lunedì 13 febbraio 2017

Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni.

Partiamo dal presupposto che io non credo di aver mai scritto una recensione, ma sono mesi che questa ce l'ho tra le cose da fare, anche perché una delle prime presentazioni di questo libro è stata fatta da Tuba e insieme all'autore Lorenzo Gasparrini e ad Alessandra Chiricosta (filosofa, femminista, marzialista, donna stupenda e altre mille cose) c'ero prue io. 
Mi pare quindi doveroso ammettere le mie mancanze da subito, così metto le mani avanti e mi giustifico subito per la scarsissima professionalità e per le mie evidenti lacune.
Detto ciò, ci provo, tanto chi legge questo blog sa che non sono mai troppo seria.

Per me il libro di Lorenzo è stata una novità. Non avevo - colpevolmente - mai letto nulla di così (mi si passi il termine) "strutturato" scritto da un uomo che si dice non solo antisessista, ma addirittura femminista.
Sì, ci sono blog, articoli, siti, ma un libro così semplice e chiaro, eppure tanto completo, almeno a me, mancava.
Ed è stato interessante leggere il punto di vista di un "vincitore per natura" che da queste vittorie si percepisce sconfitto.

Forse è proprio questa la questione che mi ha maggiormente colpita: un uomo che ammette pubblicamente e senza giri di parole, non solo di non volere il privilegio che gli è stato assegnato in quanto nato maschio, ma che anzi afferma di trovarsi, proprio per questo, in una condizione di ansia a frustrazione.
Un uomo che rende pubblica la propria debolezza in una società che ancora vuole il maschio macho, l'uomo che non soffre, che comanda, che non esita e che soprattutto collega questa debolezza a un privilegio che gli viene accordato al momento della nascita.
[...] perché i vantaggi sociali che il patriarcato mi conferisce per il solo appartenere a questo genere sono pagati a caro prezzo, non solo dagli altri generi, ma anche dal mio, che si vede confinato in un mondo di virilità, di mascolinità, machismo, maschilismo, prepotenze, razzismi vari e che mi pone sempre obiettivi irraggiungibili.
Il tutto mentre mi istupidisce raccontandomi che tutto ciò è innato, immutabile, perché è, con la più ipocrita delle parole, naturale. [pagg. 19 e 20]
Il paradosso dell'oppressore oppresso, insomma. 
Ammettere non solo di non ritrovarsi nel proprio privilegio di genere, ma addirittura di trovarlo opprimente. 
Oh, nel paese del macho latino mi pare un passo importante.

E sempre da questo privilegio "naturale" è letta la lotta tra l'immagine sociale e il desiderio, tra quello che ciascuna e ciascuno di noi deve e quello che vuole essere. 
Si inizia da bimb*, quando a noi femmine non si consente di fare judo e ai maschi di fare danza, quando a noi bimbe non viene comprata la motocicletta elettrica e ai bimbi la cucina. 
Spesso non è nemmeno una cosa voluta. Ormai tutto è percepito, appunto, come la norma, quindi si fa così e si guarda come un alieno/a o nei migliori casi un* coraggios* chi da quella norma vuole uscire per sovvertirla. Come scrive Chimamanda Ngozi Adichie in "Dovremmo essere tutti femministi": «Interiorizziamo idee che derivano dalla società in cui siamo inseriti.»
Senza nemmeno rendercene conto, abbiamo spesso atteggiamenti perfettamente immersi negli stereotipi sui generi e spesso anche per le/i più consapevoli tra noi uscirne non è senza fatica.
Per me, per lo meno, uscire da certi stereotipi, cercare di non caderci più, è uno sforzo quotidiano e mai finito.

