martedì 10 giugno 2014

Metti una sera coi Pittori Anonimi Trullo.

Quando dici che abiti al Trullo la gente fa una specie di smorfia, è un gesto involontario, certo, ma c'è.

Il Trullo, la periferia, la borgata, la criminalità, la banda della Magliana, la droga, che orrore.

Pochi sanno che al Trullo Pasolini ci veniva a girare i film e giocava a pallone coi ragazzini del quartiere.
Pochissimi sanno che Gianni Rodari ha scritto "La Torta in Cielo" con i bimbi e le bimbe delle «scuole elementari Collodi, borgata del Trullo, Roma, tra gli scolari della Signorina Maria Luisa Bigiaretti che hanno finito la quinta nel ‘64».

Poi ci sono stati i comitati proletari, le lotte per il diritto alla casa, le occupazioni, le associazioni che rendono alla comunità luoghi altrimenti abbandonati al degrado e all'oblio, come la ex scuola Baccelli, il cinema Faro, la BiblioTrulloTeca.
E le decine di aree archeologiche e culturali che circondano il quartiere, che io nemmeno conosco e che da quando è in pensione mio padre visita una volta a settimana con un'associazione che organizza visite guidate.

Dice il mio vicino di casa che negli anni '70 sono successe tante cose qui e prima o poi me le farò raccontare tutte, anche perché lui ha un archivio fotografico sul quartiere da fare invidia, come quella con i ragazzini di Monte delle Capre che tengono una torta con scritto "W il proletariato infantile" o qualcosa del genere.

E però la gente questo non lo sa.
Per molti siamo una borgata triste e dimenticata, buia, sporca, malfamata, pericolosa.

E invece no.

Certo, non è mica rose e fiori, eh.
Il degrado, la sporcizia, l'incuria e l'assenza delle istituzioni ci sono eccome e a volte non rendono facile vivere qui.

Però c'è anche vivacità, c'è voglia di migliorare, di portare il Trullo fuori dallo stereotipo che lo accompagna. 

I primi a farsi conoscere credo siano stati i Poeti der Trullo, ragazzi del quartiere che scrivono i loro versi sui muri, raccontando le loro e le nostre vite.

E poi da qualche tempo sono arrivati i colori.

Colori bellissimi, allegri, che cancellano il grigio dei lotti delle case popolari, nate per volontà fascista come dimore per gli italiani che tornavano in patria alla vigilia della guerra e per i romani cacciati dai loro quartieri, rasi al suolo in nome della "grandezza" di Roma.

Non si sa chi sia, ma c'è qualcuno che la notte prende pennellessa e secchi e colora i palazzi, le scale, i muri del quartiere.

Sono i Pittori Anonimi del Trullo e sulla loro pagina facebook scrivono una cosa semplice e fondamentale:
"un tocco di colore un colpo di ramazza al Trullo. Non cambiamo quartiere. Cambiamo il quartiere per chi ci vive, per chi ci passa, per me, per te, per loro, per tutt*".


Lola e il cucciolo sulla piazzetta della chiesa
Non è come a Testaccio, Pigneto o san Basilio: non ci sono nomi importanti, niente associazioni, niente tg, ma solo gente del quartiere che lo vuole diverso, bello, colorato, pulito e accogliente e che la sera si mette una tuta bianca e comincia a colorare. 

Stasera sono stata con loro.

Come al solito arrivo in anticipo.
Mi siedo sui gradini della chiesa per avere la massima visuale sulla piazza. 
Alla mia destra c'è una fila di case popolari.
Odore di cibo, rumore di piatti, televisori che cantano "Luglio col bene che ti voglio", qualcuno suona. Mi pare un basso.

Sono le 21.
Una signora mi spia dalla finestra: che vorrà quella lì vestita di nero seduta a scrivere?
Mi guardo intorno e non passa nessuno. Mi sento sola e osservata, come nei piccoli paesi.
Due signore attraversano la piazzetta: "Guarda qui come hanno fatto bello" e non si ricordano a che piano sta la loro amica.

Io abito più su e qui sembra davvero un altro mondo.

C'è calma, ci sono alberi e panchine, ci sono spazi per "socializzare", quelli tipicamente voluti dal regime per controllare e indottrinare, per crescere bravi camerati pronti ad obbedire.

Dicono che quando Mussolini venne al Trullo, che allora si chiamava "Borgata Costanzo Ciano", padre di Galeazzo e tra i fondatori del partito fascista, diverse persone, notoriamente antifasciste, vennero fatte "sparire" per un po', per precauzione. L'Italia stava per entrare in guerra e i primi segni di cedimento del regime cominciavano a non poter essere più ignorati.

Dove sto io, invece, di panchine non c'è nemmeno il pensiero: l'abusivismo compulsivo non le ha previste.

Mi piace quaggiù.

Finalmente arrivano. Sono certa che siano loro.
Rimango al mio posto e li osservo. Aspetto che facciano qualcosa che li "sveli", perché un po' mi vergogno di andare e dire "ciao, siete i Pittori?".

