martedì 19 settembre 2017

Di educazione, castrazioni e cazzate varie.

8 marzo 2016 - Roma
Spinta dalla strepitosa campagna antistupri de Il Messaggero, ho avuto la brillante idea di tweettare: "Leggo di app antistupro, di taxi dedicati, di telecamere e lampioni. Manco un cazzo di accenno all'educazione dei maschi. Siamo noi che dobbiamo imparare a non farci stuprare. Sempre. Da sempre.

Mi sembrava una cosa banalotta, a dirla tutta, una di quelle che dico sempre e che di solito sono accolte da un "cheppalle questa, sempre le stesse cose", ma l'ho voluta scrivere ugualmente.

Non l'avessi mai fatto!

Mai avute tante interazioni in anni di fregnacce in rete.

Io ero lì a ribadire l'ovvio, cioè che sarebbe ora di smetterla di colpevolizzare le donne vittime di violenza, di spiegarci come non essere stuprate e cominciare invece ad insegnare agli uomini a non stuprarci.

Insomma, non era altro che l'ormai per me trito discorso sull'educazione, la solita idea secondo cui se da subito si insegnasse che le donne non sono oggetti da possedere ed usare a piacimento, forse si potrebbe pensare di poter cambiare le cose. 

Invece no.

Stando alle risposte e alle discussioni nate da quel tweet, a quanto pare quello che è arrivato a molti e molte (!) sarebbe la mia convinzione che gli uomini siano tutti stupratori per natura.



Quello che ho notato nelle troppe interazioni è stata la solita, noiosa, inutile ed estremamente fastidiosa corsa al "non tutti gli uomini", ai "sì, ma...", e alla temibile "prudenza" consigliata alle donne.

Perché va bene tutto, ma per prima cosa tu, femmina, devi essere "accorta" e "vigile" per non metterti nei guai e per "prevenire da ambo le parti", che è sempre meglio "che curare il danno" (sono tutte citazioni, eh).
Solo così, forse, potremo evitare le violenze.
Forse.
Perché ci sono anche quelle in casa, in ufficio, in palestra, a scuola... Lo stupratore non è solo il tizio che spunta fuori nel buio, ti minaccia di morte e abusa di te. Spesso è tuo marito, il tuo compagno, il datore di lavoro, il vicino di casa, tuo padre.

Perché, diciamola tutta, l'uomo ha i suoi istinti ancestrali, come dice il Senatore D'Anna, quindi non è che possiamo pretendere molto.
Impariamo piuttosto a stare composte e silenziose al nostro posto, possibilmente alla luce del sole, in luoghi affollati ma non troppo e con un abbigliamento consono.

Ho constatato una volta di più l'enorme difficoltà (ahimè non solo maschile) nel nominare la violenza di genere per quello che è e l'incapacità (o la non volontà) di accettare e riconoscere l'esistenza di una violenza agita dagli uomini sulle donne.

Stigmatizzarla e nominarla non vuole in alcun modo insinuare che gli uomini siano tutti stupratori o femminicidi.

È offensivo attribuirmi un pensiero tanto idiota.

Ed è umiliante dover ripetere ogni volta le stesse cose.

Ma  ripensandoci è molto più semplice vederla così: la femminista vuole che si parli di "educazione dei maschi", perché è una misandrica nazifemminista che sogna la "castrazione dei neonati".

L'imbecillità e la cattiva fede della gente continuano a lasciarmi basita.

Io, che ogni volta che il discorso sull'educazione dei maschi sogno che tutti quelli che mai nella vita potrebbero anche solo immaginarsi quali prevaricatori, sfruttatori, stupratori, femminicidi prendano pubblicamente posizione non per dire "io non sono così", ma per affermare che la cultura nella quale sono (e siamo) cresciuti è una cultura patriarcale che vede lo svilimento continuo del femminile come qualcosa di normale ed accettabile e che non sono più disposti ad accettarla.

Oh, sia chiaro, io so benissimo che uscire dal privilegio è difficile e faticoso. 
Insomma, come scrive Lorenzo Gasparrini nel suo "Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni": 
A un bambino, a un uomo, il patriarcato offre molto: un potere duraturo sulle donne e su chi non è eterosessuale, un mondo costruito su quel potere [...]
Abbandonare il privilegio costa fatica e può essere doloroso.
Ma si può fare.

Conosco uomini che lo stanno facendo, che ogni giorno provano ad uscire da quella cultura che sottomette anche loro, ponendosi domande e cercando di cambiare atteggiamenti.

E non crediate che questa lotta continua non abbia un prezzo anche per le donne.
Parlare apertamente di patriarcato, di cultura dello stupro, di femminismo non è semplice. E scrollarsi di dosso atteggiamenti, parole e convinzioni è una fatica quotidiana pressoché infinita.

Questo intendo per "educazione".
L'uscita da un sistema che insegna che "l'uomo è cacciatore", che "l'istinto dell'uomo" è quello e che la donna deve solo trovare il modo di salvarsi.

Sono convinta che se non cominciamo a parlarne apertamente con ragazzi e ragazze non ne usciremo tanto facilmente.

5 commenti:

  1. sulle parole di D'Anna: il corpo delle donne è fonte di desiderio erotico come il corpo degli uomini è fonte di desiderio erotico, è la stessa cosa e questo è bello e giusto perchè lo stupro non ha nulla a che fare col desidero sessuale. D'Anna ha detto una cavolata gravissima. Vengono stuprate anche donne di ottant'anni chissà cosa ne pensa questo idiota

    qui parlo contro il mio interesse: ci sono uomini che hanno l'aspetto fisico e l'atteggiamento strafottente tipico del "macho" e rispettano la loro compagna e ci sono uomini magrolini, dimessi in apparenza lontanissimi dal macho stereotipo che sono violenti e oppressivi verso le donne. Odiare il macho non è garanzia di nulla, purtroppo

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    1. Paolo, il machismo non è un fattore puramente estetico.

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  2. Niente dadi fare, il discorso parte da un errore. Sono maschio e non ho nessun privilegio da abbandonare. Nulla per cui chiedere scusa in quanto maschio.

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    1. Anche solo il fatto di non rischiare di essere licenziato perché incinto, o di avere la richiesta all'atto dell'assunzione di firmare dimissioni in bianco nel caso che rimani incinta, è un privilegio. Qui non è questione di "chiedere scusa" ma di lavorare per fare si che queste ingiustizie - che di fatto, lo si ammetta o meno, si traducono in un privilegio - finiscano.

      E il privilegio poi non è solo una questione formale: c'è quello culturale ma non meno sostanziale per cui se la donna scopa in giro è una mignotta mentre l'uomo un figo; che la donna non può sbronzarsi al pub o vestirsi in un certo modo perché se poi le succede qualcosa "se l'è cercata" o "è anche colpa sua". Non stiamo sempre a cercare il pelo nell'uovo e a farci scattare il meccanismo difensivo, su.

      la Volpe

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  3. Il "problema" del "machismo" (dal cui germe nasce la cultura del patriarcato) deriva dal fatto che la femmina é antropologicamente più forte del maschio. La forza fisica e l'indole prevaricatrice, ancorché geneticamente connesse con la natura maschile, sono culturalmente state usate, nel corso della storia dell'uomo, per colmare il potere sessuale della femmina e la sua maggior resilienza nei confronti delle avversità della vita.

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