Più avanti, parlando di stereotipi, repressione dei desideri e dell'immagine sociale di sé che si scontra con le proprie aspirazioni, Lorenzo spiega chiaramente cosa sia per un uomo eterosessuale questa sorta di "cortocircuito":
Una bambina, poi una donna, hanno già una lunga tradizione di studi, di lotte, esperienze e testimonianze dei femminismi per spiegare la necessità della liberazione dal patriarcato. A un bambino, a un uomo, il patriarcato offre molto: un potere duraturo sulle donne e su chi non è eterosessuale, un mondo costruito su quel potere, Ma tutto ciò ha un prezzo altissimo: la repressione dei propri desideri e la sostituzione con desideri convenzionali e stereotipati; la continua ansia da prestazione in tutti i campi - privato, pubblico, sentimentale - perché vige la cultura dei dei vincenti e la sua necessità nella competizione continua; false sicurezze - la virilità, la superiorità fisica e intellettiva, le «responsabilità; le ipocrite convinzioni che giustificano tutto questo. 
Vivi in un mondo che ti vuole vincente sempre e comunque imponendoti un canone di comportamento uguale a quello di tutti gli altri maschi eterosessuali, che però in cambio ti chiede praticamente tutto, la rinuncia a quello che sei e vuoi essere. Da quel canone non puoi derogare, da quei binari non si deraglia, altrimenti sei un reietto.

Nel libro sono presenti tutti i temi di cui andiamo parlando da anni: linguaggio, educazione, sessualità e la cosa che ho maggiormente apprezzato è che tutto sia stato apertamente affrontato, nella più classica "tradizione" femminista, partendo da sé.
Non mancano, quindi, aneddoti di vita vissuta, usati per dimostrare, casomai fosse necessario, quanto scritto già nelle prime pagine: «[...] in una società sessista, nessuno nasce antisessista: lo si può solo diventare, e dopo un lungo lavoro su di sé che non può dirsi mai concluso definitivamente.» 

E io me li immagino Lorenzo e la sua compagna davanti alla maestra che non lascia che Andrea giochi con la cucina, un gioco "da femmina".



Lorenzo Gasparrini
settenove edizioni, 2016



Lorenzo lo trovate QUI

14 commenti:

  1. ci sono tanti modi di essere maschi eterosessuali, maschi omosessuali, femmine etero, omosessuali eccetera. Ci sono infiniti modi di essere uomo o donna quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, modi più frequenti e meno frequenti statisticamente ma tutti modi genuini e legittimi. Che i bambino voglia giocare con la cucina o con le macchinine o con entrambi deve poterlo fare, idem per la bambina, E per quanto sia complicato alla fine siamo noi, uomini e donne a scegliere nel bene e nel male cosa essere

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No Paolo, no. Appunto, tra le cose che ormai sono dimostrate da due secoli di studi femministi c'è proprio che non siamo "noi" a scegliere cosa essere, ma ci sono enormi forze sociali a volerci uomini "così" e donne "così" - impedendo proprio di "scegliere nel bene e nel male".
      Per ora non è "complicato" crescere senza subire sessismi, è impossibile. Cominciare a rendercene conto, invece di spargere superficialità, sarebbe un primo passo importante.
      Niente di personale eh, ma sai, c'è gente che legge e che potrebbe pensare che hai espresso qualcosa di condivisibile.

      Elimina
    2. Anche la purezza della razza era dimostrata da secoli di studi.

      Elimina
    3. dai pier luigi persino io ti dico che hai fatto una equiparazione assurda e ingiustificata

      Elimina
    4. Perchè?....l'equiparazione è basata sull'approccio autoreferenziale.
      Posso dire che gli ufo esistono perchè ci sono decenni di studi di ufologi? (E' più potabile questo esempio?)
      Tra l'altro "enormi forze sociali" che impediscono....è veramente un concetto nuovissimo.
      Per non parlare delle ultime due righette del post: si qualificano da sole.

      Elimina
    5. Scusate se faccio intervenire la realtà: la purezza della razza non è stata dimostrata mai, perché il concetto di razza era inventato - quindi ci si poteva fare qualunque cosa, come infatti è successo. Ahimé, quello di pregiudizio sessista è un pochino meno inventato, come concetto. Ma ciascuno è libero di crearsi mondi di fantasia.

