venerdì 31 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Doriana. (La mia Doriana)



Doriana è amica mia.
Ci siamo conosciute per caso, a maggio, come con Alessandra, e in quel periodo entrambe eravamo nell'UDI. 

Ma ci parlavamo da prima, via blog.
E nel tempo, pure se viviamo lontane, abbiamo costruito un bel rapporto.
Ci telefoniamo quasi ogni giorno, ci raccontiamo le nostre giornate, ci prendiamo in giro e ci arrabbiamo insieme quando qualcosa non ci piace.
Vabbè, uso spudoratamente questo momento per dirle che le voglio bene.



Ho completamente perduto traccia del mio menarca. Dal substrato dei ricordi riesco a tirare fuori solamente una scena avvenuta presumibilmente qualche mese prima, che rivedo però con estrema chiarezza.

Sono in bagno con mamma. Sono seduta sul coperchio del water con quella massa informe di capelli ricci (che rimpiango ancora) e l’espressione di chi si prepara ad andare in apnea. Mamma, invece, sta seduta sul bordo della vasca da bagno, finge scioltezza e mi parla con tono pacato e rassicurante, cui non sono molto abituata e quindi mi fa un certo effetto.
Suppongo di avere dodici anni, visto che a quell’età ho iniziato a giocare un po’ più seriamente a pallavolo e i miei problemi sono questi: come potrò mai potuto allenarmi con quei dolori lancinanti (per alcune mie compagne sono dolori invalidanti)? Come potrò essere concentrata e disinvolta, durante le partite, con quello scomodo e gigantesco pacco in mezzo alle gambe, che peraltro non passa mai inosservato con gli shorts della divisa? E le docce nello spogliatoio, dovrò smettere di farle e scappare a fine allenamento sudata e puzzolente? La nudità non era un problema tra noi compagne (ma a breve lo sarebbe diventata). Di cosa significasse “crescere” non ce ne importava un fico secco. A noi premeva il “qui e ora”, ci interessavano le partite vinte, l’approvazione dell’allenatrice, ci ingozzavamo di schifezze nei pulmini, ci infilavamo in 5 nelle macchinette automatiche di foto, al massimo ci prendevamo in giro se a qualcuna aveva fatto schifo il primo bacio con la lingua, e le mestruazioni ci sembravano solamente una grandissima scocciatura che non attendevamo con alcuna urgenza.

Allora mamma, sempre seduta sul bordo della vasca da bagno, mi fece tutto un discorsetto. Ma non quello relativo all’anatomia, quello me l’aveva già fatto zia Antonella anni prima per spiegarmi cos’erano le pillole anticoncezionali (una scatoletta rosa antico, me la ricordo ancora) che le avevo beccato in un anfratto della sua camera.
Mamma mi presentò le mestruazioni come fossero un avvenimento dagli esiti prodigiosi e con un gran sorriso mi disse: che certamente sarei cresciuta tanto in altezza e che “ non sai quanti centimetri ho preso in un solo anno io”, che certamente quei rotolini che avevo sui fianchi se ne sarebbero andati e “non sai come ci si snellisce”, che certamente il mio rendimento sportivo durante il ciclo  ne avrebbe tratto giovamento e che probabilmente non avrei patito alcun dolore.
Improvvisamente le mestruazioni mi sembravano un avvenimento più che auspicabile!
A breve sarei diventata alta (!), magra (!) e sportivamente una fuoriclasse (!).
Che babbazza che ero! Quasi, quasi mi riempio di tenerezza per quella ragazzina seduta sul coperchio del water. Lei, così credulona e piena di aspettative, tutte disilluse tranne due: i dolori di cui non ho effettivamente sofferto fino a pochi anni fa, e il rendimento sportivo che, in verità, durante il ciclo migliorava. Per il resto: non sono diventata un metro e settanta (altezza minima per poter entrare nella squadra regionale) e i rotolini sui fianchi hanno continuato serenamente a prosperare, a botte di pizza da asporto e patatine fritte, divorate nei pulmini con le amiche. Me ne feci serenamente una ragione.




Se volete raccontare la vostra "prima volta": ritentasaraipiufortunato@outlook.it

Il mio primo ciclo. Silvia e una donna che purtroppo non so come si chiama.

