giovedì 29 ottobre 2015

Io sono Jazz

In pieno panico da gender Real Time ha cominciato a trasmettere "Io sono Jazz", reality che racconta la vita di Jazz Jennings e della sua famiglia.

«Sono una ragazza adolescente, gioco a calcio, mi piace uscire con gli amici, credo di essere simpatica. Sono anche transgender. E ne vado fiera.»

"Disturbo dell’identità di genere", si dice, e Jazz lo spiega benissimo alle compagne di squadra: 

«In pratica significa che alla nascita ero un maschio e ora sono una ragazza. In realtà lo ero anche prima, solo che ero intrappolata nel corpo di un maschio.» 

SBEM!

Ve la immaginate la reazione dei vari Adinolfi e Miriano? 
Se non ci riuscite, fate un bel respiro e andatevi a leggere i loro commenti. Vi avverto, farà schifo, ma il mondo è pieno di gente orrenda, lo sappiamo.

Insomma, questa Jazz è un'adolescente.
È transgender.
Ha una famiglia e degli amici che la appoggiano.
È fiera di quello che è (e non tutt* possiamo affermare lo stesso, ammettiamolo).
E in più ha dei bellissimi lunghissimi capelli liscissimi (scusate, ma da riccia mi fanno sempre un certo effetto).

Capite?

Per certa gente questo deve essere decisamente troppo.
Devi soffrì.
Devi stare male.
Devi essere sola.
Non puoi mica vivere come noi, con noi, no?

Ho visto i primi tre episodi e il mio primo pensiero è stato: che famiglia fica che hai, Jazz!
Tantissime famiglie "tradizionali" abbandonano i figli e le figlie per molto meno.
I suoi genitori, invece, passato un momento di "difficoltà", hanno iniziato un percorso insieme a lei.
Nonostante le paure, nonostante la cattiveria della gente, nonostante i pregiudizi. 
Nonostante i mille pensieri che non possono non venire in mente a un genitore con un figlio o una figlia che non è considerato/a "normale" dalle altre persone: sarà felice? Sarà trattata bene? Troverà amici, amore, famiglia fuori di qui?

Domande legittime, che questa famiglia ha deciso di affrontare insieme.

Basta guardarsi intorno per vedere quante e quanti sono stati abbandonate/i dalle famiglie perché "diverse/i", quante e quanti sono stati letteralmente torturati con disgustose "terapie riparative", quanto dolore la non accettazione e il rifiuto possono causare.

E invece poi c'è questa famiglia normale e come loro ce ne sono altre e altre e altre.
E fino a che ci saranno persone così, il mondo farà un po' meno schifo.


Nessun commento:

Posta un commento

Sproloquia pure tu.