mercoledì 30 luglio 2014

Io ho bisogno di femminismo.

Tempo fa è nata la campagna "Who Needs Feminism?", che raccoglie le testimonianze di tante donne (e qualche uomo) che raccontano perché hanno bisogno di Femminismo:

Identify yourself as a feminist today and many people will immediately assume you are man-hating, bra-burning, whiny liberal. Perhaps a certain charming radio talk show host will label you as a “Feminazi” or “slut.” Even among more moderate crowds, feminism is still seen as too radical, too uncomfortable, or simply unnecessary. Feminism is both misunderstood and denigrated regularly on a broad societal scale.

We, the 16 women of Professor Rachel Seidman’s Women in the Public Sphere course at Duke University, have decided to fight back against these popular misconceptions surrounding the feminist movement. Our class was disturbed by what we perceive to be an overwhelmingly widespread belief that today’s society no longer needs feminism. In order to change this perception, we have launched a PR campaign for feminism. We aim to challenge existing stereotypes surrounding feminists and assert the importance of feminism today. We feel that until the denigration surrounding feminism and women's issues is alleviated, it will be hard to achieve total gender equality, both statistically and socially.

has decided not to release a single, “official” definition of feminism. The goal of our project is to decrease negative associations with the word that would keep anyone from identifying with the movement. However, we encourage you all to keep defining it yourselves… you have given better answers than we could have ever imagined!
  [QUI il link]
Identificati oggi come  femminista e moltissima gente immediatamente darà per scontato che sei una odiatrice di uomini, una brucia reggiseni e una liberale piagnona. Forse qualche affascinante talk show in radio ti etichetterà come “nazifemminista” o “puttana”. Perfino tra i più moderati, il femminismo è visto ancora come troppo radicale, troppo scomodo o semplicemente inutile. Il femminismo è allo stesso tempo incompreso e denigrato con regolarità su larga scala.
Noi, le 16 donne del corso alla Duke University “Donne nella sfera pubblica” della Prof. Rachel Seidman, abbiamo deciso di combattere contro i pregiudizi che circondano il movimento femminista. La nostra classe è stata turbata da ciò che crediamo essere una schiacciante credenza diffusa che sostiene che la società odierna non abbia bisogno di femminismo. Per cambiare questo punto di vista, abbiamo lanciato una campagna per il femminismo. Il nostro scopo è combattere gli stereotipi esistenti che circondano le femministe e affermare l’importanza del femminismo oggi. Crediamo che fino a quando la denigrazione che circonda il femminismo e le istanze delle donne non saranno attenuate, sarà difficile raggiungere una reale eguaglianza di genere, sia da un punto di vista statistico che sociale.

ha deciso di non rilasciare una singola e “ufficiale” definizione del femminismo. Lo scopo del nostro progetto è di diminuire le associazioni negative del termine che impedisce a qualcuna di identificarsi col movimento. Comunque, vi incoraggiamo tutte a continuare a darne una vostra definizione… avete dato le migliori risposte che avremmo potuto immaginare!
[Traduzione mia, come sempre, siate comprensive/i.] 
Moltissime hanno risposto alla campagna, sfidando lo stigma secondo il quale "l'identificarci oggi come femministe" fa di noi delle strane persone che odiano gli uomini, non si depilano e probabilmente non fanno abbastanza sesso.

Ormai quasi tre anni fa ho iniziato a raccogliere i luoghi comuni sulle femministe, un po' per divertimento, un po' per dimostrare come evidentemente ci sia un'enorme ignoranza in merito a cosa sia  il femminismo e di cosa si parli quando parliamo di questione di genere.
Ho ritrovato la maggior parte di quegli stereotipi nei cartelli di alcune donne che hanno voluto rispondere a "Who needs Feminism?". Decine di giovani donne hanno preso carta, penna e macchina fotografica per dire che no, loro non hanno bisogno di femminismo, anzi, loro sono "Women against Feminism" (QUI la gallery condivisa da La Repubblica).

I luoghi comuni ci sono proprio tutti.

Alcune sono contrarie al femminismo perché "mascolinizza le donne e cerca di femmilinizzare gli uomini", altre tirano in ballo il relativismo morale (!), altre non hanno bisogno di femminismo perché "adorano gli uomini" e "chiedere gli stessi diritti è mancanza di fantasia e ambizione" e poi è molto meglio rimanere a casa a cucinare per il proprio marito piuttosto che andare a lavorare come fa lui.

