lunedì 27 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Miki, Sara Elena, Giovanna, Anice e Lotte.

Non credevo che mi sarebbero arrivate già tante storie del vostro primo ciclo.
E non sapete quanto ne sono felice.
Che bello vedere tante donne che hanno voglia di raccontare qualcosa che spesso ci viene detto di tenere nascosto.



Era il 16 Marzo 1994, avevo 12 anni. Era sera e andai in bagno. Non avevo avuto alcuno preavviso, dolore, sentore, nulla. Quando sulle mutandine bianche vidi quella macchiolina rosa capii che mi stava succedendo quello che era successo a molte delle mie compagne di scuola. Quella cosa che le faceva vestire con la giacca della tuta tirata giù fin sotto il sedere, che le faceva andare in bagno con la pochette, che le faceva saltare l'ora di educazione fisica...(figurarsi se sapevo cosa fosse la sclerosi multipla). Io, vergognandomi come una ladra, nel pomeriggio, in macchina, l'ho detto a mio papà che ha comprato le pastine (!) dopo cena abbiamo mangiato le pastine con mio fratello maggiore che continuava a chiedere alla mamma e al papà il perché di queste pastine inaspettate. [Sara Elena]

Io avevo 11 anni appena compiuti ed ero in totale ignoranza... tanto che prima ho pensato di aver sporcato misteriosamente di cacca (il colore era marroncino...), poi ho capito che era qualcosa di strano ma ho cercato di tenerlo nascosto sperando passasse. Dopo qualche ora e davanti all'evidenza del misfatto mi sono arresa e ho dovuto ammettere davanti a mia madre che c'era qualcosa che non sapevo interpretare, e lei come unica risposta se ne è andata in cantina ed è tornata su con un libro intitolato "sarò madre" e me l'ha dato in mano, aperto sul capitolo a tema. Non credo si sia pronunciata una sola parola in merito in casa. Dire che è stato un trauma è poco. Anche per me per i primi anni c'era divieto di doccia e perfino di toccare le piante vive o di cucinare (avrei fatto "morire" il lievito). Meno male che poi ho avuto una adolescenza politicizzata e femminista, e ne sono venuta fuori... -_- [Giovanna]

Ero in seconda media, la sera, tornata a casa, ho visto una macchia rossa sul bianco delle mutande, ho aperto il cassetto in cui sapevo che mia madre teneva gli assorbenti, l'ho appiccicato alla meno peggio sulle mutandine e poi, il giorno dopo, gliel'ho detto. Non capivo perchè fosse diventata così pallida, alla fine sono cresciuta in una casa con tante donne, sapevo già cosa fosse il ciclo e cosa fossero quelli che mi sembravano dei pannolini per le bambole. Però quando la nonna faceva la passata di pomodoro in casa avevo il veto di toccare il pomodoro se avevo il ciclo: avrei fatto andare a male tutto. Mio padre non ha mai reagito, non ha mai comprato le pastine come avevano fatto gli altri papà con le mie compagne di scuola e non mi ha mai chiesto niente.[Anice]


Il mio ciclo è arrivato alla fine della terza media, quando le altre ormai da tempo giocolavano con assorbenti, reggiseni, salvaslip, allora si vociferava anche di questo incredibile, avveniristico tampone. Io facevo sport agonistico, quindi ero ritardata riguardo alle mestruazioni. Un giorno qualsiasi di maggio, sono andata nel bagno della scuola per fare pipì e ho trovato una macchiolina marrone. Sono quasi svenuta dalla paura, pensavo di essermi ferita, o roba horror del genere. Poi ho ragionato su un sacco di cose e sono corsa in classe da Maria Rosaria, la mia compagna di banco che aveva le mestruazioni da anni, ormai. E le ho chiesto "Mariarosà ma il sangue dopo un po' diventa marrone?". Lei non mi rispose e mi abbracciò come se avessi dovuto morire di lì a 4 minuti. Non vedevo l'ora di tornare a casa per far vedere quella roba alla mia mamma e al mio papà. Infatti, appena rientrata da scuola sono corsa in bagno e ho chiamato mamma gridando. Lei è accorsa e le ho chiesto, mostrandole le mutandine "Ma, ma il sangue dopo un po' diventa marrone?" sancendo così la fortuna di questa domanda, che ancora oggi riecheggia in casa. Mamma ha sorriso e mi ha dato un metro quadro di assorbente. Poi sono arrivate le nonne, che mi hanno dato 50 mila lire. Poi tutte le vecchierelle intorno, a complimentarsi. Ma allora non potevo immaginare quante giornate avrei passato a letto a piangere, contorcermi, vomitare e cagarmi sotto dal dolore...;) [Lotte]


Per raccontarmi le vostre storie: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

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