lunedì 17 marzo 2014

Di avvenenza, bellezza, martelli e coltelli.

Un femminicidio e un tentato femminicidio in provincia di Roma.

Due articoli, il primo de Il Corriere della Sera, il secondo de Il Messaggero, che riportano le dichiarazioni dei vicini.

«Spesso li sentivamo litigare. Lei era una bella donna e lui probabilmente era molto geloso».  (corriere.it)

«[...] alcuni vicini, avevano notato che le vicissitudini familiari dettate, a quanto si dice, da motivi sentimentali, lo avevano provato fortemente. La moglie, una donna avvenente, gli aveva fatto perdere la testa.» (ilmessaggero.it)

La bella donna di cui lui "probabilmente era molto geloso" è stata ammazzata a martellate.
La la donna avvenente che "aveva fatto perdere la testa" è stata accoltellata e colpita in testa con un oggetto pesante. È in ospedale. Pare che "guarirà" in un paio di mesi.
In entrambi i casi erano presenti i figli.

Le frasi dei vicini riportate quasi distrattamente nei due articoli, raccontano tutto un modo di vedere le donne in questo paese.
L'accento è stato posto sull'aspetto fisico delle due donne: bella, avvenente. 
Donne che fanno "perdere la testa", insomma. Ci sta che uno si ingelosisce e ti mette le mani addosso, no?

Ora, al di là delle storie raccontate, il problema è il solito: come i media italiani parlano di violenza di genere, il continuo e comune tentativo di dire "altro" per raccontarla.

Lo scrissi tempo fa, quando Giorgia Vezzoli (Vita da streghe) lanciò l'appello "Non sono un #mediacomplice", per chiedere ai media di assumersi delle responsabilità facendo proprio l'impegno a non rendersi complici del mantenimento di un clima tollerante nei confronti della violenza sulle donne:
pare quasi che gli articoli di giornale o i servizi in tv tendano a "sminuire" il fatto. Parlano di raptus, di gelosia, di amore criminale, di passioni sbagliate.

Allora chiedemmo, appunto, un'assunzione di responsabilità, una presa di coscienza da parte dei media del loro ruolo, che, ci piaccia o no, spesso indirizza il giudizio di chi legge.
Chiedemmo di smetterla di parlare di raptus, di gelosia, di indugiare sui rapporti finiti, di trovare scusanti.
Era il luglio 2012, ma a quanto pare non è cambiato molto.

Lo scrissi allora, lo ripeto ora: 

BASTA con le giustificazioni.
Ha ucciso la moglie. Poche settimane prima aveva perso il lavoro.
Ha ucciso la moglie. Due mesi fa è morta sua madre.
Ha ucciso la moglie. Lei forse lo tradiva.
Ha ucciso la moglie. Lei voleva lasciarlo.
Ha ucciso la moglie.
Non è stato un raptus.
Non è stata gelosia.
Non è stata depressione.



2 commenti:

  1. tanti/e provano gelosia non tutti/e fanno così, non è gelosia, questa gente non sa amare, non vuole gestire nè incanalare la frustrazione e la sofferenza dopo la rottura di un rapporto, non è un amante, è un padrone ossessionato, crudele

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  2. In realtà io, leggendo "donna avvenente" o "bella donna", penso a un uomo che giudica una donna su criteri estetici, l'ha sposata perché era bella, o è geloso perché ha voluto la donna bella e teme che altri la vogliano; in ogni caso, è lui a non farci una bella figura. Ai miei occhi, lei non ha nessuna colpa di essere bella.

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