Le guardo attonita.
Vorrei rispondere, ma non ne sono capace.

Io non saprei dire con un cartello perché invece ho (parecchio) bisogno del Femminismo.
Sarà che mi manca il dono della sintesi, sarà che, come scrissi tempo fa, essere femminista mi è venuto quasi naturale. O meglio, man mano che ho studiato, letto e ascoltato, ho capito che "quella cosa lì" che mi girava nella testa e che diceva che nessuno potrà mai impedirmi nulla in quanto donna, che nessuno può permettersi di usarmi come un oggetto in quanto donna, che nessuno mai potrà mai permettersi di decidere sul mio corpo in quanto donna era già femminismo. Molto "primitivo", ma tant'è. Si cresce, si migliora, si comprende.
E il femminismo mi ha aiutato - e mi sta aiutando - moltissimo.

Tra le tantissime risposte alle "donne contro il femminismo", c'è la lettera aperta di Laurie Penny (QUI la traduzione de Il Ricciocorno).

Laurie dimostra di essere decisamente migliore di me. Io avrei risposto acida e arrabbiata, dimenticando per un momento qualcosa di fondamentale, che invece non devo dimenticare mai: le femministe sono sempre qui per noi, anche per quelle che il femminismo lo schifano.
Nel frattempo, se mai avrete bisogno di femminismo, chiamate pure. Se mai vi stancherete di lavorare di più per una retribuzione inferiore o addirittura senza retribuzione, noi saremo qui. Se una volta invecchiate, quando comincerete a cedere, vi scoprirete all’improvviso invisibili, perché valevate qualcosa solo finché eravate giovani e hot, saremo qui per ricordarvi che valete ancora. Se mai sarete violentate o picchiate dal vostro partner, e improvvisamente vi renderete conto di quanto sia mostruoso sentirsi dire che si è responsabili della violenza subita, sentirsi dire “te la sei voluta”, o sentirsi rimproverare che avreste dovuto fare in modo di non turbare i ragazzi, noi saremo qui. Se avrete bisogno di un rifugio per nascondervi con i vostri bambini o un tumblr pieno di gif per ricordarvi che non siete sole, noi saremo qui. Se avrete bisogno di un aborto, o del libero accesso ai metodi contraccettivi, saremo qui a lottare per ciò di cui avete bisogno e che vi meritate, perché crediamo che siete esseri umani, e in quanto tali siete in grado di decidere autonomamente del vostro corpo. Saremo qui, perché questo è quello che facciamo. Non sentite di aver bisogno di femminismo in questo momento, ma io sì, e così sentono miliardi di donne in tutto il mondo, e io spero che rispetterete loro, proprio come io rispetto il vostro diritto di spargere le vostre perplessità nella rete. C’è un posto al nostro tavolo per voi, quando sarete pronte.
Ma continuo a non saper dire con un cartello di poche righe perché ho bisogno di femminismo.
Ancora una volta prendo a prestito le parole di Carla Lonzi, che spiega benissimo quello che ho provato (e che so per certo hanno provato tante mie sorelle) quando ho incontrato per la prima volta il femminismo:
Quando ho saputo che esisteva il femminismo, non sono stata neanche lì a informarmi su cos'era: sono una donna, dunque faccio il femminismo. Non pensavo alle conseguenze, non sono mai stata così su di giri in vita mia, sempre stanca morta e con il cervello che faceva la girandola. Scaricare l'uomo dalle mie spalle, trovarmi con tante possibili amiche, simili, alleate nella stessa barca, con un destino comune, era il massimo di vitalità che avessi mai raggiunto. Intanto traboccava la voglia di uscire dalla prigione e sbeffeggiare il nostro carceriere. Il mio sdegno saliva alle stelle, ma anche la mia felicità perché finalmente esprimevo senza sensi di colpa né complessi di inferiorità la mia voglia di esistere, la mia presenza. Fino a allora ero stata cauta perché non volevo essere fraintesa, e quando andavo a ruota libera,voleva dire che ero sicura di chi mi ascoltava.
Invece, improvvisamente, ho cominciato a parlare con tante donne e ragazze sconosciute, non avevo più cautele né ritegno: ogni pensiero esplodeva nel buio con colori meravigliosi e io ne ero la più stupefatta. Cercavo di risvegliare questo fuoco nelle altre perché potessero gettarsi nell'acqua fredda e fare una bella nuotata. Lo choc più bello, tonico, salutare che ho mai provato.
Carla Lonzi, Taci, anzi parla. Diario di una femminista, 1978
Ecco, uno choc tonico e salutare. 

