giovedì 11 giugno 2015

Divorzia e sii omofoba.

Ha ragione Costanza, quella di "Sposati e sii sottomessa". 

È ora di prendere una posizione forte e definitiva contro questa fissazione dei froci di chiedere i medesimi diritti di noi normali, financo quello di sposarsi.

Se lo Stato deciderà di riconoscere diritti a chi non ne ha, dice in pratica, è giusto e auspicabile che noi che li abbiamo per nascita ci rinunciamo.

Quindi, per dire, se domani lo Stato riconoscerà ai bimbi e alle bimbe nati in Italia da genitori stranieri il diritto di cittadinanza, con tutto ciò che questo comporta in materia di diritti e doveri, allora è giusto e auspicabile che noi italiane e italiani ci rinunciamo. I diritti non si guadagnano: o ci nasci o niente.

Se lo Stato dovesse riconoscere a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori il diritto ad una paga decorosa, ad orari umani, a contratti decenti, allora noi fortunate/i con busta paga e 36 ore settimanali, ci licenzieremo in massa.

E quindi, se lo Stato mai sancirà il diritto per le coppie omosessuali di veder riconosciute legalmente le loro unioni, noi etero non potremo fare altro che divorziare. 
Non ci mischiamo con certe depravazioni, noi.

Per evitare che le persone per bene corrano il rischio di vedersi equiparate a quegli abomini, Miriano ha una poposta choc, destinata a far discutere a lungo: "separiamoci tutti".
Faccio una proposta: separiamoci tutti. Se lo Stato dovesse dare una valenza pubblica alle unioni di persone dello stesso sesso, se addirittura dovesse passare il ddl Cirinnà, che non solo dà un riconoscimento alle convivenze di persone indipendentemente dal sesso, ma le equipara in tutto tranne che nel nome al matrimonio, ritengo che noi che investiamo nella famiglia ci dovremmo separare civilmente.
Giusto!
Dopotutto chi sarà mai questo signor Parlamento Europero che va in giro a sputare Risoluzioni chiedendo agli Stati membri di rimuovere gli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni? Cosa ne sa lui di cosa sia giusto e cosa sbagliato? Come si permette di parlare di "diritti e vantaggi"? Questi omosessuali potevano pensarci prima di innamorarsi, cosa vogliono ora da noi? E cosa pretende di sapere la Corte Europea, che va dicendo  che la relazione sentimentale e sessuale tra due persone dello stesso sesso rientra nella nozione di «vita familiare»?

Costanza predice il male che sta per abbattersi su di noi, lei vede oltre:
Se la Cirinnà dovesse diventare una legge il matrimonio non sarebbe più il riconoscimento pubblico di qualcosa che costruisce un beneficio comune – cioè essere disposti a mettere al mondo persone e a farsene carico in modo stabile fino a quando loro a loro volta non saranno in grado di provvedere a sé e alla società – ma sarebbe solo un sigillo su un sentimento.
Capito? Riconoscendo alle persone omosessuali il diritto di sposarsi, il matrimonio non sarebbe un beneficio comune. Sarebbe solo una cosa fatta da due persone che si amano, perché se una coppia omosessuale si sposa, poi chi li fa i figli? 
Che poi ci sarebbero anche quelle coppie etero che non vogliono o non possono "mettere al mondo persone", ma evidentemente questo conta poco davanti all'orrore dell'estinzione per sodomia cui il ddl Cirinnà ci sta condannando.
[...] per i sentimenti non abbiamo bisogno dello Stato. È una cosa che ci vediamo tra noi. Più profondamente tra noi e Dio. Quel tipo di sigillo sulla nostra unione non ci interessa, anzi ci sembra un’intollerabile intromissione dello Stato nella nostra sfera privatissima e inviolabile. Volete il matrimonio? Tenetevelo. A noi non interessa così, in questa forma depotenziata di valore simbolico, svuotata di garanzie reali, resa un ologramma. Senza contare che a essere separati rimanendo insieme ci sono invece un sacco di vantaggi fiscali. Volete che qualcuno vi dica ufficialmente che love is love? Be’, a noi non interessa, lo sappiamo cos’è love (sappiamo di non sapere: il sentimento da solo è una cosa misteriosa e inaccessibile alle regole, a volte persino a noi stessi), e non ci serve a niente definirlo davanti a un ufficiale della circoscrizione (che tristezza, tra l’altro).
Lei e il marito, dopo il matrimonio religioso, hanno aspettato tredici anni e quattro figli  prima di andare a "definire" il proprio "sentimento misterioso e inaccessibile" davanti al triste ufficiale della Circoscrizione. 
Certo, volendo avrebbero potuto evitare, ma tanto lei quanto il marito sapevano benissimo che, nonostante quello che scrive, tanti dei diritti di cui la sua perfetta famiglia gode, non avrebbero potuto esserci senza quella «inollerabile intromissione dello Stato nella nostra sfera privatissima e inviolabile». 
Se così non fosse, non credo che una coppia convinta che il matrimonio sia un legame cui basta la "presenza di Dio" si prenderebbe il disturbo di andare in Comune, cosa che per Miriano non è altro che "un'anomalia", dal momento che «la Chiesa rispetta il concordato, e non vuole che ci si approfitti delle leggi» (AHHAHAHAHHAHAHHAHAHHA).