Il mio primo ciclo fu un sollievo.
Nella mia classe, terza media, tutte le mie compagne erano già diventate “signorine”, mentre io restavo in attesa con grande ansia.
Ebbene sì, lo confesso, a soli 13 anni avevo una gran paura di restare sterile, di non poter avere figli/e.
Il primo ciclo arrivò e mi diede serenità e gioia. [Silvia]

11 anni e mezzo, pomeriggio di giugno, una marea di bambine/i a giocare come sempre nel cortile. Salgo un secondo a casa per fare la pipì e scopro la fatidica macchia, tornano alla mente il discorso fattomi un bel po' di tempo prima da mia zia e poi da mio padre (son cresciuta senza mamma, con lui) stroncato da un mio "so già tutto" imbarazzato del suo imbarazzo.
Insomma so tutto ma con un gran peso sul cuore e lo stomaco stretto faccio finta di niente, sistemo un quadrato di carta igienica sulle mutandine e torno giù a giocare. Gioco tutta la sera ma ho il cuore stretto. Torno su per cena, poi vado a dormire senza mai fare tappa in bagno...l'indomani mattina è evidente che non posso più negarlo, esco dal bagno con le gambe strette sotto la camicia da notte, incontro nonna nel corridoio che lo capisce con uno sguardo e mi abbraccia consolando il mio pianto. Poi mi dà un assorbente (30 anni fa, si il materasso con un centimetro di colla, impossibile resti fermo dove lo metti). Le lo comunica alle zie e a nonno, babbo mi fa gli auguri perchè son diventata donna.
Niente divieti nè segreti, un argomento in più da condividere con le amiche.
Ps. una compagna di scuola si stupì visibilmente quando le risposi che, si, io facevo il bidè durante le mestruazioni, anzi lo facevo più del solito... capii cosa fosse quell'odore che a volte lei emanava e sperai che rivalutasse le sue abitudini, mi sembrava terribile aver paura di lavarsi e la conseguente poca confidenza col proprio corpo. [Anonimo]


Se avete voglia di raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

giovedì 30 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Alessandra.

Alessandra l'ho conosciuta un giorno di maggio.
E' una di quelle donne che dici che "c'ha una capoccia così". E poi è gentile, dolcissima e quando parla o scrive io fremo, perché spesso mi dice cose che "sono mie" e che magari ancora non lo sapevo.

Vabbè, questa è la sua prima volta e io sono felice e onorata che abbia deciso di raccontarmela.





Il giorno in cui ho avuto il mio primo ciclo mestruale me lo ricordo abbastanza bene. Avevo tredici anni ed era il tredici di aprile. Una data che poi in fondo è stata significativa e in cui mi sono capitate altre cose importanti. Mica perché l’avevo preventivato ma perché come spesso capita ci sono numeri che ritornano. Sapevo già tutto quello che c’era da sapere, almeno da un punto di vista biologico. Mi sedevo comodamente in un tappeto, dietro una poltrona, e leggevo avidamente un’enciclopedia che veniva tenuta in bella vista e che si intitolava «Professione donna». Era blu scura con dei volumi sottili ma dettagliati di foto e spiegazioni. E io la consultavo perché pensavo che se essere donna era addirittura una professione allora mi sarei dovuta documentare presto. Anche perché nessun* si era mai sognat* di informarmi in tal senso e avevo come la sensazione che avrei dovuta fare da sola su una roba serissima. In compenso, non sapevo quasi niente del mio corpo. Come mi è capitato per alcuni anni successivi, credevo che la testa precedesse il (mio) corpo e che quella scoperta sarebbe stata una difesa.

Insomma, ero alla casa al mare con genitori, fratello e sorella. Non ho accusato nessun dolore, nessun patema o turbamento che mi potesse avvisare di qualche modifica in atto. Sapevo qualcosa di assai vago sulla spm ma evidentemente a me non accadeva niente. Quando ho raccontato a mia madre che avevo visto del sangue, mi ha abbracciato e mi ha chiamata come sempre aveva fatto: - Gioia. Sei diventata una signorina! Non ho mai capito cosa volesse dire questo cambiamento di status, ma se si rallegrava il seguito di quella faccenda non sarebbe stato poi così brutto. Al di là delle mie ovaie, dico, c’era qualcosa di imponderabile che mi metteva in relazione con lei e con molte altre. In ogni caso, rimasi immobile su un divanetto di vimini per un tempo imprecisato, tipo statua di sale. Non so per quale ragione ma quando mamma se ne accorse mi disse: - Guarda che puoi fare tutto quello che vuoi, è uguale a prima. E in effetti ho potuto fare sempre tutto quello che ho desiderato. Mi colpiva invece che le mie compagne di classe per giustificarsi a scuola, nell’ora di educazione fisica, dicessero che erano indisposte. Dal canto mio, non ho mai patito un dolore che fosse uno. Ed ero anche un po’ in imbarazzo perché sapevo da alcune amiche che per quella che chiamavano “indisposizione” si poteva finire pure in ospedale tra dolori lancinanti e medicinali non ben identificati. Il confronto con mia zia sul tema è stato invece più vicino ad un altro sapere: - Cilla, (vezzeggiativo che più o meno corrisponde ad un’affettività intraducibile), adesso stai attenta a toccare l’acqua gelata perché potrebbero bloccarsi. Mi figuravo così le mie ovaie che improvvisamente mi si atrofizzavano per un divieto venuto chissà da dove. Sicuramente in quel «Professione donna» non c’era scritto tutto, era un altro tipo di pericolo su cui non ero stata edotta. Dunque ha continuato: - Perché l’acqua quando è gelata, mhm (con quel suo viso tutto corrucciato che presagiva cose non ben controllabili), coro meu! (che tradotto risulterebbe: cuore mio!). Ma in quel coro meu dalla voce graffiata di mia zia, c’era una specie di sottile struggimento per una condivisione e insieme una forza che in quel momento non potevo immaginare interamente. Un’intermittenza ancora senza ordito che andava ben oltre il gesto mensile di prendermi cura delle mie mestruazioni. C’era, tra le altre cose, un corpo che non sapevo di essere e di potermi autorizzare a sentire. [Alessandra]



