martedì 15 aprile 2014

Pillole e sciacalli.

Una donna muore nell'ospedale Martini di Torino (dove c'è un solo ginecologo non obiettore) dopo la seconda parte della procedura per l'aborto farmaceutico.

Facile intuire la reazione dei media: è morta per la RU486.

È bastato un attimo per trovare il colpevole di quella morte, non c'è nemmeno stato bisogno di aspettare l'autopsia: notizia troppo ghiotta in un paese in cui la legge che tutela le donne che vogliono ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza è costantemente sotto attacco.

I prolife gongolano felici: finalmente hanno la loro martire e non hanno paura di camminare sul suo corpo pur di attaccare di nuovo e con maggiore forza il diritto di ciascuna donna all'autodeterminazione.
"Tuttologi" più o meno famosi cavalcano volentieri la battaglia antiabortista per recuperare una notorietà quasi perduta e il processo è già chiuso: la RU486 è colpevole, non c'è bisogno di sapere altro.


Il dottor Viale, responsabile IVG del Sant'Anna di Torino, ha detto che la morte di Anna Marchisio non è ascrivibile alla RU486, che si è tratta di una "tragica fatalità" che potrebbe al massimo essere ascrivibile alla somministrazione di altri farmaci, usati in tutte le procedure abortive, ricordando che ormai questa è una partita "politica" prima ancora che scientifica e che invece sarebbe il caso di riportare il dibattito ad un livello scientifico e medico, in primo luogo per tutelare la salute delle donne.

Vale la pena leggere per intero la nota che ha rilasciato (il grassetto è mio):
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che impone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.”
Ovviamente non voglio, né tantomeno posso, entrare nel merito clinico della morte di Anna Marchisio: non sono un medico. 

Ciò che mi preme è vedere come la notizia sia stata data in pasto all'opinione pubblica.
clicca per ingrandire
Tre tra i più importanti quotidiani nei titoli immediatamente successivi all'uscita della notizia, sembrano ascrivere oltre ogni dubbio la morte di Anna alla somministrazione della RU486, anche se nel corpo dell'articolo si accenna alla necessità di attendere l'autopsia prima di poter mettere il punto. 

Niente di nuovo, dopo tutto la maggioranza delle persone si ferma al titolo e non ha voglia di perdere tempo a leggere un articolo per intero: scegliere il titolo "giusto" porta click, condivisioni, facile indignazione. 
Poco importa che ci siano altri fattori in gioco, come ricorda Viale. 
Poco importa che l'autopsia, ad oggi, non ha saputo dire perché è morta Anna e si debbano aspettare i risultati degli esami tossicologici. 
Ormai Anna è morta "dopo aver assunto la RU486". 
Bel regalo a chi la combatte da sempre blaterando di "aborto facile" e di "fai da te".

E se si dovesse scoprire che la RU486 non ha avuto alcun ruolo nella morte della donna, quanti tra quelli che ora tuonano contro "l'aborto facile" sarebbero pronti a rettificare le proprie affermazioni con la medesima forza che stanno usando in questo processo alla pillola abortiva?
La notizia avrebbe lo stesso spazio sui media? Ci sarebbero gli stessi titoli urlati dai toni apocalittici?

Anche in questo caso, come quando si parla di femminicidio o di violenza di genere, sarebbe auspicabile una presa di coscienza da parte dei media, del ruolo che hanno nella formazione delle opinioni.
Le parole, come diceva Moretti, sono importanti e quando raccontano un fatto di cronaca delicato come questo, dovrebbero essere ben misurate, per evitare di ridurre il tutto una "lotta" tra diverse fazioni e di dare il via a facili strumentalizzazioni.

A conferma, poi, delle parole di Viale su come in Italia la questione dell'aborto sia politica prima ancora che medica, arrivano le dichiarazioni di chi, come Eugenia Roccella, conduce una lotta senza quartiere al diritto all'aborto sostenendo che "questo evento tragico deve ricordare a tutti che l’aborto non si può affrontare in modo ideologico e sbrigativo, magari anche privilegiando un metodo abortivo perché libera le strutture sanitarie dal peso dei ricoveri", riconducendo così tutta la questione a una mera faccenda di soldi e posti letto.


Consigli di lettura:



Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf
Il ginecologo torinese, responsabile del servizio per le IVG del più grande ospedale ostetrico italiano (7336 nati e 2490 IVG), ha diffuso la seguente nota:
“In meno di un mese due donne sono morte per aborto. Per Maria Cariello, 35 anni, una figlia di 7 anni, morta il 16 marzo scorso a Nocera Inferiore dopo un aborto chirurgico, la vicenda non è andata oltre la cronaca locale. Per Anna Marchisio, 37 anni, una figlia di 5 anni, morta mercoledì scorso a Torino dopo un aborto medico, il caso è subito rimbalzato in Parlamento. Non so se il ministro abbia mai aperto un’inchiesta anche per la morte di Maria Cariello, ma non sarò certo io a temere ogni inchiesta sulle IVG e sul mifepristone, il vero nome della RU486. Nel caso di Anna Marchisio la RU486 è innocente, perché è certamente il fattore meno sospettabile per l’arresto cardiaco che ha determinato la morte. Nel caso di Maria, se fosse stata utilizzata la RU486 – è una indicazione AIFA – si sarebbero ridotti i rischi dell’intervento chirurgico e delle complicazioni che hanno determinato la morte. Entrambi i casi rientrano in quella fredda statistica che ogni anno vede una quarantina di donne morire in gravidanza o per la gravidanza. Anna e Maria ci hanno tragicamente ricordato che si muore in gravidanza e che anche di aborto si muore, sebbene molto meno che in passato. E’ una realtà cruda che si tende a negare per la gravidanza e che inevitabilmente sorprende per gli aborti, ma due donne morte per aborto in un mese sono uno shock che impone di parlare di aborti fuori dagli schemi delle polemiche rituali. Uno shock che mpone di parlare di RU486 come di un farmaco che riduce i rischi degli aborti, perché riduce l’uso di farmaci più rischiosi e diminuisce i rischi durante gli interventi chirurgici. Uno shock che impone di parlare di tanti aspetti che relegano le IVG, come un fastidio, ai margini della sanità, qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare. Io, che ho scelto di aiutare le donne che vogliono abortire, credo che si debbano garantire quel confronto scientifico, quell’aggiornamento e quegli standard organizzativi minimi che la politica e il sistema sanitario hanno sempre trascurato: non è accettabile che in un ospedale un solo medico in solitudine si occupi di aborto. Le morti di Anna e Maria, ma anche delle altre di cui non abbiamo saputo o non ci ricordiamo, ci impongono di uscire dal silenzio colpevole e dall’ignavia. Forse Gasparri e Roccella, dopo le pronte dichiarazioni sulla vicenda di Anna Marchisio, dovrebbero recuperare qualche parola anche per Maria Carielllo.” - See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20140412/aborto-viale-due-donne-morte-un-mese-sono-uno-shock-che-impone-parlare-aborti-ru#sthash.sXRGc5tY.dpuf

2 commenti:

  1. http://oggiscienza.wordpress.com/2014/04/15/ru486-una-tragica-fatalita-da-non-strumentalizzare/

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  2. Si muore anche di parto, se è per questo: http://27esimaora.corriere.it/articolo/italia-2013-il-paese-dove-si-muore-di-parto/
    Questo la Roccella lo sa?

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