martedì 28 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Manuela, Lorella, Camilla.



Primo ciclo a 10 anni, irrompe in una tranquilla giornata di gioco, durante una scampagnata con zii e cugini. Ricordo mia zia e le sue premure, lei che mi insegna ad usare l'assorbente ed io che in fondo non avevo capito benissimo cosa stesse succedendo mi dimentico dell'avvenimento un attimo dopo e torno a giocare . Ultimo giorno di infanzia. Mia nonna, con la quale vivevo, da quel giorno in poi ce la mette proprio tutta per tradurre quella cosa naturale e fisiologica (per quanto ancora oggi portatrice di fastidi infiniti) in un avvenimento che ti sconvolge la vita più del necessario. E così non ci siamo fatte mancare niente, dalla superstizione spinta:  "non toccare le piante che le bruci, non lavare la testa e non fare il bidet perché si blocca il flusso", fino alla peggiore delle "punizioni" che è anche il motivo per cui l'ho odiata a lungo e profondamente : "non puoi più uscire ora, sei signorina". E hai voglia a domandare, obiettare e sbraitare, lei inamovibile! [Manuela]

Mia mamma era piuttosto riservata e di certi argomenti in casa non si parlava. Ho saputo come nascono i bambini dalla mia nonna paterna molto più aperta di mia madre. Avevo delle amiche più grandi e le sentivo parlare di mutande igieniche ma ero troppo orgogliosa per chiedere cosa erano. Alla fine mi feci coraggio e lo chiesi a mia madre, risposta "quando sarà il momento lo saprai". Quando fu il momento avevo quasi 12 anni, nel frattempo mi ero informata, e sapevo cosa mi stava succedendo, però ero in imbarazzo a dirlo alla mamma, cioè dire che mi erano arrivate "le mie cose" significava ammettere che sapevo quello e chissà cos'altro.  Feci finta di cascare dal pero, "mamma ho una macchia di sangue nelle mutande..." e giù qualche lacrima per simulare la paura.  Mi disse che era normale, che ero diventata signorina. Fine della spiegazione. Penso che questa cosa ha influito molto sulla confidenza con mia madre, che era una bravissima donna, ma aveva ricevuto un'educazione molto rigida. Per fortuna sono stata sempre una ragazzina curiosa e le domande me le ponevo e le risposte le cercavo. Quando ho cominciato le superiori (1976) compravo di nascosto un mensile, se non ricordo male  si chiamava "Duepiù", che è stato la mia educazione sessuale e sentimentale. [Lorella]

Mi trovavo in vacanza a Firenze con la mia famiglia ed una mia cara amica di cinque anni più giovane. Non avevo nessuna intenzione di crescere, avrei voluto avere "almeno" la sua età! Ed invece una sera... un mal di pancia sconosciuto mi abbracciò lì in basso, mentre addentavo con gusto una coscia di pollo in una rosticceria; ricordo che mi domandai: "mal di pancia? con questa fame?". Poi una strana sensazione mi assalì mentre scavalcavo una palizzata, qualcosa mi avvisava che non era il caso di mostrare le mutande in mezzo alla strada. Una volta in albergo, la macchiolina di conferma. Non dissi nulla e andai a rubare un assorbente dalla valigia di mia mamma. Non volevo che diventasse una cosa reale! Il giorno dopo, una lunga visita al forte del belvedere, una mostra sugli impressionisti, mal di tutto e sudori freddi... ma non parlai. Ricordo con nitidezza una macchia rossa su di un dipinto, brillante ed evocativa. Non dissi nulla neanche al riapparire del sangue, sei mesi dopo. Tirai avanti cosi, nascondendo la cosa a chiunque, per almeno un altro anno. Poi un allagamento del sacco a pelo, dopo una notte trascorsa in roulotte con le mie amiche, mi smascherò. [Camilla]

Se volete condividere le vostre storie: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

3 commenti:

  1. Risposte
    1. Vero? Quanto sono contenta di essermi lamentata dei dolori domenica scorsa: tutto da lì è nato.

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    2. Il genio è un mix di creatività e botta di culo.

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