venerdì 24 novembre 2017

Degradanti e ininfluenti: la prassi.

Leggo in giro una grossa indignazione alla notizia secondo la quale alle due ragazze americane stuprate da due carabinieri sono state fatte, in sede processuale, domande definite "degradanti" e "ininfluenti".

Ora, è molto bello quando le persone si svegliano e iniziano a capire come funziona il mondo, ma vorrei che fosse chiaro a tutte e tutti che di domande "ininfluenti, offensive e degradanti" che rendono di fatto le vittime di violenza sessuale le vere e sole imputate nei processi se ne fanno sempre. 
Citerei per l'ennesima volta "Processo per stupro", ma mi potreste obiettare che sono troppo ancorata al passato.
Quanto sta succedendo in questo processo non è, fidatevi, una novità.
Si comincia nelle caserme, coi vari “come era vestita” o “perché era sola a quell’ora” e si continua così.

Mi preme sottolinearlo perché anche nel “nostro” ambiente sembra che in molt@ si stiano stupendo per questo atteggiamento degli avvocati della difesa, come se non sapessero che questa no è altro che la norma e non vorrei che passasse l’idea che ciò sta succedendo solo perché gli stupratori portano una divisa. 
Questo vorrebbe dire negare quanto avviene ogni giorno sul corpo delle donne.


Questo schifo è la prassi, fa parte del pacchetto stupro.


Non solo vieni violentata, ma devi anche spiegare perché è successo.


E quindi devi giustificarti per un sorriso, per un bacio, per un bicchiere di troppo (?), per gli abiti che indossavi, per il posto in cui ti trovavi.


Oh, poi io se vi svegliate son contenta uguale, in fondo “meglio tardi che mai”. 


1 commento:

  1. la vittima non deve essere mai ritenuta responsabile. ed è terribile che ciò accada ancora

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