Mi guardo intorno sperando di essere vista.

Giro una sigaretta. "Fumo questa a vado".

"Ehm... non so se sono nel posto giusto..."
"Se hai un appuntamento con noi sì. "

Fatto.  
Sono loro, mi stringono la mano, ricordano il mio nome perché gli ho scritto su Facebook.
"Di chi sei figlia? Di chi sei nipote?"
Spiego che non sono di qui, che sono "adottata" dal quartiere. 
"Bene".
Mi dicono che c'è uno col mio stesso cognome che abita proprio lì dietro.

"Stasera facciamo tutto quello" e mi indicano una palazzina.

Due chiacchiere mentre i Pittori Anonimi preparano secchi, teli e pennelli e si comincia. Ci danno pure la tuta per non sporcarci. Arrivano anche mia cugina e il suo compagno e una ragazza di un altro quartiere, anche lei ha visto le foto su facebook e vuole dare una mano.

Uno dei Pittori mi racconta che l'idea gli è venuta dopo un funerale.
La piazzetta davanti alla chiesa era sporca, triste, gli alberi non potati, le piante dell'aiuola secche, sporcizia, erbacce.
E quindi che si fa? Piangi e ti arrabbi o cambi le cose con le tue mani?
Loro hanno deciso di rimboccarsi le maniche e "cambiare il quartiere" per tutti e tutte. 

Arrivano i primi secchi di vernice: rosa, verde, giallo, lilla.

Lavoriamo tutte e tutti, chi pulisce il marciapiede dalle erbacce, chi stende i teli, chi prende misure, chi dipinge.

È faticoso, la pennellessa pesa, si sta in ginocchio (noi "nuovi" ci occupiamo del muretto), ma la soddisfazione nel vedere il colore è tanta.
Passano dei ragazzi e chiedono se vogliamo il caffè; sul muretto ci sono coca cola e limoncello.

Mentre lavo la pennellessa alla fontanella si avvicina un gruppo di ragazzini.
Una di loro, faccia da furbetta e vestito a fiori si gira verso gli altri: "Ah, io lo so chi sono questi: sono i Pittori Anonimi! Loro colorano di notte." e comincia farmi mille domande: "siete i Pittori Anonimi, vero? Che dipingete? Possiamo farlo anche noi?" 
"Ti piacciono questi muri colorati?" 
"Tanto!"
Un altro, invece, trova che siano "colori di merda".
Uno dei Pittori Anonimi gli offre una bella lezione: magari non ti piacciono e va bene, ma dire "di merda" offende chi sta lavorando per rendere più bello il quartiere in cui lui vive. Il ragazzino è perplesso e intimidito: fare una pessima figura davanti agli amici e alle amiche a dodici anni è pesante. Credo che se ne ricorderà. E poi è in netta minoranza, ai suoi amici il lavoro piace eccome.

È bello sentirsi parte di qualcosa, fare qualcosa di concreto e immediato per il proprio quartiere e per la gente che ci vive.

Oh, certo, non tutti sono d'accordo e c'è chi non vuole che la facciata della propria casa venga colorata: meglio il grigio ingiallito, le svastiche scritte sui muri, le parolacce, strati di manifesti strappati, non sia mai che un bel muro rosso possa svalutare l'appartamento!

Scalette
Ma il colpo d'occhio, quando si passa davanti alla piazza della chiesa di san Raffaele è bellissimo. E le scalette che portano a Monte Cucco sembrano di un'altra città.

Provate a vedere con la street view di google e poi passate a via del Trullo, a viale Ventimiglia, all'VIII lotto e capirete quanto è importante il lavoro dei Pittori Anonimi.

Mi hanno insegnato che Politica è  mettere le proprie energie, le proprie competenze, i propri desideri a disposizione di tutte e tutti, è mettersi in gioco, è sudore, è condivisione.
Anche questo, per me, è un atto politico.
Ecco, noi ieri non abbiamo semplicemente dipinto e pulito: noi ieri abbiamo fatto Politica per il quartiere e per chi lo abita. E abbiamo dato una bella lezione a Comune e Municipio, che spesso dimenticano i quartieri periferici.




Quando ieri sono andata via ho ringraziato: "Che bel lavoro che state facendo, grazie".
"Be', ci stai pure te, l'hai fatto pure te."

E quanto è bello fare!

1 commento:

  1. Non mi vergogno a dire che mi hai strappato qualche lacrima...ci sono nato e vissuto per 30 anni e non potevi usare parole migliori per rendere onore ad un posto, è vero non facile, ma spesso speciale, diverso e fuori dal coro, caratteristiche che lo rendono unico, poi Pasolini, Gianni Rodari, la mia grande Maestra e insegnante di vita Maria Luisa Bigiaretti, ah quanti ricordi! Grazie a te per l'aiuto ma soprattutto grazie di cuore ai Pittori Anonimi Trullo, che non senza mille difficoltà e tanta tanta fatica hanno acceso i riflettori sul nostro amato Trullo!

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