      Elimina
  2. da bambini è impossibile, da adulti (ma pure da adolescenti) è nostra responsabilità se decidere di continuare a credere a quei pregiudizi che abbiamo subito oppure no

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come lo studio di Giuseppe Burgio ("Adolescenza e violenza", Mimesis 2012) ha ampiamente dimostrato, è molto difficile parlare di responsabilità quando si cresce in un contesto culturale sessista che rende il pregiudizio un pilastro sul quale si è costruita la propria identità di genere.
      Ma potete continuare a credere che tutti e tutte siano capaci "naturalmente" di criticare i fondamenti della nostra identità di genere e le condizioni di possibilità delle nostre relazioni - è molto rassicurante. Infatti il maschilismo lo racconta da trenta secoli.

      Elimina
    2. Vedo che lei appartiene alla categoria degli intellettuali che passano il tempo a dimostrare le tesi. Soprattutto quelle "ampiamente dimostrate" o dimostrabili.
      Io passo il mio tempo a metterle in dubbio, demolirle, distruggerle.
      Tutte.
      Indistintamente.
      E difatti non sono organico a nessun "ismo", soprattutto quando la contesa è sul potere.
      Lo so....è pratica molto meno affascinante della sua. Che vuole farci.
      Un saluto.

      p.s. - spero che "....potete continuare" sia riferito a me e Paolo Scatolini e non all'universo mondo.
      Ricorderebbe un mirabile Sergio Caputo...."sono pronto alla fuga ma nessuno m'insegue".

      Elimina
    3. preciso che non ho usato l'avverbio "naturalmente" e non ho mai negato l'esistenza del pregiudizio sessista (in quanto negarne l'esistenza sarebbe da imbecilli e io, contrariamente a quanto qualcuno forse crede, non sono sì imbecille ma non fino a questo punto, oggi ci sono anche più strumenti rispetto al passato per combatterlo)

      Elimina
    4. Scusa Paolo (passo al tu..se me lo permetti), ma una persona che scrive un libro che serve a decodificare ciò che noi (evidentemente uomini paria) non siamo "capaci" di fare autonomamente, non potrà mai accettare che si possa affermare d'esserci riusciti con mezzi nostri.
      In totale autonomia.
      Per lo meno non prima di aver letto il libro.
      Non è forse questo da secoli il ruolo degli intellettuali? Delle élite culturali?
      Se poi il tema di partenza, la chiave di volta, è un teorema più vicino alla mitologia che alla sociologia, antropolgia, biolgia, psicologia sociale, storiografia (e chi più ne ha più ne metta), il quale è ancora oggi contestato, messo in discussione, controverso: il gioco è fatto.
      Si sono create le basi per l'eresia (di chi si ostina a non concordare)
      Tralascio per ovvi motivi il portato politico dell'argomento, e le lotte di potere che questo alimenta.
      Dopo l'uomo nuovo..il maschio nuovo. Auguri!
      (parafrasando l'autrice del blog che ci ospita...ritenta sarai più fortunato)

      Elimina
    5. non condivido affatto questo tuo sottile disprezzo per gli intellettuali e per vere o presunte "elite culturali"
      Pier Luigi,il resto del tuo discorso non l'ho capito, non capisco qual è il tuo problema, con chi o cosa ce l'hai ma francamente non mi interessa capirlo. Scusa

      Elimina
    6. ascolta Paolo...mo' mi sale il sangue al naso.
      Hai cominciato tu con me a fare il fenomeno sui miei presunti commenti..."assurdi e ingiustificati".
      Mi sono pure complimentato con un tuo commento. Mo' che voui?
      Ti metti a fare il censore? Tu cominci...tu finisci.
      Se non reggi le discussioni è inutile che posti flames.
      Ti saluto.

      Elimina

Sproloquia pure tu.