I diritti che chiedono le coppie omosessuali "già ci sono", dice Costanza. 
In più, se convivi more uxorio stai anche molto meglio economicamente, quindi non si capisce bene quale sia il problema.

Mette in mezzo tutto pur di dimostrare le proprie ragioni, anche le tasse sulla casa e le graduatorie nelle scuole. 
Da conviventi si sta molto meglio, che ve sposate a fa'? Ci perdete pure un sacco di quattrini. 

È inutile, poi, parlare di «discriminazioni a livello umano». 
Semplicemente, non esistono.
Il fatto, per dire, che per una transessuale trovare lavoro sia quasi impossibile, deve esserle sfuggito.
Come le sono sfuggite le (troppe) aggressioni ai danni di gay e lesbiche. 
Non è manco garantito il diritto di baciarsi in pubblico, figuriamoci il resto.

Per Miriano quello a cui puntano i gay e le lesbiche sono, in buona sostanza, i soldi. 
Il grosso della battaglia per i diritti delle coppie omosessuali è fatta in nome della pensione di reversibilità. Che però «aveva un senso quando una donna si dedicava tutta la vita alla gestione della famiglia, e l’uomo lavorava fuori». A mia nonna, che campa con la sua pensione minima e con quella del marito morto a quarant'anni, lasciandola con tre figlie in una città che non era la sua, a questo punto andrebbe tolta. Lavorava, lei. Non è stata a casa a dedicarsi "alla gestione della famiglia". Andava a lavorare, la sciagurata.
La donna a casa, l'uomo a lavorare.
Ecco cosa rende giusta e soprattutto valida la reversibilità della pensione.
Un omosessuale non può stare a casa per accudire i figli della coppia, semplicemente perché la coppia non può avere figli, e non è giusto che la società – i nostri figli – si sobbarchi l’onere del mantenimento della vecchiaia di una persona che è stata a casa senza contribuire al bene comune (può sempre godersi l’eredità privata del compagno).
E certo.
Il problema è che se sei frocio non hai figli, quindi non fai la casalinga, quindi non hai contribuito al bene della società e quindi devi morì di fame. A meno che non ci sia un' "eredità privata".
Ci sarebbero, poi, i casi in cui i figli ci sono eccome e vengono da eterosessualissime unioni precedenti, ma ho paura che se Costanza lo sapesse avrebbe un mancamento. 
Quelle sono meno famiglie della mia? 
Quei bimbi e quelle bimbe hanno meno diritto dei nati in una coppia etero? 
Quelle madri e quei padri sono meno amorevoli di madri e padri eterosessuali? 
No.
Il nostro orientamento sessuale non ci rende madri, padri, amiche/ci, amanti migliori di altre/i. Basta guardarsi intorno.