Se volete raccontarvi: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

Il mio primo ciclo. Angelica.


Ciao Lola, come promesso, ora che sono tornata a casa e sono davanti al mio computer, posso partecipare a questo momento collettivo molto catartico.
Le mie prime mestruazioni.
Le mie prime mestruazioni furono una tragedia, immane direi. Cioè non successe nulla di tragico in realtà se non il loro arrivo, cosa che non presi molto bene.
Premetto che ero assolutamente preparata, almeno teoricamente, alla questione, mia madre mi aveva descritto per filo e per segno la sua esperienza (traumatica) con tanto di sensazioni di sangue che scende tra le gambe e fastidio assoluto dato dai pannolini che usava. Pannolini, parola che mia madre ancora usa e che io cerco di sostituire con il meno umiliante assorbenti, ma che in realtà descriveva bene le cose che un tempo le toccava usare, veri e propri pannoloni!!
Comunque sarà stata l'immedesimazione con l'esperienza di mia madre, ma certo non è che aspettassi con ansia il momento fatidico.
Fu l'estate tra la mia quinta elementare e la prima media, ancora mi domando perché siano dovute arrivare così presto, ma ve beh... comunque fu durante quell'estate, eravamo nella nostra casa in campagna, io e i mie genitori, io stavo giocando allegramente per conto mio in camera quando percepii qualcosa che non mi tornava, non so esattamente cosa mi spinse a guardarmi nelle mutande, ma ad un certo punto so che le abbassai e trovai una macchia rosso scuro, quasi marrone, e lì il mio cervello si spaccò in due: da una parte sapevo perfettamente cosa fosse, dall'altra dicevo che no che non era così, che mi ero sporcata di cacca e che andando da mia madre ne avrei avuto conferma. E così feci, mi cambiai le mutande e con quelle sporche in mano andai da mia madre (onestamente non ricordo se ci fosse anche mio padre) dicendole che mi ero sporcata di cacca, sperando che lei mi tranquillizzasse dicendomi che sì, mi ero solo sporcata di cacca. Se ci ripenso ora rido da sola della mia assurdità.
Comunque a quel punto mia madre guardò e mi sorrise dicendomi: ma no, ti sono arrivate le mestruazioni, da oggi sei diventata grande!
Ecco, è stato a quel punto che ho iniziato a urlare che non era vero, che non volevo, che non erano le mestruazioni ma era cacca e che io non volevo diventare grande.
Mia madre cercò in tutti i modi di tranquillizzarmi dicendomi che era una cosa bella, che era un passaggio importante, che voleva dire un cambiamento e che i cambiamenti nella vita sono sempre belli, eccetera…
Che poi cosa volesse dire esattamente non lo sapevo, ma il diventare grande era qualcosa che proprio mi faceva venire l'angoscia, che non volevo, che aveva a che fare con una grossa fregatura e basta!
Di ciò che è successo dopo non ricordo nulla (santa censura).
Da quel giorno ho iniziato a vestirmi soprattutto con la tuta, tute giganti che coprissero il seno che cresceva e i pannoloni che portavo quando mi venivano le mestruazioni. Comunque devo dire che la cosa che mi faceva stare male e di cui mi vergognavo era il mio corpo che cambiava, le mie mestruazioni se pur dolorosissime e abbondanti non sono mai state motivo di vergogna, forse mi è più rimasto sto senso di incazzatura e di fregatura!
Solo molti anni più tardi ho iniziato ad amarle come parte integrante del mio essere. [Angelica ]


Se volete: ritentasaraipiufortunato@outlook.it

mercoledì 29 gennaio 2014

Il mio primo ciclo. Sara, Romina, Alessia e Nadia.

