venerdì 31 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Doriana. (La mia Doriana)



Doriana è amica mia.
Ci siamo conosciute per caso, a maggio, come con Alessandra, e in quel periodo entrambe eravamo nell'UDI. 

Ma ci parlavamo da prima, via blog.
E nel tempo, pure se viviamo lontane, abbiamo costruito un bel rapporto.
Ci telefoniamo quasi ogni giorno, ci raccontiamo le nostre giornate, ci prendiamo in giro e ci arrabbiamo insieme quando qualcosa non ci piace.
Vabbè, uso spudoratamente questo momento per dirle che le voglio bene.



Ho completamente perduto traccia del mio menarca. Dal substrato dei ricordi riesco a tirare fuori solamente una scena avvenuta presumibilmente qualche mese prima, che rivedo però con estrema chiarezza.

Sono in bagno con mamma. Sono seduta sul coperchio del water con quella massa informe di capelli ricci (che rimpiango ancora) e l’espressione di chi si prepara ad andare in apnea. Mamma, invece, sta seduta sul bordo della vasca da bagno, finge scioltezza e mi parla con tono pacato e rassicurante, cui non sono molto abituata e quindi mi fa un certo effetto.
Suppongo di avere dodici anni, visto che a quell’età ho iniziato a giocare un po’ più seriamente a pallavolo e i miei problemi sono questi: come potrò mai potuto allenarmi con quei dolori lancinanti (per alcune mie compagne sono dolori invalidanti)? Come potrò essere concentrata e disinvolta, durante le partite, con quello scomodo e gigantesco pacco in mezzo alle gambe, che peraltro non passa mai inosservato con gli shorts della divisa? E le docce nello spogliatoio, dovrò smettere di farle e scappare a fine allenamento sudata e puzzolente? La nudità non era un problema tra noi compagne (ma a breve lo sarebbe diventata). Di cosa significasse “crescere” non ce ne importava un fico secco. A noi premeva il “qui e ora”, ci interessavano le partite vinte, l’approvazione dell’allenatrice, ci ingozzavamo di schifezze nei pulmini, ci infilavamo in 5 nelle macchinette automatiche di foto, al massimo ci prendevamo in giro se a qualcuna aveva fatto schifo il primo bacio con la lingua, e le mestruazioni ci sembravano solamente una grandissima scocciatura che non attendevamo con alcuna urgenza.

Allora mamma, sempre seduta sul bordo della vasca da bagno, mi fece tutto un discorsetto. Ma non quello relativo all’anatomia, quello me l’aveva già fatto zia Antonella anni prima per spiegarmi cos’erano le pillole anticoncezionali (una scatoletta rosa antico, me la ricordo ancora) che le avevo beccato in un anfratto della sua camera.
Mamma mi presentò le mestruazioni come fossero un avvenimento dagli esiti prodigiosi e con un gran sorriso mi disse: che certamente sarei cresciuta tanto in altezza e che “ non sai quanti centimetri ho preso in un solo anno io”, che certamente quei rotolini che avevo sui fianchi se ne sarebbero andati e “non sai come ci si snellisce”, che certamente il mio rendimento sportivo durante il ciclo  ne avrebbe tratto giovamento e che probabilmente non avrei patito alcun dolore.
Improvvisamente le mestruazioni mi sembravano un avvenimento più che auspicabile!
A breve sarei diventata alta (!), magra (!) e sportivamente una fuoriclasse (!).
Che babbazza che ero! Quasi, quasi mi riempio di tenerezza per quella ragazzina seduta sul coperchio del water. Lei, così credulona e piena di aspettative, tutte disilluse tranne due: i dolori di cui non ho effettivamente sofferto fino a pochi anni fa, e il rendimento sportivo che, in verità, durante il ciclo migliorava. Per il resto: non sono diventata un metro e settanta (altezza minima per poter entrare nella squadra regionale) e i rotolini sui fianchi hanno continuato serenamente a prosperare, a botte di pizza da asporto e patatine fritte, divorate nei pulmini con le amiche. Me ne feci serenamente una ragione.




Se volete raccontare la vostra "prima volta": ritentasaraipiufortunato@outlook.it

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