Forse dovrei scriverlo su un cartello:
Io ho bisogno del Femminismo perché è bello, tonico e salutare.









8 commenti:

  1. scusami, curiosità: mi citeresti uno studio, un documento, qualche base, da cui si possa accertare che a parità di ore lavorate e a parità di inquadramento una donna guadagna meno di un uomo solo per il fatto che è donna?

    F

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    1. https://www.youtube.com/watch?v=w6Ily8udeNs&feature=player_embedded

      http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/gender-pay-gap/index_it.htm

      http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/document/index_en.htm

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  2. ecco.
    io francamente non so perchè sto per fare quello che sto per fare, anche perchè tu dici chiaramente già nei primi 4 cm del tuo blog che quello che dirò non ti interessa un fico secco.
    però qua sotto mi dici "sproloquia pure", e allora mi dico "dai, proviamo, magari è meno peggio di come te lo ricordavi..."
    tra l'altro, come tutti gli argomenti riguardanti i rapporti tra sessi, anche questo è estremamente complesso e il mio post sarà una lunga sbrodolata.

    insomma...

    prima di tutto vorrei chiarire una base di valutazione comune.
    l'autrice che citi ("Laurie"), dice "[...] lavorare di più per una retribuzione inferiore o addirittura senza retribuzione [...]".
    ora, io analisi del testo l'ho fatta forse alle medie ed è passato TAAAANTO tempo, quindi magari sono un po' arrugginito, ma io una frase del genere la posso interpretare in due modi :
    1) un soggetto X "fa più cose diverse dall'essere in vacanza o coltivare i suoi hobbies" rispetto ad un soggetto Y, e nonostante questo alla fine del mese riceve in cambio meno denaro di Y o anche nessun denaro

    oppure

    2) un soggetto X ed un soggetto Y di età simile, istruzione simile e competenze simili sono assunti con funzioni analoghe in posti analoghi (l'attività libero professionale mi sembra troppo dipendente da condizioni esterne per poter essere comparata in questo modo... non so... magari sbaglio...), lavorano le stesse ore durante il mese ed alla fine di questo il soggetto X riceve meno denaro di Y per la ragione esclusiva che è donna.

    allora io direi: se la realtà è quella prospettata nel primo caso, forse ci sono varie ragioni da prendere in considerazione prima di concludere che la ragione per cui X prende meno di Y è il suo fenotipo a causa del quale viene fatta oggetto di soprusi da altri.

    se invece la realtà è quella in 2) allora sì, c'è qualcosa che non quadra.

    ora, piccola parentesi statisticamente irrilevante.
    non so te, ma io personalmente, e miei famigliari personalmente, e amicizie dirette, personalmente, nessuno e dico "nessuno" ha avuto un esempio di "a X lo pago meno perchè è donna" e manco "si, tu X prendi meno di me Y perchè sei donna".
    tu, o qualcuna delle tue lettrici, può riportare un caso in cui "il soggetto Y nella scrivania di fianco alla mia entrava al lavoro con me ed usciva con me e faceva le stesse mie cose e prendeva più di me perchè era uomo"?
    comunque, come dicevamo, anche fosse, i casi personali sono sempre statisticamente irrilevanti.

