mercoledì 1 febbraio 2017

Di corresponsabilità e giustificazione della violenza.

Una delle prime cose che ci insegnano da ragazzine è come comportarci e non comportarci per evitare di finire nei guai.

Introiettiamo talmente bene questa idea di una nostra corresponsabilità negli episodi più o meno gravi di molestie e violenza, che, pur senza esserne obbligate da nessun*, ci comportiamo in un determinato modo in base alle diverse circostanze.

Abbiamo vestiti che indossiamo solo in certi posti, in determinate occasioni, ci sono luoghi dove non andiamo dopo una certa ora e comunque dove evitiamo di essere da sole.

La nostra adolescenza, ammettiamolo, è stata tutto un fiorire di cose da non dire e da non fare, di vestiti da non indossare, di luoghi e persone da non frequentare per non cercarcela
Oh, sì, abbiamo comunque messo quei pantaloncini e siamo comunque uscite con quel tizio, ma la vocina che ci ricordava che "ce la stiamo cercando" non era affatto muta e in qualche modo tornare a casa "sane e salve" era quasi un sollievo.

L'idea della corresponsabilità della vittima è qualcosa con cui noi tutte abbiamo avuto e abbiamo a che fare. Scrollarcela di dosso fa parte di un percorso spesso faticoso, ma -almeno per me- necessario, di consapevolezza e crescita.

Quante volte, commentando un fatto di cronaca, i/le nostri/e interlocutori/trici hanno detto "eh, ma anche lei, cosa ci faceva lì a quell'ora"?
Quante volte abbiamo sentito dire "se si vestono così, poi che pretendono"?

E non lo hanno detto solo estranee ed estranei al bar. Lo hanno detto i nostri colleghi e colleghe, i compagni e compagne di università, magari anche qualche amica/o, gente che vive con noi, che frequentiamo.


"Te la cerchi", sempre e comunque. La colpa, in fondo, è anche un po' tua. 

Se vieni stuprata prima di tutto si cerca di capire a che ora eri ancora in giro, cosa stavi indossando, con chi eri, quale rapporto avevi con lo stupratore. 
Poi, forse, qualcuno dirà che la violenza è una cosa brutta e ti compatirà.

È esattamente qui che vive quel 27% di giovani maschi e il 20% di giovani donne d'Europa che ritengono la violenza sessuale "justifiable or acceptable in some circomstances", in questa idea che vestirsi e comportarsi in un certo modo sia un invito alla violenza o quantomeno la renda meno grave.

Che bere una birra in più sia una giustificazione valida per uno stupratore.
Che se si vuole uscire da sole la sera si deve sempre mettere in conto uno stupro o per lo meno una molestia.

E la cosa più dolorosa per me è leggere di quel 20% di donne che ha risposto che sì, la violenza sessuale in alcuni casi è "giustificabile". 

Vuol dire che quelle donne ritengono accettabile l'essere considerate oggetti, prede, qualcosa da usare a proprio piacimento.

Stando a quanto esce dalla ricerca citata dal Washington Post, in Italia una cosa come il 25% degli/delle intervistati/e ritiene che il sesso senza consenso (lo stupro) sia giustificabile se la vittima era vestita in modo troppo provocante.
Se aveva bevuto troppo o era drogata.
Se stava flirtando fino a un momento prima. 
Se non ha detto NO in modo abbastanza chiaro o non ha lottato. 
Se era in giro di notte da sola.
Se ha una vita sessuale attiva e promiscua.
Se è andata volontariamente a casa col suo stupratore.
Se lo stupratore "non ha capito cosa stava facendo".
Se lo stupratore si pente.

La vittima è quella che si deve continuamente giustificare, che deve dimostrare che non era d'accordo, che  il sesso senza consenso è SEMPRE stupro.

Da "Processo per stupro" sono passati 38 anni e pare ieri.




1 commento:

  1. la violenza sessuale è sempre e solo colpa di chi la commette, mai della vittima. Mai, va ribadito con forza. Il 25% non è la maggioranza per fortuna ma è sempre troppo

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