domenica 9 marzo 2014

8 marzo 2014

Finalmente un corteo!
Bello, gioioso, incazzato e (auto)determinato.
Un corteo pieno di donne che hanno ribadito ancora una volta con voce alta e chiara che "tra la festa, il rito e il silenzio, noi scegliamo la lotta".

Abbiamo detto chiaramente che saremo sempre pronte a difendere i nostri diritti e a prenderci quello che ci spetta.

Abbiamo detto ai medici obiettori, che boicottano da anni la Legge 194, rendendo spesso impossibile per le donne l'accesso alla contraccezione di emergenza e all'interruzione volontaria di gravidanza, che non li lasceremo mai in pace, che saremo pronte a lottare, come lo siamo sempre state.
Abbiamo detto a chi ci governa che non abbiamo bisogno delle loro tutele, che non vogliamo essere "protette" da nessuno, qualsiasi cosa significhi, perché noi sappiamo difenderci da sole, ma che vogliamo che siano garantiti il nostro diritto al lavoro, alla salute, alla vita, alla sessualità.

Quello che per me rappresenta l'8 marzo l'ho detto anni fa e per quanto mi riguarda non è cambiato niente.
Per me l'8 marzo è e rimane una giornata di lotta politica.







Quindi voglio condividere le parole di una ragazza sedicenne, figlia di un'amica, che non so bene perché ha voluto che leggessi quello che ha scritto. Mi sa che mi ha presa troppo sul serio...

Grazie, Sofia, quelle come te mi fanno fare pace col mondo (tranquilla, poi mi passa subito).

"Menzionati la perenne discriminazione e l'inesistente grado di parità tra i sessi che è oramai impregnato nel pensiero di fondo della nostra incantevole società, c'è molto altro da dire.
La società e il governo proiettano sempre di più il sesso femminile in una dimensione tranquilla, serena e molto diversa da quella appartenente a svariati anni fa.
Non serve ricordare, inoltre, come venga trattata la donna relativamente ad uno stupro, una violenza, una molestia verbale, soprattutto dopo che questi eventi si siano verificati: è la donna che provoca, è la donna che si veste poco, è la donna a non sapere ciò che fa, è la donna a essere ingenua e inadeguata. L'uomo non ha colpe, perchè si sente sopraffatto dalla passione e dalla provocazione della donna e non può più controllarsi.
Si fa sempre il paragone, sostenendo che "prima la donna stava peggio", ma è necessità improrogabile accorgersi che probabilmente, oggi, la situazione è anche peggiore, rispetto alla precedente: il sessismo è implicito, indiretto, intrinseco e subdolo mentre lo vediamo emergere da articoli di giornale, spot e cartelloni pubblicitari, fotografie, ambiti lavorativi, e così via; preesiste quindi un plagio continuo, di cui spesso le donne, per prime, sono o fanno finta di essere inconsapevoli.
Nella giornata delle donne si sono probabilmente verificati tanti stupri e violenze subiti dalle donne quanti sono gli stessi giorni dell'anno.
Continuare a lottare in qualsiasi modo per far valere i nostri diritti è indispensabile, quanto cruciale.
Continuiamo a far valere i nostri diritti, è importante, perchè non è l'uomo a essere stupratore, ma è lo stupratore a essere uomo; è l'uomo a provocare e intimidire durante uno stupro e se l'uomo infligge una violenza, non si sta difendendo, e non è uno squilibrato: è perfettamente sano.
E' l'uomo che grida volgarità alla donna per la strada, umiliandola, ed è la donna, nella maggior parte dei casi, a non rispondergli né reagire, perchè è abituata.
Non abituiamoci. Non convinciamoci di trovarci nel torto se ci viene inflitto qualsiasi tipo di violenza, sia fisica che psicologica.
Infine ricordo a tutti e a tutte che domani è importante soprattutto ricordare l'incendio del 1911 della fabbrica Triangle, e la manifestazione dell'8 marzo 1917, in cui le donne della capitale di San Pietroburgo hanno rivendicato la fine della guerra."

1 commento:

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