giovedì 1 marzo 2018

Il mestiere del femminicida.

Avrei voluto trovare il tempo per scrivere la miriade di cose che mi sta facendo pensare quanto accaduto a Cisterna di Latina, ma non ne ho.
Mi limito a qualche considerazione sparsa, a buttare giù le prime sensazioni che questa storia orrenda come tante, troppe altre mi ha portato.

Non credo affatto, in tutta onestà, che il mestiere del femminicida sia il nocciolo del problema. Il fatto che fosse una guardia, casomai, dovrebbe portarci ad altre e ulteriori riflessioni. Per quanto mi riguarda il problema è che era uno che non poteva accettare che la ex moglie non fosse roba sua, che volesse vivere senza di lui. È la base della violenza di genere e di ogni femminicidio. 
Mi pare inutile starlo a sottolineare di nuovo, ma evidentemente non è così. 
Se per alcune persone lo scandalo sta tutto nel fatto che il femminicida fosse un carabiniere forse non si ha idea di cosa siano la violenza di genere e la cultura patriarcale. O magari non importa un cazzo e si usano tre morte ammazzate per dire l'odio verso le guardie. Come se ce ne fosse bisogno.
È come quando sembra che si  goda se l'assassino, lo stupratore, il femminicida sono italiani. Sembra interessare di più la provenienza, il colore della pelle, l'estrazione sociale, il mestiere che non la vittima. Poi, oh, ciascun* faccia come gli pare.
Se poi vogliamo parlare del fascismo, del sessismo, della violenza endemica nelle forze dell'ordine allora è un altro discorso, ma francamente questi giorni vedo più tifo che una seria discussione in merito.


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