giovedì 15 maggio 2014

Ragazzi anni '90. Nostalgia anche no.

'sta cosa di "ragazzi anni 90" sul Corriere mi ha fatto pensare diverse cose.

Per farla breve è il racconto video dell'ultimo anno di liceo classico di un ragazzo della III B del Tasso, la mia scuola (ma io ero in E). 

Io quella scuola l'ho odiata e se potessi tornare indietro lotterei duramente coi miei per non andarci.

I miei amici di allora (e di oggi, perché per fortuna gli affetti fondamentali e veri non si perdono dopo gli orali della maturità) non erano i miei compagni di classe e di scuola, che, per citare il mio amico J. (due anni in classe insieme e poi anni di università in cui ci siamo frequentati parecchio, un amico) erano in larga parte "figli di papà di pseudo-sinistra", "apparentemente "scaciati", "casinisti", "impegnati" che poi ho visto diventare "brillanti" giornalisti in giornali prestigiosi inarrivabili ai più, "dottori di ricerca" in un'università dove nessun signor-nessuno neanche si sarebbe potuto avvicinare, redattori "squalo" di case editrici di famiglia... ovviamente, tutto in barba ai tanti ideali sbandierati a parole. Che schifo naturalmente il capitale, la borghesuccia da quattro soldi, i politici con le mani in tasca; poi ovviamente tutti a ingozzarsi in quella stessa tazza!"

Ricordo che quando abitavo a Corviale mi vergognavo di invitare a casa i miei compagni di scuola e in effetti non mi pare che ci sia mai venuto nessuno di loro. È che in quegli anni Corviale era sinonimo di degrado e me le ricordo le facce di chi mi rispondeva "oddio, Corviaaaale?", manco fosse chissà che posto atroce, dimenticato da dio e dagli uomini. Insomma, in qualche modo mi pareva che tra via Sicilia e il Serpentone ci fosse un abisso, che in effetti c'era e che allora non sapevo come si potesse superare.

Per fortuna sono passati parecchi anni, sono cresciuta e ora provo una vaga sensazione di vergogna e rabbia nei confronti di quell'imbarazzo. 
Se potessi mi prenderei a schiaffi, ma credo che anche quello faccia parte del percorso politico e personale che è iniziato allora e che spero continuerà per il resto della mia vita.
Ora quando mi chiedono dove vivo rispondo fiera del mio quartiere di adozione, poco lontano da lì, e rivendico gli anni passati in quello che è stato - e in molti casi ancora è, nonostante le varie opere di riqualificazione, anche dal basso, in atto-  percepito come il quartiere "periferico e degradato" per antonomasia.

Non conservo ricordi particolarmente esaltanti della scuola ma non escludo di averli inconsciamente (?) cancellati, magari per poter dire con più forza che quello era un posto di merda nel quale non mi sono mai sentita davvero a mio agio.

Certo, ho avuto amiche e amici anche lì, mi sono divertita, ho fatto sega a villa Ada, mi sono chiusa con tante e tanti nel cesso del baretto per non farmi beccare dal vice preside dopo il suono della campanella della prima ora, ho fatto a gavettoni, ho occupato con gioia e convinzione, ho protestato, ho contestato i professori (sui quali stenderei un pietosissimo velo), ma le persone di quel periodo che ricordo con affetto e nostalgia sinceri posso contarli sulle dita.
Probabilmente basta anche una mano sola.

Di una cosa a quel video però, sono grata, di avermi fatto mandare istintivamente un sms vagamente pettegolo ad un amico di quei tempi cui ho voluto bene davvero, che mi ha risposto esattamente quello che sapevo avrebbe detto: perché quando non sei finto, quando quello che predichi è anche quello che sei e che fai, possono passare tutti gli anni di una vita, ma le "basi" non cambiano.



lunedì 5 maggio 2014

Culi politici (e suora ci sarai).

Paola Bacchiddu, la capa nazionale della comunicazione per L'altra Europa con Tsipras, giustamente incazzata per il silenzio dei media sulla sua lista, ha deciso di postare su facebook una sua foto in costume al mare, scrivendo, più o meno, che visto che i media li oscurano, lei "usa ogni mezzo", "ironicamente". Purché se ne parli, insomma.
Un po' come quando Concita De Gregorio usò un giovane culo in minigonna per vendere L'Unità, per dire.
Ironia, leggerezza, freschezza e chi non lo capisce è una bigotta triste, una suora , una che ha paura del proprio corpo.

