martedì 28 novembre 2017

La testa del corteo.

Foto presa da https://nonunadimeno.wordpress.com/
Sono quasi certa che se chiedessi in giro qualcosa sulla manifestazione che lo scorso 25 novembre ha attraversato Roma gioiosa, festante, combattiva e (auto)determinata, in molt@ mi parlerebbero delle femministe cattive e violente che hanno allontanato in malo modo un giovane uomo che voleva portare alle donne la sua solidarietà (che poi so' amiche mie ♥).

In effetti i media non hanno mostrato molto altro di quella giornata e anzi si sono soffermati con fin troppa attenzione su quei pochi minuti, rilanciando il video dello scandalo manco fosse il servizio del millennio.

Eppure eravamo tante e tanti, con le nostre richieste, le nostre pretese i nostri desideri e le nostre rivendicazioni. 
E in piazza portavamo proposte concrete, avevamo un piano, il "Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere", scritto dalle tantissim@ che hanno partecipato alle assemblee di Non Una Di Meno in quest'ultimo anno. 

Ma alla fine pare vincere sempre chi nasce col pisello e l'eco di quel video di pochi minuti ancora non si è spenta.


Leggo fiumi di parole, tentativi di analisi politico-etno-socio-antropologiche ai limiti del ridicolo, quando invece la faccenda è chiarissima: la testa del corteo è di chi organizza. 
Chi si è impegnata anima e corpo perché quel corteo potesse partire ha tutto il diritto di decidere chi sarà ad aprirlo, il resto sono ridicole provocazioni.
Per dire, il Pride non viene aperto da pomiciose coppie etero, magari con prole al seguito, ma nessun@ pare farne un dramma.
Le manifestazioni studentesche raramente vedono il sindacato pensionati in prima fila.
Funziona così. Punto.

Ma a quanto pare quando si tratta di donne non è così difficile trovare un uomo desideroso di prendersi quello spazio e a dichiararsi vittima se respinto. 

Che almeno si facesse un'analisi sensata sul separatismo. 
Ma figuriamoci. 
Ormai dire "separatismo" è peggio che bestemmiare in un reality show. 
Eppure "separatismo" non è una parolaccia, ma una modalità di lotta, che andrebbe in primo luogo compresa e rispettata, se non altro per non usarla a sproposito. E che a volte è imprescindibile.



Il corteo del 25 novembre, comunque, non era e non voleva essere un corteo separatista.
Gli uomini erano i benvenuti, semplicemente gli era richiesto di non essere in prima fila. 
Quella era tutta delle donne.
E quella scelta andava rispettata.


Il tizio, in un momento di voglia di protagonismo, ha provocato deliberatamente e con la tipica, volgare, prepotenza maschile il corteo femminista contro la violenza maschile sulle donne, sporcando un momento di gioia e lotta costruito con fatica e sudore da tante e tanti (sì, le assemblee sono aperte a chiunque, perfino a lui, che avrebbe potuto partecipare e chiedere in quella sede di aprire il corteo).

Su Tumblr gira una frase che dice:
«Gli uomini che vogliono essere femministi non hanno bisogno di ricevere spazio nel femminismo. Devono prendere lo spazio che hanno nella società e renderlo femminista».
E di spazio nella società gli uomini in quanto tali, ne hanno a bizzeffe. Amici, compagni, prendete il vostro privilegio, quello che vi spetta per nascita e rovesciatelo, se volete lottare con noi.
Non cercate di imporvi sulle altre individualità. 
Distinguetevi da un sistema patriarcale che opprime anche voi.

Solo così la lotta potrà essere davvero comune e proficua.

Il fatto che si stia dando tanta importanza a uno stronzetto che voleva aprire il corteo femminista del 25 novembre dimostra con estrema evidenza quanto bisogno ci sia di femminismo.

E poi, amici uomini, se volete ad ogni costo essere il sesso forte, smettetela di piagnucolare perché le femministe cattive vi trattano male. 
E che palle.




venerdì 24 novembre 2017

Degradanti e ininfluenti: la prassi.

Leggo in giro una grossa indignazione alla notizia secondo la quale alle due ragazze americane stuprate da due carabinieri sono state fatte, in sede processuale, domande definite "degradanti" e "ininfluenti".

Ora, è molto bello quando le persone si svegliano e iniziano a capire come funziona il mondo, ma vorrei che fosse chiaro a tutte e tutti che di domande "ininfluenti, offensive e degradanti" che rendono di fatto le vittime di violenza sessuale le vere e sole imputate nei processi se ne fanno sempre. 
Citerei per l'ennesima volta "Processo per stupro", ma mi potreste obiettare che sono troppo ancorata al passato.
Quanto sta succedendo in questo processo non è, fidatevi, una novità.
Si comincia nelle caserme, coi vari “come era vestita” o “perché era sola a quell’ora” e si continua così.

Mi preme sottolinearlo perché anche nel “nostro” ambiente sembra che in molt@ si stiano stupendo per questo atteggiamento degli avvocati della difesa, come se non sapessero che questa no è altro che la norma e non vorrei che passasse l’idea che ciò sta succedendo solo perché gli stupratori portano una divisa. 
Questo vorrebbe dire negare quanto avviene ogni giorno sul corpo delle donne.


Questo schifo è la prassi, fa parte del pacchetto stupro.


Non solo vieni violentata, ma devi anche spiegare perché è successo.


E quindi devi giustificarti per un sorriso, per un bacio, per un bicchiere di troppo (?), per gli abiti che indossavi, per il posto in cui ti trovavi.


Oh, poi io se vi svegliate son contenta uguale, in fondo “meglio tardi che mai”.