Ciao a tutte, non ho particolari storie da raccontare sul primo ciclo, se non che avevo dodici anni, sapevo che sarebbe arrivato ed ero molto contenta ( anche adesso, sembra folle ma a me piace avere le mestruazioni) . più che altro vorrei raccontare una cosa che mi aveva colpito moltissimo,quando l'ho sentita circa 15 anni fa, e a cui penso ancora. non riguarda me, ma la madre del mio primo ragazzo, una donna immigrata a Milano dalla Puglia, negli anni 70, arrivata nel retro di un camion; beh quando le è arrivato il ciclo, oltre a non sapere assolutamente cosa fosse, è stata picchiata dalla madre...chissà perchè poi...forse per farle capire da subito cosa sarebbe stata la sua vita. davvero una terribile violenza. [Sara]

Il mio Primo ciclo lo ricordo perfettamente ahahha!
Ovviamente non c’è mai stata una spiegazione dettagliata di cosa significasse diventare “signorine”… ma sapevi che prima o poi toccava pure a  te…sapevi che un tot di giorni al mese eri “diversa”… bha!
Comunque ricordo perfettamente quel giorno, come ogni mattina mi sono svegliata per andare a scuola, 2^media,  quel giorno in particolare ero proprio contenta di andarci poi!!!!
Colazione… bagno… io sulla tazza… tiro giù le “mutandine” (tutto che finisce in INE a quella età grrrr) macchia rossa e io che urlo dal bagno…"PAPÀÀÀÀÀ" Eh, sì… hiamai papà invece che mamma!!! 
“che pizza proprio oggi che ho la finale del torneo di calcetto!!!!”
Spettacolo!
Poi passai a mia mamma e alla sua istruzione su come mettere quegli assorbenti alti un metro!
Per la cronaca….la partita la giocai e vincemmo! ;) [Romina]

9 marzo 2004.
Mattinata qualunque di una primavera diversa. Ero in seconda media, e le cose andavano piuttosto bene. Avevo smesso con le bambole, ma leggevo ancora Topolino; avevo già il diritto di leggere i romanzi di mia madre, anche quelli dove si denotavano chiaramente le caratteristiche sessuate dei personaggi (Topolinia è invece un posto dove non si scopa…) ma avevo ancora il diritto di dire “Son troppo piccola per leggere i libri di Grazia Deledda” –per inciso, lo sono ancora.
Bell’età.
Grandi cambiamenti nel mio corpo e nella mia testolina giudiziosa. C’erano le tette e i fianchi, e i capelli crespi, e i baffetti che la maggior parte delle ragazzine sarde non vede l’ora di togliere. Mancavano solo loro. Le mestruazioni. Non ne avevo mai parlato con le amiche, ma sapevo da mia madre, Membra del Consiglio delle Genitrici che si riuniva massonicamente ogni giovedì al mercato del paese, i nomi e i cognomi di tutte le “Signorine” della mia età.
Non mi hanno mai fatto paura, le mestruazioni. Ricordo vagamente di una spiegazione della dolce Bianca Pitzorno che diceva, in uno dei suoi romanzi, che il sangue che veniva giù con le mestruazioni altro non era che “la casetta” e il nutrimento per un/una ipotetic* nascitur*. E che se questo non c’era si spazzava via tutto, con cadenza mensile, per poi ricrearsi. Chiaramente aggiunsi a questa spiegazione dolcedolce e teneratenera la visione di mia madre con i mal di pancia che in quei giorni si lavava più del solito. Ma nessuna accezione ripugnante era stata data a questo misterioso fenomeno, che in realtà a me sembrava piuttosto figo, visto che ce le avevano solo le donne adulte. Tanto che, a 8 anni, per provare l’effetto che faceva , presi un salva-slip di mia madre e ci disegnai delle macchiette con il pennarello rosso. Peccato che mia madre non mi credette, trovo tutt’oggi lo scherzo divertentissimo!
Insomma, mattina del 9 marzo del 2004 (festeggio il doppio lustro quest’anno!), pronta per affrontare una nuova giornata di scuola. Stranamente sento il bisogno di far la pipì prima di uscire. Ed eccola, la macchietta color rubino, incastonata sui miei slip con le fragoline. Eccole. “Uffffffffffffffcccccheppppallle!!! MAAAAAMMMAAAAA, MI SONO ARRIVATEEEEE!!!” urlai dal bagno. Mia madre mi portò un assorbente, forse bofonchiò un “Ora sei diventata grande” ma poi arrivarono i consigli per la scuola, “portati questi e se ti senti male chiamami non avere paura o imbarazzo è una cosa normale se hai bisogno chiedi anche alla professoressa stai calma stai tranquilla eh poi stamattina ti vado a comprare gli assorbenti leggeri speriamo che tu non sia come me che perdo litri di sangue ti compro quelli arancioni ok poi magari..”. Ok, ok, ok.
Andai a scuola.. diversa. Davvero. Ma non avevo paura, anzi. Contrariamente a quanto fecero le mie compagne di scuola, glielo annunciai solennemente. Confessandoci così i pensieri sulle mestruazioni che fino a quel momento erano rimasti in sordina. Mi sentivo più grande, più forte. E alla ricreazione mia madre venne a scuola per vedere come stavo. “Benissimo”, le risposi, con un sorriso smagliante e un’amica a braccetto. Trovai anche il coraggio di rispondere a tono al bulletto ripetente della scuola, che cercò di farmi uno sgambetto. “Da oggi non mi dovrà più rompere le scatole”, dissi decisa alla mia amica “visto che sono una donna”. Infatti poi divenne il mio primo fidanzatino.
Scoprii solo successivamente che per alcune ragazze il ciclo era stato un trauma, una vergogna, il diktat relativo alla fine dell’infanzia. E c’è gente che ha pianto per giorni.
E invece no, per me il “che palle!” liberatorio era bastato.
E le mestruazioni sono diventate simpatiche compagne di viaggio che mi fanno sentire, a modo loro, quanta vita pullula nel mio basso ventre. [Alessia]

