martedì 28 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Punzy.

Ovviamente SAPEVO che mi sarebbero arrivate, ma francamente avevo deciso di ignorare l'evento giacchè, a quanto pareva, al momento fatiditico avrei dovuto immediatamente smettere di giocare sia con Barbie che con Goldrake (i due avevano una relazione clandestina da anni, di nascosto da mio fratello, possessore di Goldrake al quale aveva riservato una sola vita di battaglie e castità). Tra noi ragazzine non se ne parlava; a quanto pare, al giorno d'oggi l'evento è atteso e se ne disquisisce con scioltezza ma nei primi anni 80, invece, a stento se ne pronunciava il nome. Fatto sta che un bel pomeriggio, tornando da scuola e andando in bagno a fare tanta bella pipì, scopro una bella macchiolina rossa sulle mutande. Io mai sono riuscita, manco per un momento nella vita, nemmeno quando l'ho voluto fortemente, a raccontarmi le cazzate. Per cui tiro giu la prima bestemmia della mia preadolescenza, vado nell'armadietto degli assorbenti sui quali mia madre mi aveva precedentemente istruita (una roba talmente doppia che l'indossarli con i pantacollant avrebbe senz'altro creato un delizioso effetto Paperino), vado nella mia stanza, impacchetto le Barbie e le metto fuori dalla porta. Quando i miei rientrano dal lavoro mi chiedono se sono impazzita che voglio dare via le Barbie e io rispondo tutta rossa e arrabbiata che lo devo fare per forza, visto che mi sono venute le "cose". Ricordo che a entrambi a momenti cascava la mandibola. Poi sono entrati in camera mia, mio padre si vedeva che avrebbe voluto essere in qualsiasi altro luogo dell'universo, pure la graticola andava bene, ma c'era, entrò anche lui (grazie papà) e con calma e dolcezza mi dissero che andava tutto bene, che era una cosa normalissima e che si, stavo diventando grande ma insomma, mica che dovevo diventarlo di corsa. C'era tempo. Poi abbiamo riportato dentro le barbie tutti insieme.
Mio fratello non c'ha capito un cazzo, quel giorno; ma la sera comunque giocammo con Goldrake e Barbie.


Per raccontarmi le vostre storie: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

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