venerdì 11 novembre 2016

Accoglienza.

Tra le millemila analisi del voto americano, quella di Gramellini non spicca certo per originalità. 
Della "mascolinità" di Cilnton come concausa di una -prima possibile, poi reale- sconfitta si è parlato praticamente da subito.

Ogni volta che una donna si affaccia sulla scena politica, ogni volta che una donna di potere prende pubblicamente la parola, la prima e più facile accusa che le viene mossa è quella di non essere abbastanza femminile e, chiaramente, abbastanza materna
Di "tradire" il suo essere donna in nome della ricerca, appunto, di un potere che continua ad essere peculiarmente maschile.

A meno che non si intenda applaudire al suo saper "tirare fuori le palle", dal momento che, per moltissime e moltissimi, per essere forti, indipendenti e determinate noi donne dobbiamo dimostrare di avere attributi maschili.

Insomma, dicevo, non c'è niente di particolarmente nuovo nel Buongiorno di ieri, "Donna di picche". Al contrario.

Dopo aver sostenuto che Clinton si sarebbe vergognata "del suo essere femmina", Gramellini ci spiega cosa devono fare le donne per
infrangere il «soffitto di cristallo» della politica, le signore farebbero bene a estrarre da se stesse l’unica risorsa che le renderebbe davvero invincibili presso l’elettorato di entrambi i sessi: un approccio accogliente.
La nostra unica risorsa è avere un approccio accogliente.

Possiamo studiare, impegnarci, fare qualsiasi cosa, ma l'unica risorsa che ci resta, a conti fatti, è un approccio accogliente.
Perché questi sono gli attributi che tutte noi dobbiamo dimostrare di avere: femminilità e animo materno. Qualsiasi cosa questo significhi.

Un approccio accogliente.
Ad essere onesta non so bene cosa si intenda per "accogliente".

Forse Gramellini vuole dirci che dobbiamo essere più sorridenti, remissive, dolci, amabili.

Magari dobbiamo vestirci in un certo modo, usare un trucco leggero, portare i capelli sciolti, ma sempre in ordine, di un colore neutro e non troppo appariscente.
Dovremmo usare un tono di voce basso, non dire parolacce, sorridere, sbattere le ciglia quel tanto che basta per essere ammiccanti senza essere zoccole.

Come dice la mia amica Elo: fragile e decorativa.
Ma non troppo, mi raccomando, che poi diventiamo fregne mosce e ai maschi spesso non piace.

Mi rendo ben conto che trovare il giusto mix è un lavoro difficile e laborioso, ma per far felice un Gramellini possiamo farcela, sorelle!

Comunque non è tanto il Buongiorno che mi crea problemi, quanto la "spiegazione" che Gramellini ha ritenuto di dover dare a chi, come me, gli ha chiesto lumi su come comportarsi per non rischiare mai più di essere una donna di picche, ma di cuori.
So di avere toccato un tabù ma è il pezzo più femminista che abbia mai scritto nella mia vita. Prima di pubblicarlo, l’ho fatto leggere a moltissime donne che lo hanno condiviso. La parola “accogliente”, per me, non ha un significato sessuale. Ribadisco il mio pensiero: la politica ha bisogno di femminile e il femminile è il contrario dell’aggressività. Questa è l’accoglienza, non essere né freddi né aggressivi. Accoglienti nei confronti del diverso, nei confronti della novità. È un atteggiamento che io riscontro ogni giorno in tantissime donne, con cui parlo e con cui lavoro. E sarei felice di ritrovarlo anche nelle donne che fanno politica perché ne trarremmo tutti beneficio. 
A Gramellini ho posto diverse domande, che purtroppo sono rimaste senza risposta.

In primo luogo proprio non riesco a capire quale sarebbe il tabù toccato spiegando alle donne come devono comportarsi. Insomma, dalla mia esperienza mi pare al contrario una prassi ben consolidata.
Io, per dire, sono 37 anni che ho a che fare coi vari mettiti la gonna, sciogli i capelli, truccati meglio, sei un maschiaccio, non fischiare, non dire parolacce. C'è sempre qualcuno che vuole spiegarci come dobbiamo vestirci, comportarci, parlare, essere per essere donna. E molto spesso quel qualcuno ha il pisello.