Non pensavo avrei mai scritto delle mie mestruazioni, ma ora scopro di avere voglia di farlo :)
Il mio primo ciclo è arrivato quando frequentavo la quinta elementare, avevo poco più di dieci anni. Mia sorella mi aveva parlato delle mestruazioni, ma al tempo credo di averlo rimosso, e nessuna delle mie compagne di classe le aveva ancora. 
Un giorno facendo pipì noto una macchiolina sulle mutante, ma non sapendo cosa fosse, le ho semplicemente cambiate. Poco dopo, stessa storia... allora ho chiesto spiegazioni alla mamma che, alzando gli occhi al cielo, dice: "Oh no! Di già?!" e mi insegna a mettere l'assorbente.
E via ai comunicati a famiglia, parenti più o meno stretti, amiche... cosa che non mi ha disturbato. 
Purtroppo i primi anni non ho vissuto bene questo cambiamento: per esempio ricordo che provavo vergogna a buttare l'assorbente davanti ai maschi di famiglia oppure quando dovevo cambiarmi ad educazione fisica. Sono una persona abbastanza timida e ho vissuto i cambiamenti puberali chiudendomi ancora di più in me stessa. A posteriori posso dire che avrei voluto avere più informazioni e soprattutto che qualcuno mi dicesse: è tutto ok, sei una donna e il tuo corpo funziona così, non c'è nessuna "vergogna"; cosa che ho compreso solo più avanti, informandomi per conto mio. [Nadia]


Se avete voglia, scrivete a ritentasaraipiufortunato@outlook.it

P.S. Io vorrei rispondere a tutte voi per ringraziarvi di queste bellissime storie, ma outlook m'ha bloccato l'account e posso solo ricevere. Ma immaginatemi mentre leggo, sorrido e vi ringrazio di cuore.

Il mio primo ciclo. Un altro genere di comunicazione.

Non potevano mancare all'appello le sorelle di Un altro genere di comunicazione, che raccontano le loro storie sul loro bellissimo blog.
Io le copio e incollo qui.

Sapevo già dell’esistenza delle mestruazioni. Non perchè le donne della mia famiglia me ne avessero mai parlato, in realtà non sapevo molto del funzionamento tecnico, mi sfuggiva da dove di preciso provenisse quel sangue e il perchè della sua comparsa, ma sapevo che esistevano le mestruazioni perchè a casa mia il concetto di privacy era completamente sconosciuto e le chiavi alle porte non esistevano.
Ho sempre visto mia mamma in bagno che si cambiava l’assorbente, credo di non averle mai chiesto di cosa si trattasse, succedeva e basta e sapevo che un giorno sarebbe successo anche a me. Volevo però che succedesse tardi, mi avevano detto che dopo le mestruazioni non sarei cresciuta più e io volevo essere un po’ più alta.
www.pinterest.comAvevo 12 o 13 anni, ero in casa da sola con mia sorella più piccola. Quando vidi la macchia sulle mutande, le cambiai e ne misi delle nuove. Facendo finta di non averle viste sarebbero scomparse? no, erano di nuovo lì.
1,63 non sarei andata oltre. Mia sorella mi guardava e non diceva niente ma so che stava pensando: “ho tre anni di meno e sono quasi già più alta di te”.
Mia mamma in lacrime in maniera teatrale, mio padre in lacrime in maniera più composta. Imbarazzo totale. Era domenica, c’era il mercato, mia mamma voleva comprarmi un regalo perchè “ero diventata signorina”.
Ma io avevo come l’impressione che tutti mi guardassero, che tutti sapessero, forse perchè quel coso in mezzo alle gambe mi faceva camminare in maniera strana? forse perchè mia mamma aveva già fatto il giro di telefonate tra amici e parenti e in un paese piccolo le notizie girano velocemente? Sicuramente la seconda, l’avevo detto io che a casa mia il concetto di privacy era sconosciuto. [Enrica]

