martedì 9 giugno 2015

Pisciate di genere.

Di stereotipi sessisti le pubblicità sono piene.

Tra le mie preferite spicca quella del Consorzio del Salame Cacciatore, che ci ricorda, appunto, che "l'uomo è cacciatore" e quindi la donna (nel caso in questione la bimba cui il bimbo offre il salame) è preda e quella dei prodotti Scala, sulle "emozioni che si tramandano", che nello specifico sono le pulizie di casa.

Ma c'era qualcosa che tra un salame e uno scopettone continuava a non essermi chiaro.
Insomma, queste bimbe e questi bimbi di tre, cinque, sette anni, perché sono così "diversi"?
Da dove nascono l'amore per il rosa, quello per l'aspirapolvere o quello per le motociclette?
Ci nasciamo?
Saranno gli ormoni?
Il pisello e la patata c'entrano qualcosa?

Per fortuna sono arrivati in mio soccorso i pannolini Huggies, che in pochi secondi mi hanno tolto ogni dubbio: l'uomo è avventuriero e la donna massaia perché lui ha il pisello e lei la patata.
Tra una piscia e l'altra, i bimbi e le bimbe hanno il destino segnato.
"Lei" penserà a farsi bella, "lui" a fare gol.
"Lei" cercherà tenerezza, "lui" l'avventura.
"Lei" si farà rincorrere, "lui" la cercherà (anche perché, come ci ha insegnato il salame, l'uomo è cacciatore).
Tutto questo, ovviamente, a meno che il pupo e la pupa in questione non abbiano "problemi" e quindi siano "anormali" e non accettino di essere incasellate/i.
Ma questa è un'altra storia e se cominciamo non se ne esce più.

Huggies, in ogni modo, ha ragione: ti pare che una femmina possa voler giocare a pallone? Mica vorrà diventare una delle "quattro lesbiche" del calcio femminile? O che un maschio possa voler cercare tenerezza. Siamo forse una manica di froci? Ma per favore!
Giocare a pallone e pettinarsi è una questione anatomica. Punto.
Se sei femmina ti trucchi, se sei maschio rotoli nel fango. Sono i tuoi organi genitali che te lo chiedono e tu non puoi farci niente.

Comunque, al di là della pubblicità in questione, la cosa per me sempre incomprensibile e agghiacciante è che ancora esistano "creative/i" incapaci di andare oltre degli stereotipi antiquati da far spavento e che le loro "idee" continuino ad essere offerte e soprattutto accettate non tanto dai committenti, ma da noi consumatrici e consumatori.

Stando alla stragrande maggioranza degli spot, il posto più consono per noi donne è ancora e sempre la casa. Da pulire, da sistemare, da disinfettare.
Al massimo possiamo andare in macchina, ma di solito lo facciamo per portare in giro la prole, fare la spesa, rimorchiare con le amiche (ma sempre con grazia quasi virginale, mica siamo delle puttanelle qualsiasi).
Qualche volta ci capita di andare al parco, ma nella maggioranza dei casi lo facciamo coi pupi a seguito, preoccupatissime per le macchie d'erba sui loro pantaloni bianchissimi. 
Per non dire della tragedia delle nottate passate nude e sole nel lettone mentre una crema scolpisce i nostri corpi. 

E noi?
Niente.
Alcune si arrabbiano, si indignano, magari lanciano campagne di boicottaggio, ma raramente ho visto fare in Italia qualcosa di forte come la campagna contro l'orrendo "Are you beach body ready?", pubblicità con una splendida donna che chiedeva a chi la guardava se il suo corpo fosse pronto per essere mostrato in bikini.

A volte ci dimentichiamo di essere potenziali consumatrici, di avere il potere di non aprire il portafogli e di non fare guadagnare un solo euro a chi ci insulta, ci umilia, ci giudica per quello che siamo, per come sono fatti i nostri corpi, per le nostre scelte di vita.



3 commenti:

  1. In effetti la cosa più agghiacciante non è che ci siano ancora poveri cervelli spenti che ragionino in certi termini, è piuttosto che ci siano pubblicitari (immagino gente giovane, immagino gente abituata al mondo, con le antenne puntate al cambiamento) che propongono questo tipo di messaggio e imprenditori che lo accettino, lo usino e lo paghino profumatamente!

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  2. 😄 ma poi, mi chiedo, per rimanere in tema parti basse, le pisciate saranno pure di genere, ma con le cagate i nostri creativi come si mettono?

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  3. purtroppo per ogni agenzia di pubblicità che non riesce ad andare oltre gli stereotipi c'è un focus group di consumatori, consumatrici direi in questo caso, che li spinge ad non farlo.
    Per questo ci vorrebbe una sensibilizzazione di tutta la società, qualche tempo fa Lipperini, Annamaria Testa la stessa Lorella Zanardo ci avevano provato. Ma pare che si sia fermato il processo...

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