E ancora, cosa renderebbe quel pezzo addirittura femminista? Il fatto che parlasse di femmine?
No, perché l'idea che una donna debba essere accogliente per arrivare da qualche parte è tutto fuorché femminista. Per non dire di quanto poco sia femminista un uomo che spiega alle donne come vivere.
Qual è l'idea che Gramellini ha del femminismo? Cosa pensa che sia?

Ma soprattutto, chi dice che il problema in quell'approccio accogliente sia una presunta connotazione sessuale? Piuttosto mi pare si tratti della solita, pallosissima idea della donna/mamma/chioccia, che abbraccia, consola, aiuta, sempre col sorriso sulle labbra.

Ma la colpa, diamogliene atto, non è di Gramellini. Lui è così, proprio non ci arriva. 
Sono più che certa che lui sia profondamente convinto che dire "il femminile è il contrario dell'aggressività" sia qualcosa di profondo e in qualche strano modo addirittura provocatorio. 
E invece è solo quello che a noi femmine è insegnato fin da bambine e che molte, moltissime di noi combattono ogni giorno. Spesso fin da bambine.

Ma di Gramellini, drammaticamente, è pieno il mondo. Il gramellinismo è ovunque, siamo circondate.

Vi ricordate il libro di  Jacopo Fo: Sulla naturale superiorità della donna?
Lì ci si diceva che noi donne in quanto donne siamo sublimi, meravigliose, fantastiche. La delizia dell'universo, del creato. 
Ci diceva che siamo il meglio perché diamo la vita e il latte.

Cosa c'è di tanto diverso dall' "accoglienza" di Gramellini?

Le femmine non urlano, le femmine non fischiano, le femmine non picchiano, le femmine non lottano. 
Sono cose che impariamo alla materna. 
E che dalla materna impariamo a combattere.


Lagertha

giovedì 3 novembre 2016

Bono è Glamour

Bono Vox è tra le 100 donne dell’anno secondo la classifica della rivista (a me ignota, lo ammetto) Glamour. 
Pare abbia tutti i requisiti necessari per essere una delle donne dell'anno, che evidentemente non contemplano l'essere donna.

Intendiamoci: è molto bello che Bono abbia parlato di sessismo, di disparità salariale basata sul genere e che voglia impegnarsi per il superamento delle discriminazioni, ma non riesco a non pensare che inserire un uomo in una classifica che conta le 100 donne più influenti dell'anno non sia altro che l'ennesima prova che serve un pisello perché qualcosa venga percepita come "autorevole". 
È sempre bello e consolante quando gli uomini decidono di lottare accanto a noi, ma da qui a renderli delle specie di eroi ne passa. O almeno ne dovrebbe passare. Per parafrasare uno dei leitmotiv della mia infanzia: stanno a fa' metà del dovere loro.

Tempo fa l’informazione "social" sulla marcia cilena #NiUnaMenos è stata "monopolizzata" dal cartello di un tizio belloccio a torso nudo che recitava: "Sono seminudo circondato dal sesso opposto e mi sento protetto, non intimidito. Voglio la stessa cosa per loro". 
Su facebook l'immagine ha spopolato, anche tra molte femministe. 

Poi è venuto fuori che questo tizio che in molte abbiamo salutato come un compagno, non è proprio un bell'esempio e da lì Slavina ci ha posto una domanda che mi pare si possa adattare perfettamente anche a questa situazione: ma di una manifestazione di donne per le donne, con migliaia di donne e centinaia di cartelli ma proprio il messaggio di un maschio vi ha colpito e avete avuto voglia di ritrasmettere al mondo?

Ecco.

Ma di tante donne al mondo, proprio un uomo serviva per arrivare a cento?
Possibile che basti un uomo a renderci -ancora una volta- invisibili? 
Perché vi sfido a nominarmi le 99 donne di quell'elenco. 
Si parla di Bono e loro semplicemente non ci sono più.
Vuoi mettere col cantante fico?


Oppure la colpa è mia, che mi faccio troppe storie in testa e la verità è che serviva un po’ di testosterone per contrastare l’isterismo da sindrome premestruale delle 99 femmine in lista.