2cac12ac74afd17a4a9f26e823c61343Le aspettavo con ansia da mesi. Ormai in classe non si parlava di altro e si faceva il conto di “quelle che mancavano”, come un giallo a camera chiusa: a tutte prima o poi sarebbe successo, chi sarebbe stata la prossima? Fortunata Sara, a lei sono già venute! Federica invece ancora nulla…
Avevo dato il mio primo bacio pertanto ero convinta fosse giunto il momento. Con le dicerie e le leggende che circolavano tra famiglia allargata, scuola e giornalini vari avrei potuto scrivere un libro. Avevo letto che erano precedute da mesi di perdite bianche e allora l’appuntamento nei bagni per confrontarsi le mutande con l’amica erano ormai quotidiani. A me fanno male le tette da più tempo. A me sono iniziate le perdite prima. A me fa male la pancia. Io ho più peli.
E i parenti quando mi vedevano: fra poco diventerai signorina. Ti si sono allargati i fianchi, ti è diventata la faccia così, hai quest’altra cosa colì: è sicuro, fra un po’ ti arrivano. Occhio che poi non puoi toccare le piante, non puoi farti la tinta e nemmeno il bagno.
Alla fine mi sono arrivate d’estate, tra la seconda e la terza media. Era luglio, faceva caldo. E l’unica cosa che ricordo è la felicità di “essere diventata signorina” (che voleva dire poi?) e mia mamma che mi ha aiutato a pulirmi e mi ha dato un suo assorbente. Una specie di materasso. E poi le chiamate al papà, alla nonna ecc. E i complimenti della gente (cos’ho fatto di così straordinario?, mi chiedevo). Presi una penna e un’agendina su cui scrissi la data di quel giorno “importante”. Ad oggi quell’agenda contiene ancora solo quella data.
Da quel giorno, ogni mese, le ho aspettate. Non sapevo bene perché. Erano un appuntamento fisso. Un appuntamento mensile con le mie mestruazioni. Dopo qualche anno ho iniziato a gioire un po’ meno per il loro arrivo a causa dei crampi molto dolorosi che mi provocavano il primo giorno di ciclo. La gravidanza invece deve aver rimescolato qualche cosa perché poi i dolori non li ho più avuti. Ed ora l’arrivo delle mestruazioni significa solo che posso fare sesso con il mio compagno senza troppi problemi. [Alessia]
                                                                                                                                                                                                                        
Gli assorbenti di mia mamma sono stati, per tanto tempo, una sorta di pacchetto misterioso di cui ignoravo l’uso. Mi attiravano tantissimo quei piccoli pacchetti colorati, a volte avevano su dei fiorellini, altre erano monocolore con un fucsia o un azzurro predominante, sulla confezione invece spesso c’erano gli occhi, ben truccati, di una donna. Dettagli che attiravano la mia attenzione, mi incuriosivano. Per diverso tempo credetti che fossero dei normalissimi fazzoletti, o salviettine inumidite, che mia madre custodiva gelosamente nello scaffaletto del bagno e che poteva utilizzare solo lei.
32a7dcef16a44289c26971f67f7e4628Un caldissimo pomeriggio di luglio, avevo undici anni, quasi dodici, dopo aver passato l’intero pomeriggio girando in bicicletta con mio fratello, andai in bagno e mi ritrovai gli slip completamente insanguinati.
Sulle mestruazioni, checchè se ne dica, ci sono ancora tantissimi tabù, di sicuro avevo avuto modo di ascoltare discorsi in famiglia o tra ragazzine a cui era venuta la prima mestruazione, più volte avevo chiesto delucidazioni e un po’ per ridere, un po’ per imbarazzo, spesso mi era stato risposto: “È diventata signorina” o “È caduta dalle scale” o “È andata in bicicletta”, insomma i soliti stupidi modi per definire le mestruazioni. Per di più a tutte le mie amiche non erano ancora arrivate quindi non avevo avuto modo di approfondire con loro questo discorso.
Così, quel pomeriggio, mentre osservavo quella bella chiazza rossastra sui miei slip, la prima cosa che feci fu quella di urlare e chiamare mia madre. Mia madre non sentì immediatamente le mie urla -il bagno nella mia mente di ingenua ragazzina si era trasformato in una scena da film splatter- così urlai nuovamente per richiamare la sua attenzione,  finalmente mi rispose, sarà stata roba di secondi ma per me fu un’eternità e in quegli attimi di attesa, osservavo quella macchia e la mia mente iniziò a fare dei “trip” mentali, del tipo: “Quindi è vero, che la bicicletta fa sanguinare le donne”o “Forse sono caduta dalle scale e non me ne sono accorta?”. Finalmente, arrivò mia madre, si emozionò tantissimo e mi spiegò che dovevo essere felice, che ero diventata “signorina” e quella serie di discorsi pieni di retorica, mentre tra me e me pensavo solo che fossero una gran rottura di scatole queste mestruazioni e quei pacchetti che tanto avevo osservato con interesse nell’infanzia ora mi davano la nausea.
Per diversi mesi nascosi alle mie amiche l’arrivo delle mestruazioni, qualcuna di loro fingeva il loro arrivo, non capivo perchè mentre a loro eccitava quel cambiamento e lo attendevano bramandolo a me invece imbarazzava tantissimo la mia precocità, così per un po’ di tempo, nascosi quel piccolo segreto anche alle mie amiche.
Per tanto tempo invidiai i miei conetanei maschi, liberi da quella che per me era solo una gran rottura. Col tempo, ovviamente, ho imparato a conviverci, a scoprirne l’importanza e ad aspettarle. Ho capito che quel pessimo approccio con le mestruazioni è stato forse dovuto al fatto che mia madre soffrisse molto durante il ciclo mestruale -i dolori e il flusso abbondante le facevano vivere malissimo quei giorni-  ma soprattutto, col tempo, ho capito che i ragazzi e i bambini in famiglia e a scuola, non affrontando l’educazione sessuale, non vengono assolutamente preparati alla sessualità e ai cambiamenti nella pubertà, vengono totalmente abbandonati nei tabù e negli innumerevoli dubbi e curiosità che spesso poniamo all’amica/o che più ignaro/a di noi e tutto ciò non fa altro che creare ancora più confusione. [Faby]
                                                                                                                                                                                                                        