Che poi su una cosa Bacchiddu ha assolutamente ragione: il culo in Italia è la cosa che vende meglio qualsiasi prodotto. 
Che sia una macchina, uno yogurt o un partito politico, il culo è evidentemente sempre un ottimo alleato.

Come da copione, quindi, oggi l'interesse per la lista è in cima ai pensieri del popolo italiano, che manco sa chi sia 'sto Tsipras e che quasi sicuramente non voterà questa lista alle prossime Europee.

Non è che io non abbia capito il messaggio che si voleva mandare con quella foto, come mi dicono in tante/i linkandomi il post di Gilioli in merito. Dirò di più, io capisco perfino l'ironia che ci si vuole a tutti i costi vedere dietro, è che non riesco a trovare, a questo punto, la differenza tra questa ironia e quella che ci dicono essere sottesa in ogni manifesto pubblicitario con una donna nuda trattata come merce o negli spettacoli televisivi con ragazze scosciate trattate come stupidi pezzi carne e via dicendo. 

Cos'è, se il culo da vendere/che vende è "di sinistra" ci piace di più?

Davvero non c'era nulla di più ironico da fare perché L'altra Europa con Tsipras potesse avere maggiore visibilità?
Possibile che menti, che presumo debbano essere brillanti, non abbiano saputo fare altro che usare le stesse tattiche commerciali di qualche casa di profumi, lo stesso modo di presentare le donne e i loro corpi che il patriarcato ci propina felice da sempre?

Se poi la risposta a chi è perplessa da questa campagna è quella di Angela Azzarro, che ci spiega che "spogliarsi è libertà. Anche a sinistra", stigmatizzando come puritane e bacchettone tutte quelle che storcono il naso, allora sinceramente il tutto assume un alone di tristezza ancora maggiore, grazie a quel pizzico di sana spocchia radical chic che va tanto di moda in certi ambienti di sinistra. Ci mancava il "non potete capire" e s'era fatto bingo.
Inutile dire cosa sarebbe successo se la foto in costume perché "uso ogni mezzo" l'avesse messa una qualsiasi delle candidate di Forza Italia.

Tirare, poi, in ballo l'autodeterminazione di ciascun*, mi pare quantomeno pretestuoso, dal momento che il messaggio che mi pare sia passato da quella foto sia "visto che nessuno mi ascolta, guardatemi e parlate di me" e poco altro.

Insomma, non spaccerei l'uscita di Bacchiddu per una presa di posizione autodeterminata o per lotta politica, e soprattutto eviterei di tacciare ogni voce dissenziente come "bigotta, bacchettona e suoresca": è quello che il peggior maschilismo becero ci dice ogni volta che osiamo affermare che -forse- per vendere un'automobile non servono le donne nude o gli ammiccamenti sessuali, ogni volta che diciamo che il corpo delle donne non deve essere usato sempre e comunque come merce da vendere e comprare, ogni volta che chiediamo rispetto, ogni volta che non vogliamo essere trattate come pezzi di carne.

Quello che vedo in quella foto è solo il solito corpo femminile usato come merce, solo che stavolta invece che un bene di consumo serve a vendere politica.

P.S. Mentre scrivevo questa cosa ho trovato un post di Communia, che condivido.

domenica 4 maggio 2014

Continuate a marciare affanculo.

Per il terzo anno di seguito sono stata alla Marcia per la Vita. 
Che poi fino a ieri non volevo andare, avevo cose da fare e una mattinata al parco col cucciolo era parecchio allettante. Poi però non sono riuscita a perdermela, certe cose sono più forti di me.

Non ho molte considerazioni da fare: quello che penso di questa gente l'ho scritto già.

Striscioni e cartelli sono sempre i soliti, c'era quello che dice che "aborto, divorzio, eutanasia sono il pianto di Maria", quelli che "ogni aborto è un bambino morto", i vari pupazzetti ricoperti di vernice rossa spacciati per bambini abortiti e via dicendo.


Tantissimi preti, tantissime suore, qualche medico col camice bianco e il nome in bella mostra (ma col nome dell'ospedale nascosto da un cerotto). 
Tantissimi stranieri: Ucraini, Spagnoli (molto applauditi perché loro sì che sono avanti), Africani, Polacchi, qualche anglofono, uniti contro aborto, divorzio, eutanasia, omosessualità e coppie di fatto. Sì, prorio "coppie di fatto", non solo "coppie gay", perché quando si tratta di medioevo questi cominciano dall'inizio.


