mercoledì 22 ottobre 2014

Sala d'attesa.

Roma, Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini.
Reparto di Ostetricia e Ginecologia.

Tre donne in corridoio aspettano il proprio turno col bigliettino in mano, dopo che il marito di una di loro ha litigato a suon di "me stai sur cazzo" e "anvedi sto pezzo demmerda" con un tizio delle pulizie per questioni di numeretto preso per la moglie che sta per arrivare.

Arrivano due donne arabe, entrambe incinte, con una bimba di rara bellezza sul passeggino e chiedono informazioni alle tre. 
Una delle tre sta leggendo, ma risponde facendo notare che "se sei incinta passi avanti a tutte, mi pare ovvio".
Arriva anche un'altra donna, slava, biondissima, che prende il suo numero.
Ciascuna col suo numeretto, le tre nuove arrivate vanno in sala d'attesa.

Una delle tre donne che abbiamo conosciuto all'inizio dice alle altre a voce bassa: "So' tutte straniere. Ci sono più straniere che italiane".

Quella che legge ingoia una bestemmia e tace.

L'altra risponde ridendo col suo accento dell'Est: "Ahahaha! Sì, sono straniera anche io."

Quella che legge non ce la fa più.
"Sa, una delle poche cose buone che abbiamo qui è il servizio sanitario nazionale per tutte e tutti, al di là della provenienza geografica. Fino a che non ce lo tolgono, godiamocelo. E poi voi pagate come noi, quindi ne avete lo stesso diritto".

La "straniera" ridacchia, l'altra vorrebbe sprofondare.

La lettrice non riesce a reprimere la sua vera essenza, l'acidità, quindi  si rivolge proprio a lei, che si sta pentendo tantissimo: "E poi, scusi, ma a noi cosa tolgono le straniere qui?"

"EHM... no... cioè... volevo dire... AH! Il due sono io! Tocca a me!".

La lettrice è contenta, anche se forse avrebbe voluto litigare un po' (è da ieri che je rode).

1 commento:

Sproloquia pure tu.