aLe attendevo con ansia. Sulle mutande un giorno trovai una minuscola macchiolina di sangue dovuta a chissà che e mi convinsi che era il mio primo ciclo. Allertai mamma, nonna, e mi rallegrai di non avere dolore. Non avevo nemmeno le mestruazioni, in realtà.
Arrivarono un anno dopo, avevo 12 anni ed era il 25 aprile. Me lo ricordo perchè a casa c’erano tutti i parenti a pranzo e perchè ho pensato: è la Festa della Liberazione e sono arrivate le mie prime mestruazioni. Come se la solennità del momento fosse paragonabile, come se diventare donna e uscire dalla pubertà che rimescola ormoni sedati a stento fosse una liberazione. Ho imparato col tempo che può essere anche una condanna diventare adulta, crescere e ogni mese mal di pancia, soldi spesi in assorbenti che irritano la pelle, mutande orrende riservate ai giorni del ciclo, uomini che non vogliono nemmeno sfiorarti quando ce l’hai, ma che magari vogliono essere soddisfatti comunque, perchè loro questa condanna non ce l’hanno, sono sempre sessualmente pronti e puliti e non sanguinolenti.
Mia madre non ha festeggiato, mi ha dato un assorbente e mi ha spiegato come metterlo. Era scomodo, lo sono tutt’ora.
Mio padre ha accolto la notizia senza eccessivo slancio. Sono grata ad entrambi per aver trattato l’avvenimento come un dente caduto, un paio di pantaloni che ormai vanno corti perchè si cresce, nient’altro, e nella vita delle bambine prima o poi si diventa donne. Signorina, per fortuna, non mi ci hanno mai chiamata.
Io le ho sempre chiamate mestruazioni, non c’era bisogno di neuralizzare la mia corporeità e infatti l’ho sempre vissuta in armonia con i miei umori, odori, periodi.  Non c’era un “marchese” che mi visitava una volta al mese, non c’erano “le mie cose” di cui non parlare con nessun altro, non sono mai stata “indisposta”. E ho sempre fatto il bagno al mare non solo senza preoccuparmi delle leggendarie atroci conseguenze del gesto, ma sfilando via semplicemente l’assorbente e godendomi l’estate.
Non nascondo gli assorbenti come fosse imbarazzante avere una vagina e una biologia, non ho bisogno di astucci colorati che sembrino porta occhiali o porta caramelle per metterceli dentro, che in borsa sta male portarli sciolti, non sia mai qualcuno li veda e realizzi che siamo donne, oltre le gambe c’è di più: le mestruazioni. [L]
                                                                                                                                         