Ho incontrato un solitario Borghezio, Meloni con gli amici e una Colosimo sorridente mentre intorno a loro si parlava di omicidio legalizzato, si blaterava di "droga, aborto, eutanasia, ecco l'Europa della massoneria" e si chiedeva di "rinnovare la Costituzione, ma per difendere l'embrione", che nella follia antiabortista di questa gente è uguale a un bimbo di sei mesi.





Preti e suore saltellavano allegri coi loro cartelli in mano cantando "chi non salta non è di Maria" o "se ti senti solitario prega il rosario", tra un Padre Nostro e un Ave Maria.


I fascisti di Militia Christi, a parte gli slogan classici ("Dal Colosseo dei martiri, ai papi di san Pietro! La marcia per la vita non torna indietro!", "Donna che hai abortito, per te non è finita! Vieni insieme a noi e marcia per la vita!"), se la sono presa con i medici: "medico abortista sei peggio di un razzista" e ammetto che sono scoppiata a ridere. 
Fortunatamente tutti erano molto gioiosi -dopotutto non bruceranno tra le fiamme dell'inferno, loro- e nessuno mi ha notata.

Sono andati festanti e sorridenti dal Papa, che visto che è molto avanti e sta finalmente riformando la Chiesa, conducendola a passi rapidi verso il nuovo millennio, "scavalcando la politica italiana a sinistra", li ha benedetti raccomandando loro di andare avanti.


Intanto, in Italia ricorrere all'ivg è sempre più difficile, dato il numero di medici, infermieri, ostretrici/che che si dichiarano obiettori.
In alcune regioni si arriva ben oltre l'80% di personale che si rifiuta di applicare una legge dello Stato, che addirittura decide di non assisterti a procedura iniziata, magari preferendo vederti morire. Ci sono ospedali in cui il numero degli obiettori causa il blocco dei reparti e si è obbligati a chiedere aiuto ad altre strutture.
E nonostante l'AIFA abbia affermato che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, ottenere la ricetta è ogni volta una lotta, che continua davanti al farmacista che pretende di obiettare anche lui e poco importa se la vita è la tua.

Finalmente, dopo più di due ore in mezzo a pazzi ultras cattolici, crocifissi, madonne, scout canterini e suore saltellanti, ho respirato un po' di aria fresca, trovando sulla strada di casa lo striscione delle Cagne Sciolte.




Qui ci sono altre fotine.

sabato 3 maggio 2014

Il mio primo ciclo. Giulia.

Il mio primo ciclo, mi contraddistinguo per la mia solita fortuna, mi è venuto d'estate mentre ero in vacanza. 
Non ricordo esattamente quanti anni avessi ma sicuramente più di 12. 
Cosa fossero le mestruazione lo sapevo già da anni e a tutte le mie coetanee erano già venute, ma continuavo a sperare di essere l'eccezione che conferma la regola e invece un bel giorno rientrando dal pranzo trovai il costume sporco di rosso. Io, da inguaribile ottimista, sperai per un'altra ora di essermi solo sporcata con il sugo della pasta. Fui tuttavia costretta ad andare da mia madre a dirle che era il caso di andare a prendere gli assorbenti. Umiliatissima, visto che oltretutto eravamo con il mio patrigno, che all'epoca detestavo cordialmente. 
Il ricordo più nitido che tutt'ora ho era il trucco escogitato per non far vedere al povero uomo in questione gli assorbenti: mi cambiavo, mettevo l'assorbente sporco ben impacchettato sul davanzale esterno della finestra del bagno e poi facevo, di corsa e con indubbia nonchalance, il giro del bungalow per recuperarlo e buttarlo in un qualunque cestino esterno del villaggio. 
La scena migliore fu quando mia madre scoprì questo espediente e tentò, inutilmente peraltro, di convincermi che le mestruazioni fossero una cosa del tutto naturale sottolineando che "ce le ha anche la Maya! Più naturale di così" (la Maya era l'adorabile boxerina che avevamo all'epoca) al che la mia risposta fu furiosa "hanno le mestruazioni anche le ratte? e allora voglio essere un ratto!!!". 
Vi lascio immaginare la faccia allibita di mia madre. 
Quando mi fui calmata (ossia dopo un mese o due) ridacchiando mi disse che comunque mi era andata meglio che a una sua cugina a cui veniva regolarmente impedito di lavarsi qualunque parte del corpo tranne le mani e le parti intime per tutta la durata del ciclo.

La cosa dei ratti è stata impagabile. E ha evidenziato serie lacune nelle conoscenze etologiche di mia madre.

Per raccontare le vostre prime mestruazioni: ritentasaraipiufortunato@outlook.it