lunedì 10 febbraio 2014

Il mio primo ciclo. Dhyan Gandha.

In quinta. Lei (mamma maestra), mi aveva spiegato tutto. 
In casa c’erano già da un po’delle mutande plasticate con una specie di gancetto e assorbenti alti quattro dita con una striscia in fondo che si inseriva nel gancetto. 
Classico inizio con mutandine sporcate e verifica materna. Ok, hai le mestruazioni. Prima notte insonne della mia vita, con un mal di pancia del cazzo e tentativo di riflessione: cambiava qualcosa nella mia vita? No, onestamente non mi sembrava. Però giravo con tutto il pacco degli assorbenti e appena c’era una goccia lo cambiavo. 
Perplessitudine alle congratulazioni del babbo (“Complimenti, signorina”. Complimenti de che? Bho). 

Comunque i suddetti assorbenti causavano non pochi casini. Non stavano mai dove dovevano stare e lo smaltimento in accozzi di carta igienica era altrettanto problematico. 
A riprese successive tutte in classe esibivamo vistosi allagamenti, coperti con golfini annodati in vita e altri stratagemmi. Ma intanto ero arrivate alle medie e la classe era tutta di ragazze. No problem. 

Prima superiore, decido di tentare la via del Tampax. Mamma già li usava, ma siccome i miei si erano separati e io stavo con papà lei per rappresaglia non spiegava più niente. Provo senza mestruazioni. Mi pare complesso. Infatti mi ritrovo con il tampone in mano e il cartone in vagina. Rido da sola come una deficiente. Seguono anni normali. 
Alterno Tampax a Ob, fino a quando scopro che il diaframma funziona benissimo se hai le mestruazioni. 

Praticamente scopro la Moon Cup prima che venisse inventata. 

Mi lavo, faccio il bagno e curo le piante senza problemi. Anzi, da un certo punto in poi decido di dare il sangue alle piante. 
E poi ho letto Erica Jong, che dice che una donna è veramente libera se assaggia il sangue delle sue mestruazioni. Lo faccio e sopravvivo. 

Si va avanti così fin verso i 45. Poi parte una mestruazione lunga un mese e mezzo. Un mese e mezzo. Sospetto sia l’inizio del climaterio, di cui ovviamente non so un tubo. Il sangue cambia e si addensa. Ogni tanto penso che mi stiano scendendo pezzi di utero. Una collega in analoga situazione parla terrorizzata di “pezzi di fegato”. Niente di che, in fondo. Tranne che a un certo punto la ginecologa mi dà una roba per stoppare un po' l’emoraggia, perché mi sto anemizzando. 

A quel punto i classici 26, 27, 28 giorni preceduti dai soliti pensieri suicidi, diventano un ricordo. Le mestruazioni arrivano come e quando gli pare. Ogni due mesi. Ogni tre. Due volte in un mese. 

Verso i 50, finalmente, stop. Dopo un anno che non hai le mestruazioni sei ufficialmente in menopausa. Comodo, un po' triste. Cambia proprio, per me, la percezione del tempo. Qualcosa diventa definitivo. Per esempio, non ho fatto un figlio e non lo farò. Ma già lo sapevo. 
L’umore resta quello di sempre: solo sono più “commuovibile”, come se le lacrime sostituissero un po' il sangue. 
E si riapre una stagione adolescenziale: chi sono?, che ci faccio qui?, cosa voglio veramente? eccetera. Il bilancio mi soddisfa. Adesso sono molto curiosa di “come sarò da vecchia” e mi diverto sempre a fare la zia adottiva. 
Perché, come diceva Winnicott, “i bambini hanno bisogno di poche cose: cibo sufficiente, genitori sufficientemente buoni e vecchie signore bizzarre”. Eccola, sta arrivando.


Per raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

Nessun commento:

Posta un commento

Sproloquia pure tu.