giovedì 2 luglio 2015

"Sono intorno a noi, in mezzo a noi" *. Di orari, vestiti, adolescenti e stupro.

Vorrei poter essere certa, senza tentennamenti, come tante e tanti che se lo stupratore fosse stato straniero nessuna e nessuno avrebbe anche solo pensato all'orario in cui tre adolescenti erano in giro o ai loro pantaloni troppo corti.

Quello che vedo e sento ogni giorno mi insegna, al contrario, che il "se l'è cercata" è molto più radicato di quanto possiamo immaginare.

I commenti al post con cui il Tgcom parlava dello stupro di un'adolescente a Roma sono quanto di più disgustoso e "chiarificatore" ci possa essere in merito. Questa volta hanno fatto così schifo che stanno girando anche sui media nazionali.

Viene accusata prima di tutto la ragazza perché "cosa ci faceva in giro a quell'ora?" e "vi rendete conto di come si vestono?"
Sono accusati i suoi genitori che "avevano di meglio da fare" e non l'hanno controllata abbastanza.
Sono colpevoli anche le amiche perché "ti pare che non la segui?"
E poi, siamo sicure che la notizia sia vera? Magari ha fatto sesso col fidanzato e non vuole dirlo a mamma e papà: "non è la prima volta che si denuncia uno stupro per nascondere un errore.





 
























Non sono usati gli stessi toni accusatori e colpevolizzanti per il tizio che si è spacciato per un poliziotto e l'ha stuprata.
E questo, effettivamente, non accade quando lo stupratore è straniero.
In quel caso, però, la provenienza geografica è solo un qualcosa in più, che poco o nulla toglie alla colpa della vittima di stupro.
Sì, si invoca pena di morte, rimpatrio e ruspa, ma non si perde mai di vista l'abbigliamento, l'orario, l'atteggiamento della donna violentata. O magari uccisa.
Era troppo dominante, era una stronza, era una fedigrafa, era indipendente, era bellissima. I nostri quotidiani sono pieni di questa robaccia, lo abbiamo ripetuto fino alla nausea.

Sono andata a vedere i profili di chi sostiene che la ragazza violentata non avrebbe dovuto essere fuori casa, che i suoi genitori "avevano di meglio da fare" o che "vanno in giro mezze nude" e quindi "i buoni lo pensano, i cattivi lo fanno".














A vederli così sembrano normali, alcuni/e di loro hanno foto profilo di coppia o con i figli, condividono frasi melense e strappalacrime su amore, amicizia e religione.

E invece sono persone che riescono senza troppe difficoltà a trovare una giustificazione allo stupro.

Ma di cosa ci sconvolgiamo ogni volta?

Anni fa una ragazza venne stuprata da tre suoi coetanei dopo la Notte Bianca di Fano.
Tempo dopo, il portavoce del vescovo scrisse un comunicato, nel quale si incolpava, di fatto, la ragazza violentata. Esibizione del corpo, emancipazione... è chiaro che poi ti stuprano, no?
La coincidenza con la solennità cristiana del Corpus Domini ci deve far riflettere sull’accellerata e pseudo emancipazione che le ragazze di oggi hanno acquisito rispetto alle loro coetanee di alcuni fa. Mentre si ribadisce la ferma condanna di quanto accaduto si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo. Il corpo è un dono, il corpo è sacro. È un regalo grande che la vita ha fatto ad ogni persona e non può essere mai pensato come ostentazione di sé e tanto meno come oggetto.

Stessa cosa qualche anno dopo a Modena. Una ragazza stuprata da cinque compagni di scuola dopo una festa.
Quella volta a trovare la colpevole di quella violenza ci pensò Giovanardi. Se una si vive bene il sesso, poi non ci possiamo scandalizzare se cinque tizi la violentano a turno.
Non voglio entrare nel merito della vicenda che l'Autorità giudiziaria dovrà chiarire in tutti i suoi controversi aspetti. Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l'indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all'anno, dileggiare ogni regola ed ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell'inaudita gravità di certi comportamenti.
Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale.

Come possiamo, allora, stupirci dei commenti dei lettori e (ahimè) delle lettrici del Tgcom, che non si vergognano di mettere le loro facce e i loro nomi accanto a parole di condanna per un'adolescente stuprata da uno che si è finto poliziotto e che ora dice -come da copione- che lei era consenziente?

Si chiama "colpevolizzazione della vittima" e a quanto pare non passa mai di moda.






* Quelli che benpensano, Frankie hi-nrg mc, 1997.

3 commenti:

  1. Cogli in pieno quel che avevo pensato anche io. Risaltano, quei commenti lividi, perché è quello che questa gente pensa ma normalmente non dice apertamente e ad alta voce, a meno di trovarsi circondata da coglioni che la pensano nello stesso modo.

    Per fortuna, però, credo che la maggior parte di noi ritenga quello stupro un fatto gravissimo, e che il colpevole abbia le sue responsabilità. La differenza è che non lo scrive in un commento -e così pare che non esista.

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  2. bisogna ripetere fino allo sfinimento che una donna può vestirsi come vuole, e uscire di notte, non ha colpe, il solo che ha colpa è lo stupratore. Che nel 2015 non lo si sia ancora capito è sconfortante

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  3. https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/736x/35/c9/59/35c959e1758383c6a1d728b4eba712c7.jpg

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