superato le empasse attraverso la scientificità'. Sorvolando, pero', su qualche questione più personale. Quindi, ad esempio, ero perfettamente consapevole del meccanismo che porta alla formazione dei bambini, ma avevo grandi dubbi circa le dinamiche (tipo: la penetrazione. Mi chiedevo, dunque, come facessero gli spermatozoi, una volta usciti dal pene, a trovare le ovaie…mi immaginavo due persone sdraiate su letto, l'una affianco all'altra, che aspettavano pazientemente che la fila di spermatozoi, come una processione, uscisse da un buco per entrare in un altro. Lascio immaginare il mio terrore, per un certo periodo, di sdraiarmi sul letto dei miei!). Insomma, ero pronta, non vedevo l'ora di entrare anche io nel mondo delle "donne". La mia paura di morte l'avevo avuta con le precedenti perdite bianche (di cui nessuna si era premunita di avvisarmi). Mi ricordo che i giorni prima ero più' energica e lunatica del solito…sentivo che stava accadendo qualcosa, ma per quanto ne sapevo potevano anche essere apparizioni aliene in vista. Poi ricordo che la mattina successiva (la scoperta era avvenuta al tramonto), andai festante a chiamare la mia amica Francesca, che abitava nel mio palazzo, con cui andavo a scuola. Suonai il campanello, e la prima frase che proferii fu: "che scomodo questo assorbente", che voleva dire "Fra', sono donna anche io!"….lei aveva avuto il menarca un anno prima, e la differenza tra il mio corpo di bambina e il suo di …quasi donna, all'epoca così' mi appariva, mi faceva soffrire. Nel delirio delle scuole medie (che periodo orrendo!), il mio ciclo mi consegnava all'accettazione di un gruppo di ragazze "più' grandi", da cui mi sentivo esclusa. Sensazione di inclusione durata, in realtà', il tempo del primo ciclo. Poi ho iniziato a realizzare che sarei sempre stata "strana", con ciclo o senza. Perché le mestruazioni, ad esempio, le chiamavo proprio così', (le mie compagne di classe ricorrevano a nomignoli che mi disgustavano: il marchese, i pesci rossi, le mie cose….)e non mi vergognavo di nominarle davanti a chiunque, di qualunque genere o età. Anzi, ricordo che fui io a spiegare ad alcuni compagni di classe l'intero funzionamento del ciclo ovarico, sotto gli occhi atterriti, maliziosi, imbarazzati e comunque escludenti di molte mie compagne… non tutte, ma molte. Ricordo che mi chiesero, alla fine, come avessi fatto… a far cosa? mi chiedevo. A parlare di queste… cose… E me lo chiesi anche io come avessi fatto, per rispondermi che… l'avevo fatto e basta, che non ci vedevo nulla di strano. Che la cosa che mi sembrava strana e' che ci fossero maschi di 12-13 anni che ancora confondessero il termine "mestruazione" con "pastorizzazione" (sic.), questo si' assai disgustoso, e che ragazze di 12-13 anni non si facessero la doccia per 5 giorni, perché "in quei giorni" non si fa… "in quei giorni, il signor Marchese venne e disse: non pastorizzerai latte, tu donna impura, e non ti laverai, per mostrare al mondo la tua sozzura"…. ecco, dissi qualcosa del genere. Compresi di essere strana veramente. Ma, appunto, iniziai ad apprezzare il senso di ciò. Per apprezzarlo completamente, però, ci sono voluti altri 20 anni circa in più.



Per raccontarmi le vostre storie: ritentasaraipiufortunato@outlook.it
 

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