Per Miriano la lotta per i diritti, nello specifico, delle persone omosessuali, non è altro che una «dittatura del desiderio», un «ritorno alla schiavitù». 
Per lei, evidentemente, l'amore, l'affetto, i desideri "altri" semplicemente non esistono. 
E se anche esistessero non sarebbero altro che capricci, bullismo e violenza. 
La vita umana è indisponibile, i figli non si pagano, e se una legge vuole cambiare questo, per favore diciamolo chiaramente, non chiamiamoli dirittiumani. Questi sono diritti disumani. Non ammantiamo questa battaglia per la dittatura del desiderio di toni nobili, di difesa dalle discriminazioni, dal bullismo. Chiamiamolo ritorno alla schiavitù, a quando le persone erano cose, e si pagavano, (i gameti, gli ovuli, le donne che vendono ovuli o utero, i bambini prodotti per soddisfare qualcuno e privati della loro storia), chiamiamola dittatura del desiderio. E se anche qualcuno ogni tanto dice che c’è chi fa questo “per generosità” senza essere pagata, io dico che se sapessi di essere stata regalata via, donata a estranei da mia madre non la giudicherei certo generosa. Eppure tutto questo sarebbe permesso dal disegno di legge Cirinnà, che legittima l’adozione del figlio di uno dei due, e di conseguenza l’utero in affitto. E dall’istante in cui le unioni saranno equiparate al matrimonio, la Corte Europea ci metterà tre nanosecondi a intimarci di approvare l’utero in affitto. [grassetto e sottolineatura miei]
Tipico di questa gente: si mettono insieme in un unico immenso calderone temi che non c'entrano niente l'uno con l'altro per buttarla in caciara.

Si parlava di amore, di dio, di matrimonio, di pensione e ora si arriva lisci come l'olio all'utero in affitto passando per "l'adozione del figlio di uno dei due". 
"Di conseguenza", scrive. 
Ma di conseguenza cosa?
Cosa c'entra l'utero in affitto con Carla che adotta Gigino, che la sua compagna Lucia ha avuto quando stava con Ugo? Cosa c'entra l'utero in affitto con Marco che adotta le quattro figlie del suo compagno Michele e di Sabrina, che si sono lasciati qualche anno prima?

Non c'è nessun affitto.
Ci sono famiglie.
È facile capire.

Ma quel "di conseguenza" è il vero capolavoro di Miriano: tutto è ormai un grosso blob, un ammasso informe di concetti e "idee" pronte a scatenare indignazione un tanto al chilo.

Dopo tutto, l'omofobo medio non avrà nessuna voglia di capire davvero di cosa si parla.
Ha il suo nemico pronto su un piatto d'argento.
Potrà sfogare rabbia e frustrazione senza doversi fare troppe domande.
Potrà vomitare odio e lanciare anatemi. 
Basta poco, basta un "di conseguenza" messo al posto giusto.
Come era stato per la proposta di legge contro l'omofobia o la campagna Educare alle differenze.

Conclude Costanza:
Se una legge servirà a sancire tutto questo noi, io e mio marito, ci separiamo davanti allo Stato, perché quel matrimonio non ci corrisponde, non ci interessa, non ci appartiene, e infine non significa, oggettivamente, più niente.

E noi, cara, uomini e donne, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, etero, quello-che-ci-pare, ce ne faremo una ragione. ♥

Ah, sabato a Roma c'è il Pride.
Io, eterosessuale, sposata (al comune, ovviamente), senza prole, ci sarò.
Perché sono davvero convinta che i diritti e i doveri debbano essere gli stessi per tutte e tutti.

4 commenti:

  1. Ma datti una svegliata

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  2. Io? Costanza?
    Chi?
    Non lasciarmi col dubbio, te ne prego.

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  3. è evidente che il nodo sono i soldi... la reversibilità, l'accesso alle strutture ospedaliere... alle scuole. Però io mi sono portato avanti... mi sono separato anni ed anni fa... e colmo della preveggenza ho pure divorziato ... giust'appunto essendo contro la reversibilità ;-) (che paese triste...senza arcobaleni.

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  4. Sono riuscita a leggere i deliri dell'autrice solo grazie al tuo puntuale commentario 😄

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