Penso di essere stata molto fortunata, ho avuto una famiglia che parlava del corpo umano in modo del tutto neutro, senza imbarazzi, senza parole sciocche come “patatina”, definendo le cose con il loro nome e parlandone nel modo più naturale del mondo.
c07358de9f8b9a7bcd39051230095634Ho sempre guardato, anch’io, con curiosità, i pacchetti di assorbenti di mia mamma. A casa eravamo in 5, di cui l’unico maschio era mio padre. Avevamo un bagno solo, molto piccolo e non esistevano chiavi, nessun problema ad entrare ed uscire da quella stanza anche se dentro vi era già qualcuno.
Sapevo tutto di cosa fossero le mestruazioni, da cosa derivassero, la loro frequenza, eventuali disturbi. Mia mamma non soffriva (o forse sì, ma non ce l’ha mai lasciato intendere), non se ne lamentava.
Ho una sorella gemella e a tutte e due sono venute le mestruazioni in terza media. Le aspettavo, perché a lei, mia sorella, erano già venute da tre settimane, quando è accaduto anche a me.
Nessun dramma, nessuna reazione emotiva. Una cosa normale che doveva accadere, ecco tutto. Ho preso un assorbente e l’ho messo.
Le cose che non mi piacquero furono mia madre che telefonò alla nonna per raccontarglielo (la cosa mi mise in lieve imbarazzo) e mia zia che mi portò un mazzo di fiori (anemoni rossi e viola, lo ricordo come fosse ieri). A dire il vero mi piacevano i fiori, mi piaceva il regalo, ma la sua motivazione mi metteva a disagio. E poi non mi piacevano gli assorbenti. In quell’anno non erano ancora usciti gli assorbenti ultra sottili e con le ali che ci sono adesso: erano alti, scomodi, si appallottolavano tutti, davano fastidio e si spostavano, e quando avevo ginnastica a scuola avevo il terrore che si spostassero e mi potessi sporcare.
Non ho sofferto di dolori quella prima volta, poi sì. Non sempre, talvolta, ma bastava una pillola e passava tutto. Non mi pare di aver mai rinunciato a niente, per via del ciclo.
Oggi, dopo due figli e la scoperta della coppetta mestruale, posso dire che voglio molto bene al mio ciclo. E’ un segno che nel mio corpo tutto funziona nel modo giusto.
In casa, con mio figlio e mia figlia, parliamo di mestruazioni senza imbarazzo alcuno, divertendoci a ridere un poco quando racconto delle false credenze che le circonda(va)no e degli imbarazzi di ancora troppi genitori, anche oggi che, ai figli che sorprendono la mamma in bagno con qualche macchia di sangue sulle mutandine rispondono che “la mamma si è fatta male”. [SdS]


43c9d1507651fe25332341c3a3c0e1bdAvevo dieci anni ed era l’inizio dell’estate. Avevo dieci anni e molte cose per la testa: gli esami di quinta elementare, la finale del campionato di minivolley, la prospettiva di trascorrere due settimane con la mia migliore amica ai centri estivi per bambini. Avevo dieci anni e un’educazione sessuale limitata alla conoscenza dei nomi delle parti anatomiche dei due sessi. Le mestruazioni sono arrivate all’improvviso: un’enorme macchia marrone sulle mutande al rientro da scuola.  Assieme al dubbio di essermi fatta male durante la ricreazione senza nemmeno essermene accorta. “Mammaaaaaaaa! C’è una macchia marrone sulle mutande…!”. Una fugace espressione di stupore sul viso di mia madre e poi, calme, le parole che rassicurano, normalizzano, e tolgono ogni dubbio: “Ti sono arrivate le mestruazioni.” Niente baci, niente regali, niente telefonate piene di orgoglio ai parenti. Le mestruazioni sono un evento routinario nella vita di una donna e sono contenta che mia madre me ne abbia parlato in maniera così semplice e diretta. [Vinca]                                                                                              

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Ormai qualche anno fa, poco dopo aver compiuto 12 anni, una mattina mi sono svegliata diversa: ero provvista di seno! Me lo ricordo come l’apertura di un ombrello: “pop!” ed eccolo lì! Provvista di questa novità che richiese per la prima volta di indossare entrambi i pezzi del costume da bagno, sono andata a trascorrere le vacanze estive sul lago con i miei nonni. Ad agosto, una mattina ho scoperto le mutande macchiate di sangue. La scoperta, attesa perchè mamma e nonna, alle quali non erano certo sfuggiti i cambiamenti in corso, mi avevano ragionevolmente preparata, causò lo stesso uno scoppio d’ira: ma come? Di già? Mi sarebbero toccati gli assorbenti, non avrei più potuto fare il bagno al lago, avrei rischiato di macchiarmi rivelando così il mio stato e tutti i maschi a scuola mi avrebbero irrimediabilmente presa in giro. Ovviamente i miei pensieri non contemplavano – beata ingenuità – l’unico vero effetto collaterale di tutta la vicenda: il mal di testa, che come accade a tutte le donne della famiglia, mi ha accompagnato da allora più o meno puntualmente.
Ma la chicca è stata la reazione della famiglia: mia madre è andata a dare l’annuncio a nonni e poi ha telefonato a tutti gli altri, irritandomi ancora di più. Ma cribbio, un minimo di privacy? E poi il commento principe: “Sei diventata una signorina!” e ricordo ancora la perplessità che mi lasciava questa affermazione: ma prima cos’ero? Mistero. E da quel giorno sono iniziate le osservazioni sul mio comportamento: “Siediti composta che sei una signorina!”
Insomma, a me questa cosa non ha mai convinto del tutto nemmeno da giovanissima.
Speriamo che a mia figlia non venga il mal di testa, per il resto faremo meglio. [GNL]