venerdì 24 marzo 2017

Storie della buonanotte per bambine ribelli.

Visto che ne parlano tutt*, ecco il mio indispensabile parere su "Storie della buonanotte per bambine ribelli". 


Che poi in realtà lo scrivo qui perché così ogni volta che uscirà il discorso su Facebook o Twitter linko questo e non devo riscrivere ogni volta. 
Furba e pigra, pigra e furba.


Dunque.

Il titolo.
Foto presa da qui
http://gallinevolanti.com/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli/
Trovo che quel "per" sia escludente e senza bisogno di scomodare un'assurdità tipo il sessismo "al contrario".

Connotando il libro come dedicato solo alle bambine si perde, a mio parere, l'occasione di far conoscere un altro mondo ai bambini, un mondo che a otto anni (l'età consigliata per il libro, se non vado errata) a volte pare lontanissimo e irrimediabilmene diverso. 
Per lo meno ai tempi miei era così. Ricordo quanto è stato perculato G.C., che faceva educazione fisica coi fuseaux Arena.
Quanti bambini sarebbero felici di ricevere un libro palesemente dedicato alle femmine? Seriamente, dai.

A otto anni non si indossa niente di rosa perché è da femmine, figuriamoci chiedere un libro "per bambine" o portarlo in classe per farlo vedere alle maestre. Poi magari i tempi sono cambiati, eh.
È che da molte cose che ho letto pare che il mondo che ci circonda sia fatto di gente come noi, consapevole, attenta e che alleva figlie e figli libere e liberi di non curarsi di quello che una società sessista come quella in cui viviamo si aspetta da loro. Non è così e negarlo è ipocrita. È ancora pieno zeppo di madri e padri che non comprerebbero una macchina telecomandata alle figlie e meno che mai una bambola ai figli. Guardare il mondo come se queste persone non esistessero o fossero una sparuta minoranza è quantomeno miope.

Poi c’è la scelta delle biografie. E qui ovviamente il giudizio è ancora più personale.

Io, per dire, non spenderei un centesimo per una cosa che celebra un'assassina come una  "ribelle" e un esempio di caparbietà e sicurezza da seguire. Se mai dovessi avere una figlia o un figlio, mai, mai, mai Thatcher sarebbe tra gli esempi cui farli guardare. «Quando tolse il latte gratuito agli alunni della scuola primaria, fu detestata. Quando vinse la guerra delle Falkland contro l’Argentina, fu ammirata per la sua forza e la sua determinazione.»

La biografia di Michelle Obama non è nemmeno titolata col suo cognome, ma con quello del marito. Mi si dice che negli USA è costume, ma per me l'effetto è stato pessimo. Stando alla biografia proposta, Michelle si sarebbe sentita dire per tutta la vita se si può fare puoi farcela e quindi dopo essersi laureata ed essere stata assunta in un importante studio di avvocati, molla tutto per fare la moglie di Obama. «Un giorno, Barak le disse che voleva diventare Presidente degli Stati Uniti. […] così si licenziò e lo aiutò nella campagna elettorale». Così si licenziò. In quel così c'è esattamente tutto quello che mai e poi mai proporrei come esempio ad una bambina.

C'è Hillary Rodham Clinton, cui a differenza di Michelle viene riconosciuta la dignità del cognome, una ragazzina coraggiosa che combatteva i bulli nelle strade del quartiere insieme a neri e mamme sole. Una di noi, la compagna Hillary.
Infine Virginia Wollf, una ragazza tanto innamorata della scrittura e di suo marito che soffriva di depressione, di cambiamenti d’umore estremi.

Lo ammetto, non ho letto tutte e cento le biografie, mi sono soffermata sulle donne a me note, sulle piratesse (ecco, che ci siano due piratesse mi è piaciuto molto) e sulle due partigiane italiane.
Non ci sono riferimenti storici non dico accurati, ma almeno utili a capire quello che la maestra Laura diceva dovesse essere la base di ogni racconto: chi, dove, come, quando, perché. In questo libro tutto sembra niente più che una storiella. La figlia di un’amica le ha chiesto se si trattasse di “persone vere”, tanto poco credibili devono essere state ai suoi occhi.

Insomma, le biografie mi sono sembrate sciatte, scritte (tradotte?) male, noiose, piatte e prive di qualsiasi attrattiva. Non mi sono parse minimamente accattivanti, né stimolanti o motivanti. 

E poi ci sono gli uomini, spesso (troppo) presenti come salvatori, coloro senza i quali tutta 'sta ribellione non avrebbe potuto essere.
L’uomo che ha prestato i soldi a Coco Chanel (quella che insegna che non si è mai troppo ricchené troppo magre) Barak che ha permesso alla moglie di essere la prima first lady afroamericana o il pittore più famoso del Messico che si innamora di Frida e dei suoi quadri.

L'ho trovato, in sostanza, un'enorme, geniale, inutile (e in parte pure pericolosa, per come la vedo io) paraculata.



2 commenti:

  1. bè raccontare Frida Kahlo senza citare il suo legame con Diego Rivera è un po' difficile (ma lo sarebbe pure raccontare Diego Rivera senza Frida)

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  2. comunque il difetto principale del libro a quel che vedo è che sembra tarato su un immaginario adulto che si è cercato forzatamente di rendere interessante per dei bambine. Poi boh leggendo testimonianze in giro ho letto di genitori di figli maschi che l'hanno comprato, c'è chi dice che le figlie lo apprezzano, immagino che dipenda dal campione di persone che si prende in esame. (Coco Chanel è famosa per cose più importanti di quella discutibile frase che non credo sia citata nel libro in questione). Sì in effetti descrivere Virginia Woolf come una povera depressa senza neanche citare Una stanza tutta per sè è una scelta molto sciatta

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