venerdì 12 maggio 2017

Classifiche.

Una pessima uscita quella di Serracchiani, che commentando l'ennesimo stupro ha detto: «La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese.»

Le è stato fatto notare che la violenza è un atto odioso e schifoso sempre e basta e che in quel "ma" è racchiuso lo stesso giudizio razzista del più noto "io sono sono razzista, ma..."

A Serracchiani occorre ricordare qualcosa.
Tutte e tutti forse dovremmo ricordare qualcosa.

È improbabile che una donna stuprata da un cittadino italiano si senta più fortunata di una stuprata da un cinese, un africano, un sudamericano.
Non credo che nessuna donna penserebbe mai "vabbè, tutto sommato era milanese, so' stata fortunata".

Lo stupro è stupro.
Sempre.
Lo stupratore non ha passaporto, non ha nazionalità, non ha classe, non ha un titolo di studio.
Lo stupratore è uno stupratore.
Poco importa dove sia nato, quale sia la religione che professa, quali siano stati i suoi studi.

Nessun* mai deve fare classifiche di accettabilità della violenza sessuale sui nostri corpi.
Nessun* mai deve usare i nostri corpi violentati per fare politica.


Ha provato a metterci una pezza, Serracchiani, travolta e probabilmente stupita da tante critiche.
Peggiore del buco, perché pare presupporre che alla base dell'accoglienza di un migrante, di un richiedente asilo debba esserci eterna gratitudine nei "nostri" confronti. Tipo il "buon selvaggio" che deve ringraziare a vita il bianco gentile che gli offre un tetto per ripararsi dalla pioggia.

Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all'atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza. 

Ora, prendiamo per buona la versione di quanti si sono affrettati a spiegarci che Serracchiani non voleva essere razzista (per quanto, se un "ma" suscita una simile reazione, evidentemente c'è qualcosa che non va), la mia banalissima domanda è: ma questa gente, che della politica ha fatto la propria professione, davvero non è capace di contare fino a dieci prima di parlare?
Davvero gli riesce tanto difficile trovare parole, frasi, espressioni che non possano essere fraintese?
Possibile che non abbiano accanto qualcuna/o pronta/o a correggere, spiegare, smussare, per evitare certe figure di merda?

Ah, tutto questo ammesso e non concesso che il punto, invece, sia cercare di rosicchiare qualche (altro) voto a destra.



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