venerdì 11 aprile 2014

Di capoliste, veline, culi&tette.

Renzi è il perfetto prodotto di vent'anni berlusconismo. 
Come Berlusconi, anche lui prima che un politico è un venditore e a differenza dei suoi compagni di partito sembra essere capace di fare del "buon" marketing. 
I suoi reboanti annunci piacciono molto, la sua aria tronfia e il suo atteggiamento strafottente lo hanno portato a diventare segretario di partito e poi Presidente del Consiglio in tempi brevissimi. 
Le battute, la mimica, i tweet alle 7 del mattino, il discorso a braccio con le mani in tasca al Senato... tutto è studiatissimo, non c'è nulla di spontaneo, ma evidentemente funziona.

Dice Ida Dominijanni che Renzi centellina una sorpresa al giorno e ha bisogno di un titolo al giorno, quindi la sopresa di questa settimana, dal momento che in questo paese una legge decorosa sulla rappresentanza di genere pare non essere nemmeno immaginabile, il Presidente del Consiglio fa la sua mossa a effetto, candidando tutte donne capolista per le elezioni europee.

Si sa, alcuni maschi, soprattutto quando comandano, ci tengono molto a mostrarsi illuminati e lo spottone delle donne capolista alle Europee pare stia dando i primi frutti.
Leggo di uomini che si sentono parecchio fichi per il loro essersi fatti "da parte" e di donne che ringraziano felici la cortese elargizione del capo.

"Come è buono e moderno il nostro segretario presidente! Lui sì che ci tiene a noi donne."

Il fatto che mettere cinque donne capolista non abbia niente a che vedere con una seria presa di posizione sulla democrazia paritaria non pare essere un problema.
Quello che conta è lo spot, l'immagine, il titolone in prima pagina.

Vent'anni di berlusconismo, appunto.

A me non resta che prendere atto che a molte donne queste cortesi elargizioni piacciono: sono molto meno faticose che uscire e prendere quello che spetta loro e  spesso non sono troppo impegnative.

Tanti applausi, dunque, e poco conta, ad esempio, che in Europa il PD sia quel partito che ha aiutato ad affossare la Risoluzione Estrela : ci sono cinque donne capolista, vuoi mettere? 

Sì, c'è quella storia delle preferenze, ma Matteo (Matteo come Silvio, non c'è nemmeno più bisogno del cognome) ha dato visibilità a cinque donne! 

Oh, certo, c'è sempre questa storiaccia della disoccupazione e dell'inoccupazione femminile, dell'attacco continuo all'autodeterminazione delle donne, alla Legge 194, dei compiti di cura della famiglia che continuano a ricadere solo sulle donne come da italica tradizione, ma ci sono cinque donne capolista. 
Cinque. Mica una!

Comunque, Beppe Grillo, che usa volentieri l'insulto sessista come arma politica, che invita la parte peggiore del suo elettorato a insultare, delegittimare e minacciare l'avversaria politica usando battute da bulletto di terza media, deve aver apprezzato parecchio l'assist del suo nemico giurato e quindi le cinque capolista diventano "veline".

Interessante notare che nel fotomontaggio (bruttino, ad essere sincera: con tutti quei soldi Beppe potrebbe assumere grafici migliori), ci siano solo quattro delle capolista del PD.

Non c'è, infatti, Caterina Chinnici, magistrata, figlia di Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel 1983. Mi chiedo se nell'assenza di Chinnici/velina si debba ravvisare il segno di un qualche tipo di rispetto o se invece questa mancanza sia semplicemente dettata dalla minore avvenenza di quest'ultima rispetto a Picierno, Moretti, Mosca e Bonafè, più giovani e quindi più "adatte" al ruolo e certamente più facili da dare in pasto ai commentatori del sacro blog.

Ovviamente il PD non ci sta: le nostre non sono veline come quelle di Berlusconi, sono donne preparate, che fanno politica seria, e poi... 

Ecco, "e poi". 

Perché non bastava "difendere" le candidature, magari elencando, ove presenti, tutti i meriti politici delle cinque candidate: bisognava rispondere. 

E rispondere a tono. Usando le stesse armi e la stessa volgarità. Rispondere alla "pancia del paese", insomma, come va di moda adesso.

Quindi L'Unità pubblica un pezzo in cui ci fa sapere che "Grillo candida la "sexy maestra" e la "sexpolitika"", con immancabile corredo fotografico (le tette vendono, lo sanno tutti).

E qui succede qualcosa di bellissimo, che conferma in un momento anni di belle parole su sessismo, misoginia e tutto il corollario: i nemici si trovano uniti da qualcosa che va oltre la politica, la misoginia e il sessismo più beceri.

Grillini e piddini finalmente possono sfogarsi, c'è il capro espiatorio perfetto: un corpo di donna.

E sui social networks da un paio di giorni è tutto un rimpallarsi fotomontaggi e culi, insulti e tette, dimostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora una volta, quello che vado ripetendo (in ottima compagnia, per fortuna) ormai da anni: il sessismo è davvero la sola cosa bipartisan in Italia.

2 commenti:

  1. Se uno fa un tweet alle 7 del mattino hai dei grossi problemi. E li crea agli altri.

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