lunedì 17 febbraio 2014

Il senso della stampa italiana per le Olimpiadi.

Dopo aver detto quel tanto che basta per condannare le leggi omofobe della Russia di Putin, La Repubblica è tornata a guardare lo sport come solo lei sa fare.

Dalla homepage di repubblica.it di oggi, 17 febbraio 2014.
Giochi sexy e le più belle in gara.

Non è una novità: ogni volta che c'è un evento, sportivo, culturale, ludico, i nostri giornali dedicano ampio spazio a cose simili.

Ricordo le infinite gallerie fotografiche sulle unghie delle atlete durante le ultime olimpiadi e ogni anno non mancano mai primi esaustivi piano sui culi delle giocatrici di Beach Volley, per far vedere "i segnali", dicono, passando per l'intramontabile: "chi è la più sexy dei Giochi?" con tanto di classifica.

Insomma, niente di nuovo nemmeno stavolta.
Eppure di cose da dire su Sochi 2014 ce ne sarebbero state.
Non ultimo l'arresto di Luxuria, che ha scatenato commenti disgustosi palesemente omofobi da parte di gente di destra e meno palesemente disgustosi, ma allo stesso modo intrisi di omo e transfobia da parte di gente di sinistra.

Mi interessa parecchio il modo di trattare le sportive da parte dei nostri giornali on line (ho preso link solo da Repubblica e Corriere, che in questo sono maestri, ma non sono ovviamente i soli a deliziarci con gallerie sul genere). Avevo parlato già di qualcosa di simile in occasione di Londra 2012 e della pessima figura del nuoto italiano, tradotto in insulti, illazioni e prese in giro a Federica Pellegrini.

Quello che mi viene trasmesso da questa continua e morbosa attenzione all'avvenenza (o meno, a Londra ci furono non poche polemiche perché Bild e altri giornali attaccarono diverse/i atlete/i accusate/i di essere troppo grasse/i o troppo brutte/i) delle atlete -e qui uso volutamente il femminile, perché con gli uomini non si ha mai la stessa ostinazione- è che in fondo la loro preparazione, la loro bravura e i loro risultati sono sempre secondari rispetto al loro aspetto.

Insistere e soffermarsi  ossessivamente sull'aspetto delle atlete, non solo e non semplicemente mette in secondo piano le loro capacità, ma in qualche modo le svilisce, rendendole quasi casuali, sempre seconde rispetto agli smalti, alle acconciature e al trucco, queste sì, "cose da femmine".

Non capita, ovviamente, solo alle sportive.

Come detto sopra, questo modo di raccontare le donne viene riproposto ogni volta che c'è un evento, di qualsiasi genere esso sia.
Rimane, per me, inarrivabile, la galleria che Il Corriere della Sera dedicò alle gambe delle "Hollandette", le Ministre del governo francese, seguita dal "look estivo delle deputate italiane" di qualche giorno dopo.

Distogliendo l'attenzione dai meriti (o demeriti) di una sportiva, di una politica, una scrittrice, una giornalista, riportando ogni discorso sull'estetica, si rimette la donna su un gradino più basso, al posto che "le compete".
La si addomestica oggettivizzandola.

Qualche tempo fa durante i SAG Avards, un cameraman face la classica inquadratura dall'alto in basso a Cate Blanchett.
La sua risposta, magistrale, è stata: "Do you do that to the guys?"

Ecco, il punto è esattamente questo: no, non lo fanno con gli uomini. Oh, sì, ci sono le gallerie col più fico del nuoto, ma niente è paragonabile a quello che si fa col corpo delle donne.

http://www.policymic.com/articles/79471/cate-blanchett-calls-out-red-carpet-camera-asking-do-you-do-this-to-the-guys




3 commenti:

  1. Incredibile, questi non hanno la faccia come il culo, ormai l'hanno persa da anni.

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  2. se non altro Bild non ha fatto differenze di genere comunque un quotidiano anche online dovrebbe occuparsi degli sportivi per i loro risultati e basta

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    1. tutti abbiamo una dimensione estetica e tutti ce ne curiamo ed è giusto: ma quando si scrive un articolo sui libri di una scrittrice si parla dei libri e non del suo aspetto. Ogni cosa nel contesto adatto

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