venerdì 21 febbraio 2014

Ridimensionare la violenza.

Quando i media parlano di violenza sulle donne, spesso si ha l'impressione che chi scrive cerchi di farlo indirizzando chi legge verso un racconto quasi consolatorio e tranquillizzante, se non autoassolutorio.

Si parla di orchi, mostri, raptus, drammi, prostituzione, denaro evitando accuratamente di nominare la violenza per quello che è.

Raccontando un orrendo fatto di cronaca, ad esempio, si scriverà "prostituta rumena di vent'anni" e non "donna di vent'anni" violentata per sedici ore. 
Dire "prostituta rumena" piuttosto che "donna", colloca la violenza in un determinato ambito, quello della prostituzione, dell'illegalità, della povertà.
In questo modo le "persone per bene" potranno non sentirsi coinvolte.
Oh, sì, si prova molta pena per questa "prostituta rumena", ma in qualche modo la violenza e l'orrore possono essere percepiti quasi come qualcosa di "comprensibile".
Insomma, se fai la puttana la violenza fa parte del gioco.

Se poi una ragazza di diciassette anni, incinta, verrà massacrata di botte dal fidanzato di otto anni più grande perché non vuole abortire, allora si sottolineerà che lei è "figlia di una famiglia borghese che risiede in una strada tra le più eleganti di Ostia, via delle Baleniere, studentessa ben educata e perbene. Lui, operaio in un albergo di Fiumicino, 25 anni, figlio di immigrati sudamericani stabilitisi in Sicilia e arrivato a Roma in cerca di un futuro migliore."
Anche così la violenza viene ridimensionata, riportata su un binario rassicurante: lui l'ha massacrata perché è un operaio ignorante, un rozzo figlio di immigrati e lei una studentessa borghese bene educata.
La violenza di genere viene allora raccontata quasi fosse odio di classe, il violento è altro da noi, è povero, rozzo, incolto. Non ci si può aspettare altro da gente così. Immigrato, per giunta.

Eppure i fatti raccontano ben altro.

I fatti dicono che la violenza di genere è trasversale, interclassista, internazionalista.

Lo stupratore e il femminicida non sono "orchi", non sono "mostri" e continuare a usare certe parole per raccontarli minimizza la violenza, la sposta sul piano dell'illogico, dell'assurdo. Del raptus inspiegabile.

Dirlo apertamente, però, potrebbe turbare troppo l'opinione pubblica, quindi molto meglio soffermarsi su ciò che è fuori dalla "normalità", per sentirci tutte e tutti protetti, sicuri e lontani.


La manifestazione del 24 novembre 2007

1 commento:

  1. un articolo di cronaca deve raccontare i fatti dando quante più informazioni possibile: se l'aggressore è di famiglia ricca lo deve scrivere, se non lo è deve scriverlo lo stesso

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