giovedì 26 novembre 2015

Di nuovo il 25 novembre.


Finalmente il 25 novembre è finito e posso abbandonare il mio discutibile e ridicolo lato zen che mi ha aiutata a superare la giornata più o meno indenne e tornare l'acida di sempre.

Finalmente si sta ridimensionando la sagra dell'ipocrisia che accompagna tutte le giornate mondiali di qualcosa e questa in particolare.







Niente più rosa, niente più fotine con mogli-mamme-figlie che i nostri eroi vogliono salvare dalle grinfie di un non meglio specificato nemico che evidentemente viene da lontano che invadono i social network. Niente più falso cordoglio, voci quasi rotte dal pianto, sguardi contriri.
Almeno per un anno. O fino all'8 marzo, dipende.

L'ipocrisia che accompagna la Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne, dicevo, non credo abbia pari.

Si organizzano tanti begli eventi: convegni, rappresentazioni teatrali, assemblee nelle scuole, dibattiti. 

Per 24 ore sembra di vivere in un paese che davvero ha intenzione di lavorare senza tregua per l'eliminazione non solo della violenza sulle donne, ma anche di ogni stereotipo. 
Per un attimo pare che la Politica sia pronta a lottare contro la piaga del non lavoro e per il raggiungimento di una effettiva parità. 
Si arriva quasi a pensare, tanto è l'impegno che la Politica mette nelle "celebrazioni" di questa giornata, che verranno stanziati migliaia di euro per i Centri Antiviolenza, per i Consultori, per il diritto alla salute.

24 ore in cui pare che tutto stia per accadere.

Per 24 ore quasi pensi che il/la Ministro/a per le Pari Opportunità (che sto aspettando fiduciosa) chiederà e otterrà senza sforzo maggiori stanziamenti per contrastare l'inoccupazione femminile, che finalmente la Legge 194 sarà pienamente applicata in tutto il paese, che i Centri Antiviolenza vedranno incrementati i fondi loro dedicati, che il numero dei Consultori aumenterà e che le loro strutture saranno nuove, accoglienti, funzionali.

Addirittura ti viene in mente che nelle scuole si parlerà finalmente di un'educazione  libera dagli stereotipi, che le stronzate sulla "teoria del gender" scompariranno per miracolo e che le boiate dei vari Adinolfi e Miriano rimarranno confinate al massimo in qualche parrocchia.

Perché tutto questo è legato alla violenza sulle donne.

Perché per una donna che non sa a chi e dove rivolgersi, che non lavora è più difficile uscire da una situazione di violenza.
Perché per una donna cui vengono negati il diritto alla sessualità e alla maternità consapevoli è più complicato prendere in mano la propria vita ed uscire da un contesto problematico.

24 novembre 2007
Roma

Ma poi per fortuna il 25 novembre finisce.

E si torna alla normalità.
Alle tette e ai culi sparati ovunque.
Ai "puttanatroiamignotta".
Alle dimissioni in bianco.
All'assenza di strutture di aiuto e accoglienza.
All'impossibilità di abortire.
Al lavoro precario.
Alle molestie.
Alle minacce.
Alle botte.
Ai raptus.
Alla gelosia.
Alle liti in famiglia.
All'ennesimo femminicidio negato.



Consigli di lettura:

Il 25 novembre in un bicchiere d’acqua. - Sud De-Genere

Perchè il #25Novembre? In memoria delle sorelle Mirabal e di tutte le donne brutalmente assassinate.

#25Novembre tra passerelle politiche e riappropriazioni

Non sono #Mediacomplice

Sul 25 novembre (e un po' di astio tutto personale).

La scuola fa differenza.

Sulla competenza de* filosof*. Meglio dubitare. 

Succede a tutte, senza che ve ne rendiate conto.





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