lunedì 11 maggio 2015

Raptus.

Pare che l'uomo fermato con l'accusa di aver stuprato e rapinato una tassista a Roma abbia confessato.

Secondo i giornali avrebbe detto che è stato un "raptus".

Deve essere un lettore attento dei quotidiani nazionali, uno scrupoloso ascoltatore di telegiornali e programmi di "approfondimento", perché con una sola parola ha dimostrato di aver imparato bene la lezione.

Perché se per ogni femminicidio, per ogni aggressione, per ogni stupro, i media parlano di "raptus" o di "follia", giustificando -di fatto- ogni violenza, allora davvero non ci voleva molto perché qualcuno cominciasse ad usare "raptus" o "follia" per giustificarsi e deresponsabilizzarsi.

Se nella sua confessione l'uomo ha davvero usato il termine "raptus", allora significa che abbiamo ragione quando parliamo della responsabilità dei media nel racconto della violenza, vuol dire che campagne come non sono un #mediacomplice non sono un capriccio femminista, ma una necessità cui ci hanno portato giornalismi irresponsabili e complici, col  loro continuo giustificare e minimizzare la violenza.



1 commento:

  1. E ancora la maggior parte delle persone non se ne rendono conto, e pensano di essere informati su tutto mentre sono informati semplicemente su tutto quello che la tv vuol mostrare loro.

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