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    1. andiamo quindi alle statistiche e ai link che mi hai suggerito.
      il primo è un video di... boh... informazione, pubblicità istituzionale? nono, io parlavo di dati.
      scartiamo.
      il secondo e terzo link vanno già meglio.
      al secondo link abbiamo una paginetta istituzionale con alcuni paragrafi un po' buttati lì, pieni di, scusa, banalità.
      proviamo a valutarli:
      "Sebbene le qualifiche delle donne siano uguali o anche migliori rispetto a quelle degli uomini, spesso le loro competenze non ricevono lo stesso riconoscimento e la loro carriera è più lenta.[...]"
      vabbè, prendiamolo come dato di fatto, anche se chissà come l'hanno ottenuto. tuttavia, a me sembra che significhi pochino.
      "le loro competenze non ricevono lo stesso riconoscimento" perchè sono donne? o per qualche altra ragione? e poi, da quando le competenze sono legate direttamente al riconoscimento? vallo a chiedere alle migliaia di dottori (uomini e donne) in co.co.co nei call center gestiti da gente che magari ha un diplomino con 36. o vallo a chiedere ai ragionieri (uomini e donne) che fanno gli area manager bancari con stipendi a 6 cifre agitando la frusta su gente che viene assunta per fare i cassieri di filiale solo se c'ha laurea magistrale e meglio se parla tre lingue.
      è giusto così? non lo so, non lo sto discutendo. è determinante il sesso? su questo punto a me sembra di no.
      quindi boh. mi sembra una frase inutile.
      il terzo paragrafo (sui figli) è una summa di ovvietà e francamente potrebbe quasi chiudere il discorso qui.
      "le responsabilità familiari non sono divise in maniera equa". chevvordì?
      che a casa le donne fanno la lavatrice e gli uomini stanno con la canottiera ed il telecomando sul divano? può anche essere, ma è davvero argomento di discussione politica il modo in cui le famiglie si gestiscono le mutande sporche? se all'interno di una famiglia c'è un problema di gestione delle responsabilità sarà compito della famiglia riorganizzarsi. o no?
      oppure vuol dire che le donne partoriscono e gli uomini no? beh, sono spiacente, ma mi sembra che la cosa sia stata organizzata ad un livello un po' superiore di quello del "maschio sfruttatore".
      non vedo come questo possa essere additato a "discriminazione", e come si possa fare in modo che i parti siano equamente distribuiti in 50% sulle donne e 50% sugli uomini.
      questo mio sarcasmo da due soldi ci porta a "Di conseguenza, le donne subiscono interruzioni di carriera più frequenti e spesso non tornano a lavorare a tempo pieno." che mi pare un'ovvia conseguenza di quanto prima più che un'odiosa discriminazione. se una donna è incinta avrà più necessità di accertamenti medici, ci sarà la possibilità che abbia più difficoltà quotidiane o anche che (malauguratamente) le sue condizioni non le permettano di proseguire il lavoro già poco dopo il concepimento rispetto a quanto non possa succedere all'uomo in canottiera sul divano.
      "colpa" del maschio quindi? a me sembra che, come detto, la cosa derivi da uno stato di fatto in cui ben poco possiamo fare. non so come definirla "discriminazione".
      finiamo poi con "[...] il divario raggiunge addirittura il 31%, considerando che il lavoro a tempo parziale è molto più diffuso tra le donne."
      ovvero, sempre a causa della mia scarsa analisi del testo, capisco che le donne guadagnano meno degli uomini perchè più frequentemente lavorano part-time, quindi meno ore degli uomini.
      sono obbligate a farlo perchè il "padrone maschio sfruttatore" le discrimina dicendo "tu donna da domani fai part-time perchè sei donna e così fai spazio ad un uomo"? mi permetto di avere qualche dubbio.
      può essere perchè dopo aver partorito abbiano necessità di seguire i primi mesi di vita del bambino?

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    2. e l'obiezione più ovvia è: "la discriminazione è che ci debba stare sempre la donna!"
      e la mia risposta è: "le ragioni per cui nella quasi totalità dei casi la donna segue il pargolo sono varie, e possono pure esserci alcuni fattori di "cultura patriarcale" come ami definirla, ma io direi che ce ne sono altrettanti legati alla semplice logica ed in ogni caso, di nuovo, rientriamo in quella che definirei un'organizzazione interna alla famiglia. quello che mi sembra rilevante, nel tema che stiamo trattando, è: 1- l'uomo, volesse, potrebbe stare a casa con le stesse modalità della donna per seguire i figli? dipende da paese a paese, ma tipicamente no e questo mi sembra sì discriminatorio, ma per entrambi, uomini e donne, in modo indiscriminato; 2- se l'uomo stesse a casa o riducesse l'orario di lavoro con le stesse modalità della donna, riceverebbe comunque una paga superiore solo perchè uomo? si tratta di un caso che non conosco direttamente ma non mi risulta sarebbe possibile, quindi non la vedo come discriminazione salariale su base del genere."
      il terzo paragrafo conclude dicendo che siccome le donne nella loro vita hanno lavorato meno ore, quindi con retribuzioni inferiori, questo si ripercuote sulla pensione.
      ed io mi chiedo "la discriminazione qual'è? che chi lavora meno ore guadagna meno e prende meno di pensione?" in questo caso sono incidentalmente le donne, ma siccome il genere è un carattere fisico poniamo il caso che siano i "biondi" e chiediamoci se la frase ci sembrerebbe discriminatoria...

