martedì 31 gennaio 2017

Basta mamma.

Davvero, basta.

Basta, per favore.
Io capisco che col dibattito sulla gestazione per altr* si stia giocando una partita pesantissima per molte, ma davvero, basta con la retorica sulla maternità. 
Perché è solo per attaccare la GPA che state tirando fuori tutto questo amore per la maternità, ne sono più che convinta.



Possibile che non riusciate a capire quanto sia violento il vostro continuo sottolineare come siano un utero e della prole a fare una donna?
Possibile che non vi sfiori l'idea che ribadire ogni giorno che quello che ci rende veramente donne è la nostra capacità di mettere al mondo qualcun* possa essere una stilettata nel petto di chi per i più svariati motivi non può farlo? 
Possibile che non vi interessi sapere che ci sono milioni di donne al mondo che non vogliono essere madri?

O forse, banalmente, non vi interessa e vi pare accettabile camminare sulle persone pur di dimostrare le vostre verità immutabili.


Capisco la vostra ansia davanti a un mondo che non è quello che ci hanno insegnato a scuola, capisco che abbiate paura e forse orrore di chi non vive come la vostra idea di "natura" vorrebbe, ma la vostra violenza non vi rende affatto diverse (sì, uso il femminile, perché siete voi donne a farmi male, quello che pensano gli uomini sapete che mi interessa ben poco) dalle varie Miriano o Meloni.

Non mi tocca più di tanto se Terragni scrive una delle sue tante sparate, ma quando sono donne che credevo compagne e sorelle a darle credito, allora sì, sto male. 
Chi è una donna? Una donna è una che può mettere al mondo un altro/a. Solo una donna può farlo. Ogni altro ragionamento
è invidia misogina
Non è la possibilità che ho di mettere al mondo qualcun* a rendermi una donna.
Le donne possono essere sterili, possono non avere l'utero, possono non essere nate femmine. Non è l'apparato riproduttivo funzionante che mi rende quella che sono.

E una donna sterile?
Una donna malata?
Una donna che non è nata femmina?
È tutta invidia misogina?

Basta con questa squallida mistica della maternità.
Non sembrate ormai nemmeno capaci di produrre un pensiero interessante, siete ferme alla donna come macchina da riproduzione, come ci volevano i fascisti.

Basta pensare che una donna possa dirsi realizzata e completa solo se madre.
Davvero, fatela finita, siete fuori dal mondo. 

lunedì 30 gennaio 2017

Il gentil sesso a la reverse.

Come spesso mi succede sono di nuovo chiedermi cosa sia a spingere certi maschi ad affannarsi tanto per spiegare come dobbiamo essere noi donne, come dobbiamo comportarci per non tradire la nostra "indole" e la nostra "natura", quali siano i modi, le parole e i pensieri che dobbiamo avere per essere davvero donne, in primo luogo ai loro occhi.

Me li immagino, poveri, mentre faticosamente cercano le parole adatte per illustrarci in modo semplice, chiaro e finalmente definitivo quale sia la nostra "femminilità naturale", come la chiama sagacemente Luca Gritti nel suo "L'altro femminismo", e soprattutto quali siano le istanze che possiamo portare avanti senza dimostrare una volta ancora che in fondo si tratta sempre e solo di invidia del pene.

Prendendo come spunto la Women’s March, Gritti cerca di dimostrare come "l'allarmismo un po' isterico" (isteria. Ah, che novità) e la "retorica stantia" del femminismo non conducano ad altro che ad un "machismo a la reverse" (in pratica il famoso maschilismoallincontrario, che però in francese suona effettivamente molto meglio) e per dare sostanza alle sue parole arriva a scomodare Woolf e Aleramo, che considera sue alleate contro le "confuse astruserie ideologiche" al cui altare verrebbe rinnegata la sopracitata "femminilità naturale".

Woolf e Aleramo, è vero, ci dicono che non dobbiamo imitare gli uomini, che il pensiero e la letteratura delle donne devono essere, appunto, femminili, in quanto nostra espressione e prodotto delle nostre menti e dei nostri cuori di donne. 
E il femminismo, piaccia o no, ci ha insegnato che le donne sono tante, che siamo diverse, che ognuna ha le proprie idee, i propri pensieri, i propri modi che in nessun caso possono essere incasellati in quella non ben specificata "femminilità naturale" che tanto sembra ossessionare certi uomini. 
Non c'è senso di inferiorità e non c'è scimmiottamento: non è roba che ci interessa. Siamo parecchio oltre.

Spiace dover far presente a Gritti che non sta dicendo niente di nuovo, niente di “dissidente” (si chiama così la rivista su cui scrive: L'intellettuale dissidente) o di scomodo, ma che anzi sta viaggiando in grande compagnia sui binari del più trito degli stereotipi, per il quale il femminismo insegnerebbe alle donne a comportarsi come i maschi, a copiarne le dinamiche, a imitarne i comportamenti (per bieca promozione personale rimando al mio elenco in continuo aggiornamento sugli stereotipi e i luoghi comuni su femminismo e femministe).

Il femminismo, cui se non altro qui pare essere riconosciuto il merito di aver "consentito a sempre più donne di guadagnare autonomia ed indipendenza economica dagli uomini", ormai sarebbe nient’altro che un'ideologia "insensata e incomprensibile", che si allontana dalla sensibilità e dall'indole della maggioranza del gentil sesso"con la sua "volontà di sottrarre alla donna le sue caratteristiche più proprie attribuendole caratteri e modi maschili".

In tutta onestà io non so bene quali sarebbero le mie caratteristiche più proprie ed è un peccato che, mentre ci chiama "gentil sesso", Gritti non sia riuscito a trovare un attimo per spiegarci quali sarebbero le nostre caratteristiche più proprie. 
Io ci provo a capire quale debba essere la mia indole in quanto rappresentante del gentil sesso, io voglio tantissimo evitare di “scimmiottare” gli uomini, ma da sola proprio non ci arrivo.

Ho chiesto lumi su Twitter al diretto interessato (o quantomeno all'account della rivista per cui scrive), ma mi è stato risposto che per spiegarmi certe cose non basterebbero "10 anni di analisi, figuriamoci 140 caratteri". 

Mi sa che il problema è che sono obnubilata dalla fica e quindi non ci arrivo.

Io giuro che ce la metto tutta, ma non r
iesco in alcun modo ad afferrare una volta per tutte quali siano le mie caratteristiche più proprie in quanto donna. 

Io, per dire, non sapevo  che pretendere di essere trattata alla pari degli uomini, pretendere i loro medesimi diritti e doveri, pretendere di non vedermi negato nulla perché non ho un pene fosse attribuirmi “caratteri e modi maschili”. 

Davvero, io non lo sapevo. 

Se ho sbagliato e mi sono allontanata dalla mia vera natura di gentil sesso chiedo scusa e cercherò di imparare e di lavorare per avvicinarmi sempre di più alla mia "femminilità naturale".