martedì 3 ottobre 2017

Sesso con, stupro con. Non farcela mai.

Di nuovo torno sulle parole usate per raccontare la violenza.

Sarebbe bello essere una linguista, credo ne potrebbe uscire qualcosa di interessante.
Da parte mia, mi limito, come al solito a mettere per iscritto le cose che mi vengono in mente.

Ancora una volta l'occasione per parlarne mi viene offerta da La Repubblica, che tenta con difficoltà di trovare il titolo adatto per un pezzo sullo stupro di Firenze.

Comincia malissimo, parlando di "sesso con".

Comincia male, sì, ma non sta facendo niente di così strano o fuori dalla norma.

Provate a iniziare a farci caso: quando la violenza sessuale è compiuta da professionisti, professori, guardie, i titoli che troverete racconteranno quasi tutti di "sesso con". Insomma, dire "stupro" fa proprio pensare ad una cosa brutta, non ci stanno scappatoie. 
Chiamare un rapporto sessuale non consensuale col suo nome,"stupro", parrebbe andare ad  insozzare carriere o divise, a volte perfino luoghi di nascita, e allora deve essere parso molto meglio scrivere "sesso con". Che poi come sottotesto c'è il classico "e però pure lei se l'è cercata" che sta bene su tutto.



Qualcuno su twitter fa notare che il "sesso con" presuppone consenso e che quindi, insomma, sarebbe il caso di trovare un titolo migliore.

La Repubblica non vuole certo deludere lettrici e lettori e quindi si impegna nel secondo tentativo e riesce a titolare "stupro con".

"".
Perché come sappiamo bene lo stupro presuppone reciprocità e consenso.

La donna stuprata è corresponsabile, perché lo stupro è avvenuto con lei. 
Non a sue spese, non ai suoi danni, non sulla sua pelle, non devastandole la vita. 
Con lei. 

In sua compagnia. 
Magari le è pure piaciuto e poi ha cambiato idea e ha denunciato, si sa come vanno certe cose.






Ma di nuovo su Twitter qualcuno sostiene che  ancora proprio non ci siamo e finalmente al terzo tentativo La Repubblica arriva a quello che, forse, sarà il titolo definitivo: "violenza sessuale".















Ci sono voluti tre tentativi e le proteste più o meno ironiche su un social network perché uno dei giornali più diffusi del paese riuscisse a trovare un titolo per un articolo che parla di violenza sessuale.

Quello che è successo con questi tre titoli, comunque, non è altro che un esempio facile facile di quello che accade quando si parla di violenza sulle donne. 

Si trovano mille modi, magari anche più o meno inconsciamente, per sminuire, per trovare scusanti, per colpevolizzare le vittime, come è nella migliore cultura dello stupro.

Scrivere "sesso con" è giudicare le vittime, sottintende che ci sia stato un rapporto consensuale e quindi, di fatto, si toglie credibilità a chi ha denunciato lo stupro. 

Non mi pare che cose simili accadano con una tale sistematicità in altri casi, ma sicuramente sbaglio.
Nel caso, correggetemi.


1 commento:

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