      quindi, fin qui, boh.
      in fondo alla pagina abbiamo un link che ci porta ad una serie di altri documenti.
      tra i quali troviamo questo opuscolo http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/gender_pay_gap/140319_gpg_en.pdf
      a fine pagina 2 ci dicono che "Women are the majority of part-time workers in the EU, with 34.9 % of women working part-time against only 8.6 % of men. This has a negative impact on career progression, training opportunities, pension rights and unemployment benefits, all of which affect the gender pay gap."
      ovvero quello che avevamo capito prima: le donne lavorano part-time QUATTRO VOLTE più degli uomini e questo fa sì che facciano meno carriera, siano scelte meno spesso per (ri)qualificarsi ed abbiano minori crescenti pensionistici.
      il fatto che se uno (uomo o donna) lavora meno ore guadagna meno viene visto come indice di discriminazione di genere. su che base, scusate, mi sfugge...
      il fatto che se uno (uomo o donna) è meno presente in ufficio venga più difficilmente preso in considerazione per mansioni di maggior responsabilità con conseguente incremento della carriera e dello stipendio anche, e anche qui mi sfugge il perchè.

      poi arriviamo ad un punto interessante: la differenza salariale è intesa come
      "difference between the average gross hourly earnings of male and female employees."
      ovvero guadagno ORARIO lordo.
      ma come, se hanno tenuto conto delle paghe orarie, che differenza fa il fatto del part time? beh, perchè (almeno in italia) la paga oraria di base è la medesima, ma tutti i valori accessori sono calcolati in percentuale di conseguenza.
      e questa è una delle ragioni per cui comparare retribuzioni orarie di contratti di tipo diverso è una cagata.
      le donne guadagnano meno pere delle mele degli uomini.
      non stiamo guardando due buste paga mensili di contratti simili, ma stiamo mischiando cose a caso e le dividiamo per altre cose a caso. bah.
      se ne accorgono anche loro e dicono "Using hourly pay as a basis for calculating the gender pay gap can also mask spe- cific differences in pay that go unrecorded, for example, bonus payments, perfor- mance-related pay or seasonal payments."
      appunto.
      ma nulla di tutto ciò mi sembra configurabile come discriminazione dovuta alle gonadi possedute.

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    3. a pagina 5 ci parlano della "discriminazione diretta" e ci dicono che è illegale ma ancora presente "in ALCUNI ambiti". mi sembra si sia detto tutto. è illegale. come il contrabbando. dipende dai "maschi"? no, dipende dai delinquenti. e, in mancanza dei dati da cui è tratto l'opuscolo, sarei curioso di capire quanta di questa discriminazione è attuata da un datore di lavoro (o responsabile HR) "maschio" rispetto ad una "femmina", e di quanti casi stiamo parlando in assoluto. considerato che alcuni studi statunitensi parlano di impatti intorno al 4% in una realtà in cui vige libertà di contrattazione diretta tra datore di lavoro e dipendente, io spannometricamente potrei supporre (ma mi spingo veramente coi remi della fantasia...) che in europa non si superi il 2%, come peso dovuto a questa "discriminazione reale". ora, fosse anche lo 0, è sempre troppo e siamo d'accordo, ma vorrei anche dire che a ogni cosa va valutata in prospettiva e forse la percentuale del contrabbando tra le "cose illegali" è maggiore.
      in ogni caso è un reato e va combattuto. punto. ma, ripeto, è delinquenza, non discriminazione.

      poi rientriamo nel nulla.
      "Different jobs, different sectors". ovvero: un fuochista del turno di notte in ceramica prende più di un'impiegato amministrativo part time in uno studio che fa buste paga.
      le donne fanno più spesso le impiegate amministrative part time rispetto ai fuochisti notturni. e prendono meno.
      discriminazione di genere.
      sul serio?
      e di nuovo torniamo a "women bear the burden of unpaid work and childcare" [...] "As a result, women are more likely to work part-time" ecc ecc.
      cioè, ancora, le donne hanno altre responsabilità e quindi lavorano meno ore.
      ne abbiamo già discusso.
      a pagina 6 abbiamo l'ennesimo esempio di come sta andando avanti il discorso, ma stavolta proprio detto tranquillo, fuori dai denti:
      "Undervaluing of women’s work and skills"
      il lavoro delle donne è sottovalutato, perchè, udite udite, "For instance, a female cashier in a supermarket earns less than a man working in the stockroom."
      ed io, scusate, a questo punto mi scoccio un po'.
      che sia una frase che non sta in piedi lo capirebbe anche un bambino delle elementari.
      cioè, una cassiera donna guadagna meno di un magazziniere uomo.
      e questa è la discriminazione.
      non che una cassiera donna donna guadagni meno di un cassiere uomo, che sarebbe un caso da denuncia, e nemmeno che una magazziniera donna guadagni meno di un magazziniere uomo, altrettanto, ma che le solite pere e le mele...
      e andiamo avanti così, ancora:
      "a female nurse earns less than a male medical technician, even though they have comparable levels of qualifications."
      un'infermiera donna rispetto ad un tecnico sanitario uomo.
      in fondo a pagina 7 aridaje con l'organizzazione familiare.
      seguono menate di propaganda politica.

      ci sono poi ovviamente molti altri studi di cui potremmo discutere, alcuni fatti anche meglio.
      questo http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=EN&f=ST%2016516%202010%20ADD%202 per esempio.
      è interessante perchè parla di confronti fatti su personale full time, ma come abbiamo detto la cosa non è così semplice e ci sono vari fattori che possono determinare una differenza.

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    4. se ne accorgono anche loro, e infatti a pagina 44-45 chiariscono che, nonostante il loro approccio, "part-time work frequently entails differences in hourly earnings too. This type of work often carries a wage penalty and is generally performed more by women than men. It is important to bear that in mind when analysing pay gaps."
      andando avanti inseriscono interessanti spunti di riflessione sugli incentivi dati ai lavoratori più anziani, che modificherebbero i dati in funzione di paghe percentualmente più elevate e orari ridotti, ed altri punti che abbiamo già visto, come quello che chiamano "segregazione orizzontale" ovvero il fatto che alcuni lavori sono più appetibili per le donne ma hanno paghe generalmente più basse.
      ci sono poi riferimenti alle differenze di occupazione e alle logiche di ricerca di lavoro legate ai diversi percorsi formativi (le donne hanno mediamente titoli di studio più elevati: dovrebbe essere un vantaggio, ma se si guardano i dati aggregati si vedrà che ci sono meno donne al lavoro, perchè, tra le altre cose impegnate negli studi, e con carriere più interrotte, per le ragioni che abbiamo visto, che accettano posti più flessibili rispetto a lavori meno "nobili" ma più pagati e fatti per più tempo.)

      dopo un'ora di sbattimento sulla tastiera di cose che sono convinto non ti interessino davvero direi di chiuderla qua.
      qual'è il succo, a mio parere?
      che le differenze di paga tra uomini e donne sono dovute a mille mila differenti ragioni e liquidarle con slogan da manifestazioni di piazza è stupido.
      che gli studi vanno letti nell'ottica delle politiche sociali e non delle "pari opportunità" e tanto meno delle urla ai "maschi" oppressori.
      che, con una piccola provocazione, mi chiedo come mai se le cose stessero davvero così qualcuno vorrebbe ancora assumere un uomo sapendo che lo dovrebbe pagare di più (non è un caso assurdo. guarda gli immigrati. ci sono vari settori produttivi in cui ormai essere "nativi" è uno svantaggio competitivo perchè, qui sul serio, gli immigrati vengono sfruttati.)
      che, con altra piccola provocazione, mi pare che riguardo le diseguaglianze nell'organizzazione familiare all'interno del CDA di una famiglia tradizionale (uomo/donna/marmocchio) vi sia pari rappresentanza tra i due sessi.

      infine che continuare a criminalizzare il "maschio" è il segno di un femminismo che ha conseguito forse due vittorie e mezza per le persone che voleva rappresentare e per il resto si trascina in un triste fallimento lungo ormai 40 anni.
      fosse mai che voleste superare con un "donnismo" ne sarei già più felice...

      'notte.

      F

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Sproloquia pure tu.